Pignoramento stipendio: casistiche ed importi

La riscossione dello stipendio è un diritto di tutti i lavoratori; in alcuni casi ciò non avviene a causa del mancato pagamento del salario o dei ritardi sul versamendo della retribuzione che spetta al lavoratore.

Per motivi di varia natura, soprattutto dovuti a debiti da parte del dipendente, si può inoltre verificare il pignoramento dello stipendio. È infatti possibile che un lavoratore si veda pignorato il proprio stipendio; sono altresì soggetti a pignoramento anche le pensioni e le indennità.

Casi in cui lo stipendio viene pignorato

Il pignoramento dello stipendio, dei salari e delle pensioni relative ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni era regolato dagli artt. da 1 a 4 del D.P.R. Del 5 gennaio 1950 n.180. Con la Finanziaria del 2005 (legge 311/04), il pignoramento degli stipendi privati e di quelli pubblici è stato equiparato.

  • Iè previsto in caso di debiti con nei confronti dello Stato, delle Provincie, dei Comuni, delle imprese, delle aziende o di altri enti, soprattutto di natura contributiva o legati a rapporti d'impiego; in questi casi viene pignorato un quinto dello stipendio dell'impiegato o salariato.
  • È possibile anche il pignoramento di un terzo dello stipendio per crediti di natura alimentare.
  • Nei casi di debiti finanziari come mutui, rate per crediti al consumo, carte revolving, prestiti personali ecc. è necessario pignorare un ulteriore quinto dello stipendio.

Nel caso si verifichino contemporaneamente debiti contributivi e anche di natura alimentare, il pignoramento dello stipendio non deve superare la metà del suo ammontare, al netto dei contributi pensionistici e delle ritenute Irpef. Il pignoramento dello stipendio viene applicato immediatamente dal momento della notifica.

In Italia è crisi nera per gli stipendi

Nel nostro paese le piccole e medie imprese sono una risorsa preziosa per l’andamento dell’economia, ma purtroppo la crisi economica che ha colpito l’Europa negli ultimi anni ha avuto conseguenze negative in particolar modo su queste. Da alcuni recenti studi di mercato è emerso che negli ultimi sei anni sono ben 134 mila le piccole e medie imprese che hanno dovuto chiudere la propria attività.

Si tratta in particolra modo di artigiani e commercianti che a causa della crisi economica per le piccole imprese, hanno visto andare in pezzi anni di lavoro. In alcuni casi si trattava addirittura di attività che erano presenti sul territorio da anni e che venivano tramandate di generazione in generazione.

Le problematiche maggiori

crisi stipendi

Gli artigiani e i commercianti non usufruiscono neanche di nessuna forma di cassa integrazione o mobilità, quindi si ritrovano senza lavoro e molto spesso anche con numerosi debiti da saldare, che magari hanno contratto per riuscire e non chiudere l’attività, ma che purtroppo non sono serviti a molto. Alcune piccole imprese per cercare di combattere la crisi economica hanno aderito a un nuovo trend, vale a dire lo scambio di merci e servizi. Ci sono diversi siti internet, come Permute.it, che si occupano della permuta di oggetti e servizi vari, nei quali si possono trovare annunci di società che permutano ad esempio la cessione di alcuni macchinari da lavoro in cambio di prestazioni lavorative gratuite oppure un altro genere di merce, della quale hanno bisogno ma che non possono acquistare.

Il mercato della permuta è in continua evoluzione e sono sempre più numerose le persone e le aziende che vi ricorrono per ottenere ciò di cui hanno bisogno.



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