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Lavoro disabili: la tutela della legislazione

La legislazione italiana in tema di persone con disabilità ha avuto un’evoluzione significativa con la legge 68/99 "Norme per il diritto al lavoro dei disabili". La legge ha come finalità il collocamento del disabile, rispettandone le sue potenzialità lavorative senza, nel contempo, penalizzare le aspettative dell'azienda che l'assume. La recente riforma Fornero (legge 92/12) ha apportato delle modifiche in materia, relative ad esempio alle quote di assunzione riservate ai lavoratori disabili.

Chi ha diritto al lavoro

La legge 68/69 si applica:

  • Alle persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e ai portatori di handicap intellettivo che comporta una riduzione delle capacità lavorative di almeno il 45%.
  • Alle persone invalide con una percentuale superiore al 33%
  • Alle persone non vedenti o sordomute
  • Agli invalidi di guerra, civili e invalidi per servizio con minorazioni ascritte alle tabelle di cui al decreto del Presidente della Repubblica 915/1978
  • Quindi, i requisiti per usufruire della legge sul lavoro dei disabili possono essere suddivisi in tre categorie: anagrafici, soggettivi, stato sociale.

Nella prima categoria rientrano i disabili con età minima di 15 anni, purché sia assolto l'obbligo scolastico e il mantenimento del diritto sino all'età pensionabile.

I parametri soggettivi prevedono che possono usufruire della legge le persone in età lavorativa affette da una o più minorazioni fisiche, psichiche, sensoriali, nonché i portatori di disabilità intellettiva, con un grado d'invalidità riconosciuta dagli Enti che seguono le varie cause invalidanti, superiore a una determinata soglia.

Requisiti dei disabili per ottenere i diritti lavorativi

Il requisito delle stato sociale prevede infine l'essere disoccupati (eccezion fatta per la partecipazione a concorsi pubblici). Sono esclusi dagli aventi diritto tutti coloro nei quali la commissione medica della ASL abbia accertato la perdita di ogni capacità lavorativa (situazione che non necessariamente coincide con un grado d'invalidità al 100%).

Gli enti che riconoscono lo status di disabilità

I datori di lavoro sono inoltre tenuti a mantenere in servizio quei lavoratori che, non essendo disabili al momento dell'assunzione, sono divenuti tali per infortunio sul lavoro o a causa di una malattia professionale.

Anche i cittadini extracomunitari, regolarmente ammessi in Italia, che vengano riconosciuti disabili da uno degli enti italiani preposti al riconoscimento dell'invalidità (INAIL, ASL, Ministero del Tesoro), hanno diritto a usufruire dellalegge sul lavoro dei disabili, nei casi in cui l'invalidità riconosciuta sia superiore alla soglia prevista dall'articolo 1.

Il collocamento mirato per lavoratori disabili

Le tutele al lavoro dei disabili più importanti enunciate dalla legge sono il collocamento mirato e le quote di assunzione riservate. La legge 68/99 prevede il collocamento mirato, e rappresenta un determinato metodo d'avviamento al lavoro dei disabili che, partendo dalla valutazione delle capacità residue, elabora un percorso personalizzato e prepara gli strumenti per una acquisizione della formazione professionale (comprese le forme di sostegno) che soddisfi la professionalità acquisita dal lavoratore disabile e le esigenze produttive.

Può accedervi chiunque superi la percentuale di invalidità del 46%. Sono i Centri per l'Impiego che concretizzano questa possibilità matchando le richieste obbligatorie delle aziende con il loro bacino di utenti.
Il collocamento mirato, pertanto, consente dunque un'adeguata valutazione delle capacità lavorative dei disabili e il loro inserimento nel luogo adatto, mediante processi formativi e percorsi personalizzati utili a valorizzare le attitudini e le capacità dello stesso.

La recente riforma Fornero ha modificato le quote di assunzione

Secondo la precedente disciplina, queste venivano calcolate sulla base del numero dei lavoratori. In particolar modo, se l'azienda ha da 15 a 35 dipendenti, deve assumere un lavoratore disabile; e invece si arriva a 50 lavoratori, allora i disabili devono essere due; oltre questa soglia, i dipendenti disabili devono essere il 7%.

Secondo la nuova giurisprudenza, le tranche rimangono inalterate ma vengono conteggiati nel computo tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione, ad eccezione di poche categorie di lavoratori quali:

  • lavoratori assunti tramite collocamento obbligatorio
  • soci di cooperative di produzione e lavoro
  • dirigenti
  • contratti di inserimento
  • lavoratori somministrati presso l'utilizzatore
  • lavoratori assunti per attività all'estero
  • Lsu
  • lavoratori a domicilio
  • lavoratori emersi ex legge 383/2001
  • apprendisti

Molte categorie – ad esempio, i lavoratori a tempo determinato – rientrano invece nel calcolo, aumentando esponenzialmente il bacino di possibilità per i disabili.

Pietro Calafiore

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