Lavoro in cooperativa: qual è il suo compito?

Una cooperativa lavoro è una società nata per gestire un'impresa in comune tra più persone; essa è regolarmente disciplinata dall'articolo 45 della Costituzione Italiana. Quando si entra in contatto con una cooperativa lavoro si diventa allo stesso tempo lavoratore e imprenditore titolare.

Il rapporto lavorativo di una cooperativa lavoro, potrà poi essere autonomo, subordinato oppure di tipo collaborativo anche non occasionale.

Di cosa si occupa il socio secondo il diritto del lavoro?

Il socio all'interno di una cooperativa lavoro deve impegnarsi a mettere a disposizione la propria capacità professionale, contribuendo attivamente alla gestione dell'impresa e alla creazione del capitale sociale. Il socio infatti partecipa anche al rischio d'impresa, con annessi risultati economici e loro destinazione.

Il socio-lavoratore subordinato della cooperativa lavoro ha invece diritto aricevere una retribuzione non inferiore rispetto ai minimi stabiliti dai contratti collettivi di settore o dalle categorie affini. Qualora si perdesse però, a causa di esclusione o recesso personale, la qualifica di socio, si perderebbe anche quella di lavoratore. Non vi è dunque tutela e non si potrà richiedere il reintegro nel posto di lavoro.

Il socio lavoratore autonomo

Esiste infine anche la categoria di socio-lavoratore autonomo della cooperativa lavoro che prevede, in assenza di contratti, una retribuzione calcolata in base ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo. Il socio-lavoratore è anche titolare dei seguenti diritti previsti nello Statuto dei Lavoratori:

  • Libertà di opinione;
  • Diritto di associazione e attività sindacale;
  • Divieto di atti discriminatori;
  • Divieto di indagine sulle opinioni.
  • Diritto alle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro.

L’importanza del voto capitario

Una delle caratteristiche principali delle cooperative è il voto capitario di ogni singolo socio, vale a dire il loro diritto ad esprimere un voto durante un’Assemblea. Il diritto al voto non è connesso al valore della personale quota di capitale investita, al contrario di quanto invece avviene nelle società per azioni. E’importante sapere però che i soci cooperatori che sono persone giuridiche, possono ain alcuni casi, possedere una quantità maggiore di voti, che può arrivare ad un massimo di cinque.

In alcune specifiche situazioni stabilite dalla Statuto anche alle persone fisiche possono essere assegnati più voti, fino a un massimo di cinque. All’interno della cooperativa vige il principio della parità tra i vari soci, che nel caso in cui accettino o rifiutino l’ammissione di un nuovo socio, devono spiegare il motivo. Un’altra peculiarità delle cooperative è il principio della porta aperta e il capitale variabile della società. I vari soci possono avere delle quote, nel caso in cui si crei una struttura di una società a responsabilità limitata, oppure delle azioni, nel caso in cui si usi la struttura di una società per azioni. Il Codice Civile stabilisce che il capitale investito dai soci può essere variabile, ma la quota versata da ogni singolo socio non deve essere inferiore ai 25 euro. Nel caso in cui si tratti di società per azioni, il valore dell’azione deve essere di al massimo euro 500.

La forma giuridica

Gli articoli dal 2511 al 2548 contenuti nel Codice Civile regolano la struttura delle cooperative e stabiliscono che nel caso in cui la società sia formata da al massimo nove soci deve rispettare le norme applicate alle società a responsabilità limitata e non possono essere formate da persone giuridiche ma solamente da persone fisiche. Le norme generali che regolano le società a responsabilità limitata possono essere applicate alle cooperative anche nel caso in cui il numero totale dei soci sia inferiore a venti o l’attivo patrimoniale sia una somma non superiore al milione di euro. L’articolo 2518 del Codice Civile stabilisce che le società cooperative rispondono alle obbligazioni solo usando il loro patrimonio. Ci sono alcune leggi speciali in base alle quali il numero minimo di soci può essere superiore a quello tradizionale, ad esempio le banche di credito cooperativo sono formate da 200 soci.

Come funziona l'assunzione degli stranieri

I cittadini stranieri che hanno un contratto di lavoro autonomo non occasionale possono richiedere il visto di ingresso. Svolgere un’attività autonoma è permesso se il cittadino straniero dimostra di possedere le risorse e i requisiti previsti dalla legge.

La rappresentanza diplomatica consegna il visto d’ingresso dopo aver verificato la sussistenza di questi requisiti. Chi dimostra di voler instaurare un rapporto di lavoro di tipo stagionale con uno straniero, deve dunque mostrare l’apposita richiesta allo Sportello Unico per l’Immigrazione.

