Calcolo dei contributi Inps: un vademecum essenziale!

Una delle cose fondamentali per un lavoratore, soprattutto per potersi godere il periodo post lavorativo in tranquillità, è sicuramente quella di riuscire ad accumulare quanti più contributi INPS utili ad ottenere la pensione.

Esistono sostanzialmente due tipi di previdenza per i quali è necessario raggiungere un certo quantitativo di contributi; c'è infatti la pensione di vecchiaia, che si ottiene quando si è raggiunto il limite di età previsto dalla legge italiana, e la pensione d'anzianità, definita anche come anticipata.

Ci sono determinati istituti di previdenza sociale che hanno il compito di supervisionare la distribuzione dei contributi e di concedere o meno le varie tipologie di pensione; i principali istituti di previdenza italiani sono l'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (Inps), affiancata dal lavoro dell'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e le Malattie Professionali (Inali) e l'Inpdap, che si occupa delle pensioni dei dipendenti della pubblica amministrazione.

Aggiornamento del calcolo contributi Inps

La riforma Monti ha modificato l'intera materia delle pensioni. Ha infatti abolito la pensione di anzianità, relegando la previdenza alla sola età anagrafica. Il decreto ha stabilito una serie di tappe forzate affinché, entro il 2018, l'età pensionabile degli uomini e delle donne sia pari a 66 anni.
Sono previsti, peraltro, forti incentivi per frenare le pensioni anticipate.

Come già accennato, per ottenere la pensione è necessario accumulare una certa quantità di contributi. Essi sono a carattere previdenziale e utili ai fini delle prestazioni pensionistiche e che vanno versati obbligatoriamente al lavoratore. I versamenti vengono liquidati esclusivamente dall'Inpdap, per il settore pubblico, e dall'Inps, per il settore privato. Ci sono poi quelli assistenziali, elargiti dall'Inail e dall'Inps, che servono per offrire assistenza e sostegno in caso di malattie, infortuni e invalidità.

La natura obbligatoria per il conteggio contributi

Si definiscono “obbligatori” i contributi previdenziali che tutti i datori di lavoro devono versare per assicurare, quindi, a tutti i dipendenti una pensione.

I lavoratori possono attingere a questo fondo in caso di:

  • Cessazione del rapporto di lavoro, durante la vita lavorativa
  • Diminuzione della capacità lavorativa
  • Necessità di sostegno del reddito familiare
  • Liquidazione della pensione
  • Gli enti ai quali si versano tali somme sono l'Inps, l'Inpdap, l'Inail e l'Ipsema.

L'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale gestisce la materia pensionistica per la quasi totalità dei lavoratori dipendenti (pubblici e privati), gli imprenditori, i parasubordinati (in generale, gli iscritti alla Gestione separata), gli iscritti ai Fondi speciali, i dirigenti di imprese industriali.

L'Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti delle Pubbliche amministrazioni si occupa solo di questo settore, compresi i dipendenti militari.

L'Istituto Nazionale per le Assicurazioni contro gli infortuni sul Lavoro è diviso in due gestioni, ovvero industria e agricoltura, con riguardo anche per coloro che lavorano nel settore della cura della persona e in ambito domestico.

L'Istituto di Previdenza nel settore marittimo è specializzato nei dipendenti del settore marittimo e navigazione aerea.

Esistono, poi, fondi previdenziali di categoria dedicati a particolari settori lavorativi (come avvocati o farmacisti) che hanno costituito casse professionali.

Come calcolare i contributi Inps

Per calcolare i versamenti, l'Istituto stesso di previdenza offre un servizio ai lavoratori e ai datori di lavoro per conoscere l'ammontare degli stessi in base alla retribuzione lavorativa prevista. C'è infatti sul sito dell'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale un simulatore che consente il loro calcolo inserendo i dati richiesti; il calcolatore indicherà poi la somma che andrà versata ogni mese al lavoratore.

Richiesta estratto conto

Se si vuole conoscere l'ammontare dei versamenti Inps accumulati durante la propria attività di lavoro è possibile recarsi presso una sede del territorio di appartenenza oppure utilizzare i servizi online che l'Istituto mette a disposizione dei propri iscritti. Sarà necessario essere muniti del PIN personale, che è possibile richiedere direttamente in rete, e del codice fiscale.

INPS per le colf

Per quanto riguarda i lavoratori domestici, una volta aperta la posizione assicurativa presso gli uffici INPS, l’istituto provvede a girare al datore di lavoro una serie di bollettini postali per effettuare il versamento. Non è possibile definire a priori l’entità dei contributi per le colf, in quanto si tratta di un calcolo che interessa la paga oraria e le ore di lavoro effettuate. Per calcolare la paga oraria, il datore dovrà necessariamente tenere conto, oltre a quanto concordato con il collaboratore domestico, anche del valore di vitto, alloggio e tredicesima, il tutto ripartito in misura oraria.

La paga oraria effettiva va dunque sempre calcolata e indicata al momento del pagamento dei versamenti INPS.

Le fasce di retribuzione

I versamenti vengono inoltre definiti a seconda delle diverse fasce di retribuzione: ne esistono tre relative a collaboratori domestici con orario di lavoro inferiore alle 24 ore settimanali. Se invece il contributo lavorativo delle colf supera le 25 ore a settimana, viene considerato un contributo fisso per tutte le ore.

