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Ammortizzatori sociali: tutto sulla riforma che cambia l'Italia

Secondo quanto previsto dall'attuale Governo, i nuovi ammortizzatori sociali entreranno a regime non più nel 2015, ma molto più probabilmente la transizione sarà effettuata a partire dal 2017.

Cosa sono gli ammortizzatori sociali

Attualmente con il termine di ammortizzatori sociali si intende tutta una serie di misure che hanno come obiettivo quello di sostenere il reddito di lavoratori che hanno perso il posto. Sono dunque misure a cui devono ricorrere le aziende che si trovano in difficoltà e devono provvedere a riorganizzazione la loro struttura e dunque a ridimensionare le spese anche per il personale lavoratore.

Attualmente, il sistema di ammortizzatori sociali, all'analisi del Governo per la riforma, mostra una serie di disomogeneità fra i vari settori del lavoro, per quanto riguarda la tutela e le tipologie contrattuali.

Le varie tipologie

Sono presenti in Italia diverse tipologie di ammortizzatori sociali; c'è ad esempio la mobilità che può essere corta o lunga, riconosciuta ai lavoratori che vengono licenziati e che sono iscritti alle liste di mobilità apposita.

Altro ammortizzatore sociale è la cassa integrazione che viene elargita ai lavoratori che vengono sospesi dal lavoro stesso. Anche l'indennità di disoccupazione ordinaria, per gli individui disoccupati che non hanno reddito, e tutte le forme di prepensionamento fanno parte degli ammortizzatori sociali.

Tra gli altri ammortizzatori sociali ci sono inoltre: la disoccupazione ordinari, per rapporti di lavoro subordinati; la disoccupazione agricola; la disoccupazione con Requisiti Ridotti, per coloro che non hanno raggiunto i requisiti minimi per ottenere quella ordinaria; la sopracitata mobilità; la mobilità in deroga, per i lavoratori delle imprese che non rientrano nella normativa sulla mobilità; la cassa integrazione straordinaria; il CiG in deroga, attraverso una indennità economica a coloro che l'hanno appositamente richiesta.

A cosa punta la riforma?

Le varie riforme che si sono succedute negli ultimi anni, non hanno previsto un concreto collegamento fra vari aspetti del sistema lavoro, come il sostegno del reddito, la formazione e riqualificazione del personale, incentivi delle assunzioni e altre politiche di attivazione. L'attuale Governo Monti, in sede di riforma, vuole arrivare alla revisione degli attuali strumenti, per perseguire una serie di obiettivi nell'immediato.

Innanzitutto, con la riforma degli ammortizzatori sociali si cerca di separare la tutela sul posto di lavoro rispetto a quella sul mercato. Si cercherà di fare affidamento su uno strumento universale che funga da assicurazione per il rischio di disoccupazione involontaria, rivolta anche ai lavoratori con meno esperienza.

Nel continuo rispetto delle specificità di ogni settore del mondo del lavoro, i nuovi ammortizzatori sociali dovranno estendere le tutele in caso di cassa integrazione guadagni.

Pilastri della riforma

Questi i punti cardine della riforma:

  • Una assicurazione sociale per l'impiego, di carattere universale;

  • Degli strumenti per la gestione degli esuberi strutturali;

  • Tutele per quanto riguarda i rapporti di lavoro: le tipologie di cassa integrazione e i fondi di solidarietà

Con questa riforma si cerca di arginare in maniera perentoria il rischio disoccupazione.

Le possibili novità previsti dalla Riforma Lavoro

La Riforma lavoro del Governo Monti ancora in fase di attuazione prevede delle modifiche relative anche agli ammortizzatori sociali.

In primis è previsto uno slittamento sui termini di avvio legati alle nuove norme sugli ammortizzatori sociali; prima si pensava infatti al 2013-2015, ora invece l'entrata a regime potrebbe verificarsi nel 2017. In base poi alla legge di stabilità approvata definitivamente dalla Camera il 12 novembre 2012 è prevista la proroga degli ammortizzatori sociali in deroga.

Le norme ( l'autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n.236, confluita nel Fondo sociale per occupazione e formazione, di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a, del decreto-legge 29 novembre 2008, n.185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009,rela n.2) prevedono infatti un aumento di 1.000 milione di euro per l'anno 2012.

Riforma del lavoro, polemiche su articolo 18

E’ una partita apertissima tra il Governo, i partiti che sostengono la maggioranza e le associazioni sindacali per la riforma del lavoro. I punti controversi sono l’articolo 18 e la rimodulazione degli ammortizzatori sociali: il dibattito sta scatenando aspre polemiche soprattutto sul fronte dei sindacati.

La riforma sull’articolo 18

L’articolo 18 in Italia è sempre stato un tema molto sensibile e lo dimostrano le manifestazioni in difesa di questo diritto e le parole dei leader sindacali che hanno sempre messo il veto su qualunque riforma. Ora qualche cosa sembra muoversi e il Governo sta cercando il mix giusto per adottare il modello tedesco alla via italiana. Il modello tedesco sull’articolo 18 prevede che in caso di licenziamento illegittimo il reintegro è disposto a discrezione del giudice che può decidere in alternativa per un indennizzo.

Proprio sul tema dei licenziamenti possiamo fare tre diverse distinzioni:

  • Licenziamenti discriminatori: anche dopo la riforma non cambierà nulla, i licenziamenti discriminatori non saranno consentiti.
  • Licenziamenti disciplinari: in futuro se il giudice accerterà l’illegittimità del provvedimento potrebbe decidere per il solo indennizzo
  • Licenziamenti per motivi economici: attualmente se il lavoratore ricorre al giudice, l’azienda deve portare le carte in tribunale e se per il magistrato tutto ciò non è sufficiente, scatta il reintegro. In futuro potrebbe esserci solo l’indennizzo.

L’entità dell’indennizzo è un capitolo ancora da dover affrontare: l’indennizzo potrebbe essere parametrato in base all’età del lavoratore e all’anzianità di servizio.

Cosa cambia per gli ammortizzatori sociali?

Le polemiche non riguardano solo l’articolo 18 perché nella riforma promossa dal Ministero del Lavoro entra in scena anche il nuovo ammortizzatore chiamato Aspi (Assicurazione Sociale Per l’Impiego). Questa nuova forma di sostegno sostituira progressivamente tutte le forme di mobilità, escluse la cassa integrazione ordinaria e quella speciale in caso di ristrutturazioni. Le prime proiezioni parlano di svantaggi soprattutto per i lavoratori del Sud di oltre 55 anni mentre per quanto riguarda la disoccupazione l’Aspi porterà la copertura per tutti a 12 mesi e l’importo dell’indennità sarà più alto rispetto a quello attuale.

Ma bisognerà capire quante persone rientreranno nella fascia degli avvantaggiati che comunque saranno inferiori, sempre secondo le prime stime, a quelli che ci perderanno da queste novità. I sindacati tuttavia non sono del tutto convinti da queste nuove regole della riforma e promettono battaglia per la tutela dei lavoratori.

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