Quando si decide di iniziare un'attività in proprio, che sia uno studio professionale, uno shop online o si vuole diventare semplicemente un libero professionista, arriva il momento in cui bisogna aprire la partita IVA, un codice volto a identificare una persona o una società come contribuente. L’obbligo di apertura subentra nel momento in cui una specifica attività non viene più svolta occasionalmente, ma abitualmente, ovvero quando la durata della prestazione supera i 30 giorni e quando il compenso sfora i 5.000 euro.

Negli ultimi anni il numero di partite IVA aperte in Italia è aumentato. Questo incremento è riconducibile da un lato allo sviluppo di nuove professioni freelance e dall’altro alla sempre più crescente difficoltà del trovare un impiego come dipendente.

Come aprire la partita IVA nel 2020

Rispetto agli anni passati l’apertura di una partiva IVA risulta oggi più semplice, infatti, non è più necessario rivolgersi all’Agenzia delle Entrate, all’INPS, all’INAIL e alla Camera di Commercio, seguendo quindi un iter burocratico lungo e spesso contorto. Il processo si è unificato e digitalizzato, permettendo quindi di comunicare molto più velocemente con la Pubblica Amministrazione.

Per aprire una partita IVA è necessario rivolgersi alla Comunicazione Unica del Registro delle Imprese e compilare tutta la modulistica presente tramite il software ComUnica Impresa. In seguito, il Registro delle Imprese invierà la ricevuta di protocollo della Comunicazione Unica all’indirizzo di posta elettronica certificata inserita. A questo punto interviene la Camera di Commercio, che dovrà comunicare l’iscrizione della PEC ed entro i 7 giorni successivi tutti gli Enti forniranno l’esito al Registro dell’Impresa, terminando quindi il processo. È comunque importante ricordare che il libero professionista o la nascente società prima di presentare la domanda dovrà procurarsi due importanti strumenti: la firma digitale e le credenziali Telemaco.

Per ottenere la firma digitale è necessario rivolgersi alla Camera di commercio presentando codice fiscale, carta d’identità e indirizzo mail, mentre le Credenziali Telemaco vengono fornite dagli ordini professionali e le associazioni di categoria. Se si preferisce velocizzare la procedura è possibile ottenere le Credenziali Telemaco online registrandosi sul sito del registro delle imprese e inserendo con una carta di credito.

Codice Ateco e regime fiscale

Il regime fiscale va indicato durante la compilazione del registro su ComUnica e va selezionato in base ai requisiti di redditività. È possibile rientrare nel regime ordinario oppure nel regime forfettario, che prevede uno sconto dell’imposta sostitutiva del 5% per 5 anni. Per far parte del regime forfettario è necessario non superare i 65.000 euro annui di ricavi e, secondo l’ultima disposizione entrata in vigore il 1° gennaio 2020, non è possibile superare i 20.000 euro per personale dipendente o per lavoro accessorio.

Il codice Ateco, invece, permette alla società di inserirsi in una specifica categoria e segue una tabella di codici approvata nel 2008. Sarà il registro delle imprese ad assegnare al libero professionista o alla società il codice Ateco e comunicarlo agli altri Enti, che lo acquisiranno durante il processo di apertura della partita IVA.

Come scaricare i costi della partita IVA?

Quando si vuole aprire una partita IVA è indispensabile avere una visione molto chiara di tutti i costi da affrontare o che si possono scaricare dal reddito professionale. Innanzitutto bisogna partire dal calcolo del proprio reddito tassabile, dato dalla differenza tra il fatturato dell’anno e i costi deducibili. Tale differenza è il reddito imponibile, ovvero la parte di reddito su cui viene applicata la tassazione, ed è possibile ridurlo tramite un’attenta gestione dei costi detraibili. Per capire se una spesa aziendale è deducibile bisogna seguire tre principi: inerenza, certezza e determinabilità.

Il principio di inerenza stabilisce che tra il costo sostenuto e il reddito imponibile esiste una correlazione, pertanto il costo non verrà ricondotto ai guadagni realizzati.

Secondo questo principio anche spese personali possono essere scaricate, come ad esempio trasferte, soggiorni per formazioni professionali, auto in leasing e spese alimentari. Per quanto riguarda quest’ultima voce è bene ricordarsi che i buoni pasto sono acquistabili anche dalle partita IVA e vengono considerati un costo detraibile, pertanto si può approfittare dei buoni specialmente durante i viaggi lavorativi.

I restanti due principi sono strettamente collegati tra loro, la certezza attesta l’esistenza effettiva della spesa, che deve essere valida dal punto di giuridico, mentre la determinabilità verifica che l’ammontare del costo effettuato si basi su una valutazione estimativa e non su criteri soggettivi. Questo serve per far sì che non vengano sottratte dal reddito delle spese basate su calcoli approssimativi o spese che sono state previste ma non ancora attuate.

Come abbiamo visto, aprire una partita IVA oggi giorno è molto più semplice e rapido di quanto si pensi, ma è comunque necessario porre la giusta attenzione circa tutti i processi da svolgere e avere una visione ben chiara di come verranno calcolate le spese.

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