Le agevolazioni fiscali

Esistono anche delle agevolazioni fiscali per chi versa in maniera regolare i contributi INPS per le colf e in generale per i collaboratori familiari. Infatti, è possibile dedurre dal reddito tali contributi previdenziali, per un massimo di circa 1500 euro: l’importante è naturalmente mantenere tutti i cedolini dei pagamenti effettuati all’istituto di previdenza sociale.
Inoltre, se il reddito complessivo del datore di lavoro non va a superare 40.000 euro annui, è possibile anche andare a detrarre dall’imposta lorda, il 19% di eventuale spese per i collaboratori che si occupano di persone non autosufficienti, per un massimo di 2.100 euro annui.

I documenti necessari al fine di ottenere l’agevolazione sono:

  • certificato medico che confermi la condizione di mancata autosufficienza
  • ricevute dei bollettini di pagamento, controfirmate dal collaboratore familiare.

Contributi per l'autoimprenditorialità

La legge di stabilità ha prorogato per il 2011 gli incentivi, previsti in via sperimentale per il biennio 2009/2010, a favore di soggetti specifici che desiderino avviare un'attività di lavoro autonomo autoimprenditoriale o una micro-impresa, oppure che intendano associarsi a una cooperativa.

Sono destinatari della legge cassintegrati, destinatari di contratti di solidarietà, destinatari di indennità ordinaria di disoccupazione non agricola, destinatari di trattamento di mobilità. Per beneficiare dell'incentivo, è necessario presentare una domanda all'Inps, indicando il tipo di attività che si vuole intraprendere. Gli incentivi all'autoimprenditorialità vengono regolamentati dal decreto nr. 49409 del 18 dicembre 2009.

L'agevolazione in cosa consiste?

Si tratta di liquidazione del sostegno al reddito. Chi aprirà un'impresa, potrà accedere a crediti agevolati mediante fidi e fideiussioni; altre agevolazioni previste sono inoltre:

  • credito d'imposta fino al 40% della spesa informatica e in ICT
  • Bonus fiscale pari a 5.000 euro per la formazione
  • Finanziamenti presso la cassa Depositi e prestiti

Come contribuire alla pensione

I lavoratori dipendenti che decidono di porre fine alla loro attività lavorativa possono continuare a versare i contributi volontari, al fine di raggiungere i requisiti per la pensione o aumentarne l'importo. Per pagare i contributi volontari, è necessario che la domanda venga accettata dall'Ente di previdenza.

Possono versarlii lavoratori che hanno maturato almeno 5 anni di contributi effettivi o almeno tre anni di contributi nei 5 anni che precedono la domanda di contribuzione volontaria. Sono esclusi i lavoratori part time, gli stagionali o i parasubordinati, che hanno versato soltanto un anno di contributi nei 5 anni precedenti.

È comunque possibile richiedere all'Ente di previdenza il permesso di versare i contributi volontari nei seguenti casi:

  • se si è lavoratori parasubordinati e si vuole continuare a versare i contributi nei periodi in cui si smette di lavorare;
  • quando ci si astiene dal lavoro tra i tre e gli otto anni di vita del bambino;
  • quando si usufruisce di permessi come allattamento o assenza per malattia del bambino quando questi ha tra i tre e gli otto anni.

I requisiti minimi necessari a versare i contributi

  • cinque anni di contributi;
  • un anno di contributi nei cinque anni precedenti la domanda per i lavoratori subordinati;
  • un anno di contributi nei cinque anni precedenti la domanda per i lavoratori a tempo parziale;
  • un anno di contributi nei cinque anni precedenti la domanda per i lavoratori dipendenti su base stagionale, temporanea e discontinua.

L'autorizzazione non viene concessa nel caso in cui: l'interessato svolga ancora un'attività di lavoro dipendente o autonomo; sia iscritto all'INPS o ad altre forme di previdenza obbligatoria; sia titolare di pensione diretta.

Anche i titolari dell'assegno di validità e gli iscritti alle assicurazioni estere possono usufruire dei contributi volontari.

Moduli per la richiesta della totalizzazione

La totalizzazione dei contributi consente di avere un'unica pensione di anzianità raccogliendo i contributi provenienti da diversi enti previdenziali; è necessario però un periodo contributivo di 3 anni, perché al di sotto di esso è possibile il ricongiungimento a pagamento.

La domanda per richiedere la totalizzazione va consengnata all'ente previdenziale presso il quale sono stati versati gli ultimi contributi. Mediante totalizzazione di contributi è possibile ottenere una pensione di vecchiaia, se si hanno almeno 65 anni d'età e 20 anni di anzianità contributiva, o una di anzianità, per i 40 anni di anzianità contributiva.

È inoltre possibile acquisire una pensione di inabilità o indiretta ai superstiti; la totalizzazione è anche prevista per coloro che hanno il diritto a una pensione autonoma.

La pensione e la totalizzazione contributi

Per la pensione di inabilità, il dipendente ha diritto alla totalizzazione dei contributi se non è in grado di svolgere nessuna attività lavorativa; i requisiti necessari sono quelli disciplinati dell'ente previdenziale al quale il lavoratore è registrato al momento dell'accaduto e non è previsto il periodo contributivo di 3 anni.
Per procedere a questa modalità di versamento contributi pensione, il lavoratore non deve inoltre avere una pensione emessa da uno degli enti ai quali richiede tale procedura.

È infine possibile una totalizzazione CE per e i dipendenti pubblici dell'Inps o Inpadap in Italia e i lavoratori con regimi assicurativi speciali negli Stati membri dell'Unione Europea.



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