L’aspettativa per maternità consiste in un periodo di tre mesi di aspettativa aziendale dal lavoro di cui la madre lavoratrice può fruire per assistere il figlio fino ai 3 anni di età.

Tale “diritto” non presuppone di per sé un automatismo di concessione: l’azienda può respingere la richiesta opponendo l’incompletezza o l’inadeguatezza dei motivi o della documentazione. La richiesta, motivata e corredata da adeguata documentazione, deve essere inviata direttamente alla Segreteria Amministrativa della Direzione Risorse Umane.

Il trattamento economico nell’aspettativa per maternità

L’aspettativa per maternità, come gli altri tipi di aspettativa, comporta la perdita del trattamento economico, che viene sospeso a partire dalla giornata in cui si interrompe il servizio e viene ripreso il giorno del rientro. Continuano ad essere versati dall’azienda, invece, i contributi previdenziali.

Ad ogni modo ciascun genitore può richiedere di astenersi dal lavoro fino al compimento degli 8 anni di età del figlio (per cercare di aiutarlo in una fase cruciale della sua crescita). Questa astensione rientra, appunto, nell’aspettativa per maternità. La madre dopo l’astensione obbligatoria ha il diritto di astenersi dal lavoro fino ad un massimo 6 mesi consecutivi o frazionabili.

Modalità di retribuzione di questo periodo

E’ importante ribadire ancora quali sono le modalità di retribuzione per tutto il periodo dell’aspettativa per maternità.
Infatti, è previsto che al genitore che usufruisce di tale aspettativa possa essere riconosciuto, al massimo e solo in determinati casi particolari, un trattamento economico pari al 30% dello stipendio.

Le nuove norme sulla maternità: ecco gli ultimi aggiornamenti

Per la sua natura discrezionale l’aspettativa per maternità è stata soppiantata nel corso degli ultimi anni dall’attività dei giuslavoristi, i quali attraverso il Decreto Legislativo 151 del 26 marzo 2001, altresì detto “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53” offre una serie di possibilità alla madre, e al padre, che lavorano, che sono senz’altro più eque e più tutelanti per i lavoratori/genitori che intendono usufruirne.

Dopo l'aspettativa, l'indennità

Vediamo insieme quali sono le varie categorie che una volta dimostrato di avere i requisiti ideali, hanno diritto ad una indennità di maternità che possa sostituire la normale modalità di retribuzione prevista in caso di lavoro dipendente. Va specificato innanzitutto che questo diritto spetta non solo alle donne che hanno partorito, ma anche ai padri che possono usufruirne.
Si parla innanzitutto di lavoratrici con contratto di dipendenti presso privati, delle seguenti tipologie:

  • lavoro dipendente dell'appaltatore
  • somministrazione di lavoro
  • lavoro intermittente
  • part time
  • lavoro distaccato
  • lavoro ripartito
  • apprendistato
  • contratto di inserimento

Naturalmente l'indennità viene concessa se il periodo è successivo all'inizio dell'attività.
Seguono poi fra le aventi diritto a questa concessione, le donne che lavorano come dipendenti di enti pubblici o assimilabili ad esso, le disoccupate da meno di 60 giorni (per periodi superiori ai 60 giorni, esistono particolari eccezioni per cui si rimanda alla normativa specifica).
Per quanto riguarda l'elenco completo, si rimanda al portale ufficiale dell'INPS.

Casi particolari di congedo

In merito alla condizione di indennità per i padri, il congedo è concesso solo in casi particolari: infermità grave, malattia o morte della madre, nonché abbandono da parte della partner del bambino o affidamento esclusivo dello stesso. Comunque, il genitore di sesso maschile deve dimostrare di avere tutti i requisiti presentati in circolare 8/2003 punto 10 - msg 8774/2007.
Non si concede invece il congedo per maternità alle lavoratrici del settore pubblico, ma non di ruolo, le quali possono varie riferimento alle circolari apposite per verificare l'effettivo ente a cui poter richiedere un trattamento simile. Anche per quanto riguarda le lavoratrici del Fondo Volo, il trattamento viene demandato per conto dell'Inps alla gestione previdenziale della Cassa Marittima Tirrena, che va a sostituire in pratica tutte le normali funzione dell'ente previdenziale nazionale.



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