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Tassazione TFR: caratteristiche, aliquote e imposte

Una delle cose possibili quando si lavora alle dipendenze di qualcuno è senz'altro la fine del rapporto lavorativo stesso. Le causa che portano alla cessazione di un'attività di lavoro possono essere innumerevoli e possono essere decise sia dal lavoratore che dal datore di lavoro.

Può infatti essere un scelta del lavoratore, che vuole cambiare lavoro, perché aspira a condizioni salariali più vantaggiose, o intende recidere il contratto di lavoro per altre motivazioni di natura personale o di altro genere, di dare le dimissioni.

Possono poi verificarsi i casi in cui è il datore di lavoro a decidere di licenziare un singolo lavoratore (licenziamento individuale) o gran parte della sua forza lavoro (licenziamento collettivo), a causa di problemi produttivi ed economici interni all'azienda; il datore di lavoro può inoltre licenziare per mobilità e concedere un'indennità ai propri lavoratori.

In tutti i casi sopracitati è comunque necessario che il datore di lavoro conceda al lavoratore la riscossione del TFR, acronimo di Trattamento di Fine Rapporto, detto anche buonuscita o liquidazione. Bisogna inoltre sottolineare che la tassazione sul TFR è differente rispetto ad altre forme di pagamento, come ad esempio quello di natura retributiva ordinaria. La grande novità del 2014 è il progetto del Governo Renzi che vuole trasferire questa somma all’interno della busta paga mensile: una misura che serve ad incentivare i consumi, dando più soldi freschi ai cittadini, vessati da una crisi economica che ha fortemente ridotto le spese e di conseguenza la crescita generale in Italia.

Quali sono le caratteristiche della Tassazione TFR

La Tassazione sul TFR è soggetta a tassazione separata, ovvero al calcolo delle imposte in modo diverso rispetto agli altri redditi imponibili. La tassazione sul TFR infatti dipende dalla durata del rapporto di lavoro appena terminato e dalla fine dello steso.

La tassazione sul TFR si calcola inoltre come reddito che ingloba al suo interno le indennità e le somme percepite periodicamente. Con l'articolo numero 11 del Decreto legislativo del 2000, numero 47, sono state inoltre effettuate delle variazioni sui metodi di tassazione del TFR.

Bisogna infatti tenere in considerazione, ai fini della tassazione del TFR, la divisione e distinzione netta tra i profitti e gli utili di natura finanziaria e l'ammontare del Trattamento di Fine Rapporto stesso; tale metodo di tassazione è partito dal primo gennaio 2001. La cosiddetta base imponibile unica non è più costituita dalla rivalutazione e riduzione annua prima prevista.

Tassazione TFR: aliquote e imposte

Il calcolo dell'aliquota unica utile alla tassazione del TFR si effettua in base all'anno nel quale avverrà la riscossione del Trattamento di Fine Rapporto e ai fini della determinazione è necessario conoscere il reddito e l'aliquota Irpef che è attiva durante l'anno di erogazione del Trattamento di Fine Rapporto stesso.

L'aliquota Irpef risulta invece ridotta, secondo le disposizioni dell’ articolo 19 TUIR in merito al TFR e alle indennità equipollenti nei seguenti casi: 70 euro , se il reddito non è superiore ai 7500 euro; 50 euro, se il redditto supera 28000 euro.

All'imposta della tassazione del TFR si applicherà dunque l'aliquota calcolata alla base imponibile, sempre riferita all'anno nel quale è stato concesso e liquidato il Trattamento di Fine Rapporto.

Aggiornamento 2014: ecco le novità

Il Trattamento di Fine Rapporto potrebbe essere una delle novità presenti nella Legge di Stabilità che il Governo Renzi è pronto ad emanare. Il progetto del Presidente del Consiglio è quello di destinare il Tfr mensile in busta paga in modo da incentivare i consumi, propedeutico ad un aumento della crescita. Dopo il bonus da 80 euro che sarà confermato anche per il 2015, con questa misura l’idea dell’esecutivo è di dare slancio alla ripresa, da troppo tempo ferma perchè le famiglie non possono più permettersi certe spese. Secondo le prime valutazioni, su uno stipendio lordo di circa 19mila euro, si avrebbero 75 euro in più al mese, che diventerebbero circa 800 all’anno.

Nelle scorse settimane sono iniziati i colloqui con le parti interessate, prima di tutto con le banche che verseranno in anticipo i soldi alle imprese ma con la garanzia dietro dello Stato. Si sa infatti che le aziende utilizzano i soldi del Trattamento di Fine Rapporto per avere più liquidità in cassa, cosa più accentuata per quanto riguarda le piccole imprese, quindi il Governo ha dovuto trovare un’altra soluzione per non penalizzare troppo le società. Le associazioni sindacali sono rimaste in un primo momento non convinte di questa soluzione, ribadendo che la misura adottata non significa che ai lavoratori saranno dati soldi in più, visto che sono soldi che appartengono comunque ai dipendenti stessi.
Secondo le ultime notizie, i lavoratori saranno liberi di accettare o meno la destinazione di questa somma nella busta paga mensile e questa misura dell’esecutivo riguarderà anche coloro che hanno spostato il Trattamento di Fine Rapporto ai fondi pensione.

Da questa norma resterebbero fuori i dipendenti pubblici ma potrebbero aggiungersi altre due categorie: agricoltura e badanti. Il problema sulle colf infatti riguarda il fatto di non penalizzare troppo le famiglie in una spesa che poi vedrebbe esaurito l’efficacia dei bonus, compreso quello da 80 euro.
Dopo diversi tentennamenti e diatribe, si aspettano le regole definitive per capire la portata di questo progetto e quanto esso porterà benefici ai cittadini e alle famiglie italiane.



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