Cooperazione allo sviluppo
La cooperazione allo sviluppo indirizza il suo lavoro in zone geografiche particolari, per la tutela della dignità umana e per agevolare la crescita economica dei paesi più poveri.
La cooperazione allo sviluppo nasce dunque da un'esigenza solidaristica e dall'intendo di instaurare, migliorare e consolidare le relazioni tra i diversi Paesi e le diverse comunità.
La cooperazione italiana nasce agli inizi degli anni Cinquanta, mediante una serie di interventi di assistenza messi in atto in paesi legati all'Italia da precedenti vincoli coloniali; le sue attività sono regolate dalla Legge n. 49 del 1987, grazie alla quale è nata anche la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (Dgcs) del Ministero degli Affari Esteri.
La Cooperazione italiana opera tenendo conto delle linee guida e dei piani di programmazione previsti a livello internazionale (Onu, Ue).
I cooperanti possono lavorare, con contratti di varia durata, per varie istituzioni: l'Unione Europea; le Nazione Unite; le organizzazioni internazionali come la Croce Rossa; le organizzazioni nazionali come la Caritas; il Ministero degli Esteri; le organizzazioni non governative (ONG).
Il lavoro di cooperazione allo sviluppo può impegnare solo per qualche settimana, ad esempio nel caso di una catastrofe naturale, fino a cinque anni, per attività in centri professionali o cliniche.
La retribuzione solitamente è più corposa rispetto allo stipendio che si percepisce nel Paese d'origine, per via di alcune indennità e benefits quali assicurazione sulla vita, pensione integrativa, ferie aggiuntive, voli di rientro per ferie.
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