Assegno di maternità: informazioni e requisiti per farne richiesta

Ampliamo le informazioni relative alle forme di sostegno del reddito e gli incentivi spettanti le lavoratrici madri, dedicando spazio all'assegno di maternità. Esistono due diversi tipi di “assegno maternità” spettanti ai seguenti soggetti: madri cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie in possesso della carta di soggiorno, residenti in Italia.

A chi spetta l'assegno?

L'assegno maternità dello Stato spetta ai soggetti suddetti, per ogni figlio biologico o adottato, o in affidamento preadottivo. L’assegno spetta se:

  • la lavoratrice già gode di una tutela previdenziale ed ha versato almeno tre mesi di contributi nel periodo compreso tra i nove e i diciotto mesi precedenti la nascita o l'ingresso in famiglia del bimbo;
  • la madre è disoccupata, a condizione che non siano passati più di nove mesi tra la data della perdita del diritto a prestazioni previdenziali e la data di nascita o di ingresso del minore in famiglia;
  • qualora la lavoratrice abbia interrotto il rapporto di lavoro per dimissioni durante il periodo di gravidanza, a condizione che abbia versato almeno tre mesi di contributi nell'arco di tempo che va dai diciotto mesi ai nove mesi precedenti la nascita.

L'importo dell'assegno di maternità dello Stato è pari a 1.902,90 euro. Tale importo sarà corrisposto totalmente alla madre che non ha diritto ad alcuna prestazione, o per differenza a coloro che beneficiano già di una indennità, ma di importo inferiore.

Come fare domanda?

La domanda dell'assegno di maternità dello Stato dev'essere presentata all'Inps entro sei mesi dalla nascita, o dall'effettivo ingresso in famiglia, in caso di adozione o affidamento.

L'assegno maternità dei Comuni

L'assegno maternità dei Comuni spetta ai soggetti sopracitati e alle cittadine extracomunitarie con lo
status di rifugiate politiche, anche se non sono in possesso della carta di soggiorno.
Tale assegno spetta se:

  • la madre non ha diritto ad alcuna indennità di maternità ad altro titolo (Se l’importo dell’indennità o della retribuzione è inferiore all’importo dell’assegno, la madre lavoratrice può chiedere al Comune l’assegno in misura ridotta, il Comune in tal caso le riconosce la differenza);
  • vive in un nucleo familiare con indicatore della situazione economica (ISE) inferiore a determinati tetti. Per il 2009, il valore ISE per un nucleo familiare di tre persone non deve superare i 32.222,66 euro.

Importante: l’assegno spetta per ogni figlio;quindi, in caso di parto gemellare oppure di adozione o affidamento di più minori, l’importo è moltiplicato per il numero dei nati o adottati/affidati. L'importo dell'assegno di maternità del Comune è pari a 309,11 € mensili per cinque mesi, per complessivi 1.545,55 €.

La domanda dell'assegno di maternità del Comune va chiesto al Comune di residenza, entro sei mesi dalla nascita del bambino o dall'ingresso in famiglia in caso di adozione, e viene pagato dall'Inps. Gli uffici dei Comuni rendono disponibili i modelli di domanda che possono essere utilizzati per la richiesta dell’assegno.

assegno maternità

Requisiti necessari per ricevere l'assegno di maternità

Tra le misure di sostegno alle famiglie a basso reddito c’è l’assegno di maternità (DLgs. 151/2001 Capo XIII). Tale assegno può essere a carico dello Stato, e quindi erogato e concesso direttamente dall’Inps, oppure può essere a carico del Comune ed essere concesso, quindi, dai Comuni ed erogato dall’Inps in presenza di determinati requisiti reddituali. Qui di seguito illustreremo l’assegno per maternità dello Stato. Possono richiedere l’assegno di maternità dello Stato coloro in possesso di determinati requisiti: residenza in Italia o la cittadinanza italiana, o di uno stato dell’Unione Europea, ovvero in possesso della carta di soggiorno se cittadini extracomunitari.

Altri requisiti

Ulteriori requisiti per l’assegno di maternità distinguono madre e padre.
La madre lavoratrice, deve avere almeno 3 mesi di contribuzione per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti il parto o l'effettivo ingresso del bambino in famiglia in caso di adozione. Se, invece, ha svolto un'attività lavorativa di almeno 3 mesi e ha perso il diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali, il periodo intercorrente tra la data della perdita del diritto e la data del parto o dell’effettivo ingresso in famiglia del bambino in caso di adozione o affidamento, non deve essere superiore al periodo di fruizione delle prestazioni godute e comunque non superiore a 9 mesi.

Oppure se durante il periodo di gravidanza ha cessato di lavorare per recesso, anche volontario dal rapporto di lavoro, deve poter far valere 3 mesi di contribuzione nel periodo che va dai 18 ai 9 mesi antecedenti al parto.

E per il padre?

Per il padre, invece, l’assegno di maternità è previsto in caso di abbandono del figlio da parte della madre o di affidamento esclusivo del figlio al padre, con il possesso, al momento dell’abbandono o dell’affidamento esclusivo, dei requisiti contributivi previsti per la madre.

Oppure è previsto se è affidatario preadottivo, nell’ipotesi di separazione dei coniugi intervenuta nel corso della procedura di affidamento preadottivo, o se è padre adottante, nell’ipotesi di adozione senza affidamento quando intervenga la separazione dei coniugi, o se è padre adottante non coniugato, nell’ipotesi di adozione pronunciata solo nei suoi confronti: in tutti i casi suddetti deve essere, comunque, sempre in possesso, al momento dell’adozione, dei requisiti contributivi previsti per la madre.

E’ necessaria, infine, la sussistenza di regolare soggiorno e residenza in Italia del padre - o del coniuge della deceduta - e che il minore si trovi presso la sua famiglia anagrafica, che sia soggetto alla sua potestà, che non sia in affidamento presso terzi, e che la donna deceduta non abbia a suo tempo già usufruito dell’assegno.



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