Il meccanismo che permette di assumere in Italia un lavoratore extracomunitario residente all’estero, cambia a seconda che il datore di lavoro conosca o meno il lavoratore. Nel caso in cui il datore di lavoro conosce il profilo del soggetto, deve mostrare allo sportello unico per l’immigrazione una richiesta di nulla osta al lavoro. Nel caso in cui il datore non conosca l’operaio, può richiedere il nulla osta per una o più persone iscritte nelle apposite liste di collocamento.

Il cittadino extracomunitario può entrare in Italia per motivi di lavoro. Entro il 30 novembre dell'anno precedente a quello di riferimento, vengono deliberate le quote di stranieri da accettare nel territorio (per motivi di lavoro subordinato, lavoro stagionale o lavoro autonomo).

Se il lavoratore vive all’estero, è necessario seguire una specifica procedura che si svolge presso lo sportello unico per l’immigrazione. La condizione che autorizza il rilascio del permesso di soggiorno è la stipula tra datore di lavoro e lavoratore straniero di un contratto di soggiorno per lavoro subordinato.

La legislazione per i lavoratori extracomunitari

Il lavoro dei cittadini stranieri (che provengono da Paesi non appartenenti all’Unione Europea) è regolamentato da leggi create ad Hoc (chi ha un permesso di soggiorno può essere assunto con qualsiasi tipo di contratto). Il permesso di soggiorno per lavoro è concesso dopo la stipula del contratto di soggiorno (si deve dimostrare che lo si stipula per lavoro). La durata è prevista dal contratto di soggiorno e non può superare:

  • nove mesi per il lavoro stagionale
  • un anno per lavoro subordinato a tempo determinato
  • due anni per lavoro subordinato a tempo indeterminato
  • due anni, per gli stranieri muniti di permesso di soggiorno per lavoro autonomo

Lo straniero che soggiorna nello stato Italiano da almeno sei anni può raggiungere la carta di soggiorno (che permette al titolare di fare ingresso in Italia senza il visto e di svolgere ogni attività lecita). Il contratto dè dunque un accordo tra il datore di lavoro ed il lavoratore extracomunitario ed è utile per il rilascio del permesso di soggiorno. Il contratto di soggiorno per lavoro subordinato deve essere stilato per iscritto (ha l’obbligo di essere sottoscritto presso lo sportello unico per l’immigrazione). È importante ricordare che questo tipo di contratto deve riportare:

  • la garanzia da parte del datore di lavoro della disponibilità di un alloggio per il lavoratore
  • l’impegno al pagamento da parte del datore di lavoro delle spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel Paese di origine

I lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno possono usufruire delle stesse garanzie costituzionali previste per i lavoratori italiani (hanno anche gli stessi obblighi fiscali); possono ottenere dunque l’indennità di malattia e maternità, l’indennità di disoccupazione e gli assegni familiari. Il permesso di soggiorno per motivi di studio ha poi una durata massima di un anno e permette agli studenti di lavorare come dipendenti, per non più di 20 ore settimanali.

La richiesta del permesso

Gli stranieri che intendono trasferirsi in Italia per un periodo maggiore di tre mesi, devono richiedere in questura il permesso di soggiorno, un documento indispensabile per evitare problemi con le forze dell'ordine in caso di fermo.
Chiunque dunque sia intenzionato a trascorrere per la prima volta un lungo periodo di tempo in italia, deve munirsi del permesso, ed ha 8 giorni di tempo per richiederlo.

Per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno dagli organi di competenza, è necessario presentare la seguente documentazione:

  • il modulo di richiesta;
  • il passaporto valido, o altro documento di viaggio equivalente, con il relativo visto di ingresso, se richiesto;
  • una fotocopia del documento stesso;
  • 4 foto formato tessera, identiche e recenti;
  • un contrassegno telematico da € 14,62;
  • la documentazione necessaria al tipo di permesso di soggiorno richiesto
  • il versamento di un contributo la cui cifrà oscilla tra gli 80 e i 200 euro.

La durata della validità è la stessa del visto d'ingresso:

  • fino a sei mesi per lavoro stagionale e fino a nove mesi per lavoro stagionale nei settori che richiedono tale estensione;
  • fino ad un anno, per la frequenza di un corso per studio o formazione professionale ovviamente documentato;
  • fino a due anni per lavoro autonomo, per lavoro subordinato a tempo indeterminato e per ricongiungimenti familiari.

Gli stranieri che si trasferiscono in Italia per un qualsiasi motivo (visite, affari, studio..) e devono restare per un periodo non superiore ai tre mesi, non hanno la necessità di richiedere il documento. Chi si trova già in Italia e ha il permesso che sta per scadere, deve richiederne il rinnovo almeno 60 giorni prima della scadenza.

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La sicurezza sul lavoro

La sicurezza sul lavoro è uno dei temi più caldi della nostra attualità. La cronaca infatti non smette purtroppo di portarlo in evidenza. Ogni anno più del 5% dei lavoratori italiani patisce un incidente sul lavoro. Questo significa che ogni giorno tre persone perdono la vita per disgrazie legate al proprio lavoro.

E’ stata la legge numero 626 ad introdurre alcune migliorie nel campo della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Notevole la sua impostazione della tecnica di prevenzione. Con questa legge si è passati infatti da una normativa incentrata su un tipo di intervento riparatorio ad una che si concentra maggiormente sulla precauzione.

La legge non riserva più la gestione al datore di lavoro ma coinvolge tutti i lavoratori nella messa a punto di nuovi sistemi di sicurezza. La legge prevede infatti un intervento dall'interno dell'azienda che coinvolga tutti i soggetti del processo produttivo. Si concentra allora sull'obbligo del datore di lavoro di informare i propri dipendenti dei rischi collegati al lavoro che andranno a svolgere (dal 3 febbraio 2005 è in vigore l’obbligo del Pronto soccorso aziendale). Ogni azienda deve essere dotata di una cassetta di primo intervento e di personale per la gestione degli interventi di primo soccorso.

Il 626 è solo uno dei decreti legislativi attuativi in materia di igiene sul lavoro. Il Decreto legislativo n. 493/96 riguarda le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e salute sul luogo di lavoro mentre il n. 494/96 riguarda la sicurezza nei cantieri temporanei. Da sottolineare come nel 2001 l'Inail ha introdotto un nuovo sistema di incentivi per la difesa degli infortuni e la sicurezza sul lavoro. Le aziende realizzano infatti interventi che sostengono i programmi di adattamento delle strutture e dell'organizzazione alle normative.

Il Testo Unico per la sicurezza del lavoro

La legge 626 è stata abrogata nel 2008 con l’introduzione del Testo Unico per la sicurezza del lavoro (dlgs numero 81 del 2008), che riunifica tutta la materia per un totale di 306 articoli. Ecco quali sono le principali misure contenute all’interno di questo decreto:

  • sanzioni più dure per i datori di lavoro che non rispettano le norme;
  • più tutela per lavoratori stranieri e precari;
  • il datore di lavoro è obbligato a nominare il responsabile del servizio di prevenzione e il medico di riferimento;
  • il capitolo dei rischi è allargato contemplando anche quello dello stress da lavoro;
  • datori di lavoro e dipendenti devono essere maggiormente formati sul tema della sicurezza;
  • nuove norme per le aziende che lavorano nei cantieri;
  • contratti annullati se nei documenti non vengono chiaramente espresse le condizioni di sicurezza e i relativi costi.

Il Testo Unico per la Sicurezza del lavoro era stato aggiornato un anno dopo con il decreto legislativo numero 106.

Le morti bianche: fenomeno da cancellare

Il fenomeno delle morti bianche, ossia persone che perdono la vita nel loro posto di lavoro, è una problematica sociale da dover risolvere in modo definitivo. Purtroppo gli ultimi dati, rilevati dall’ Osservatorio Sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre in base ai dati comunicati dall’Inail assegna il triste primato di Regioni con più morti a Lombardia ed Emilia Romagna. Quest’ultima Regione, nel solo 2014, ha dovuto piangere 93 lavoratori, con Bologna che ne conta di più, ossia 16. Il tema è parecchio sensibile ed è stato anche argomento di discussione nei suoi discorsi da parte dell’ex Presidente della Repubblica Napolitano che ha richiamato questo dramma sociale come problema da estirpare per dare una giusta dignità al lavoro e soprattutto ai lavoratori. Non si può perdere la vita mentre si lavora, soprattutto in un Paese come l’Italia che ha sofferto a lungo i traumi della recente crisi economica che ha prodotto licenziamenti e crescita della disoccupazione. In un Paese con la storia dell’Italia, è inconcepibile che questa tendenza continui a proseguire; è necessaria altresì una sterzata per assicurare migliori condizioni lavorative agli operai e soprattutto sicurezza. Punendo chi viola la legge, come per esempio alcuni datori di lavoro.


 
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