Definita anche “trattamento di fine rapporto” (o TFR), la buonuscita per il licenziamento è una retribuzione alla quale ha diritto il lavoratore dipendente alla fine della prestazione lavorativa, a prescindere dalla sua ragione.
La cifra consiste nella somma del 6,91% di ogni stipendio annuo percepito, oltre ad una somma proporzionale ad un’eventuale frazione di tempo.

Chi ha diritto alla buonuscita per il licenziamento

Possono usufruire della buonuscita per il licenziamento:

- i dipendenti che abbiano siglato un contratto di lavoro a tempo determinato dopo il 31 Dicembre 2000;
- coloro che abbiano ottenuto un contratto a tempo indeterminato entro il 31 Dicembre 2000, purché aderenti ad un fondo di previdenza complementare, grazie al passaggio automatico al trattamento di fine rapporto;
- quanti abbiano stipulato un contratto a tempo indeterminato a partire dal 30 Maggio 2000, purché della durata superiore ai 15 giorni consecutivi.

Modalità per il rilascio del trattamento di fine lavoro

L’articolo 12 della legge 122/2010 prevede tre modalità di riscossione della buonuscita per il licenziamento e dipendono dall’entità della somma spettante: se la cifra non è tanto elevata potrà essere riscossa in un’unica soluzione; viceversa, all’ammontare della quota, vi saranno più rate necessarie a percepirla tutta.

L’indennità può pertanto essere quindi percepita:

- in una sola rata, per importi complessivi lordi non superiori ai 90.000 euro;
- in due rate se la cifra, sempre complessiva lorda, sia tra i 90.000 euro e i 149.999, nel qual caso ad una rata da 90.000 ne seguirà una seconda dopo 12 mesi, con la parte restante del trattamento;
- in tre rate infine se la buonuscita per il licenziamento è uguale o superiore ai 150.000 euro; per quest’ultima tipologia la prima rata è sempre da 90.000 euro, la seconda è di 60.000 e si percepisce a distanza di 12 mesi, mentre la terza (ad altri 12 mesi dall’ultima) contiene la parte mancante.

Quando non si applicano le rate

E’ bene tenere presente che la buonuscita per il licenziamento non è suddivisibile per rate qualora il rapporto di lavoro si sia concluso, per la presentazione delle dimissioni o il raggiungimento della massima età, entro il 30 Novembre 2010.
Nel caso di dimissioni volontarie dal lavoro, la domanda dovrà essere stata presentata entro il 30 maggio 2010.

 

Aggiornamento 2014: pronte le modifiche?

Anche il Trattamento di Fine Rapporto sta entrando nell’agenda del Presidente del Consiglio Renzi, deciso a varare delle misure che possano incentivare la spinta ai consumi e di conseguenza la crescita. Una delle ultime idee del Premier è quello di versare parte del Tfr mensilmente in busta paga, in modo da consegnare ai lavoratori un bonus ulteriore da avere nel salario. Un bonus che si andrebbe ad aggiungere a quello degli 80 euro; in questo caso la misura non è però facile da quantificare anche se alcuni addetti ai lavori parlano di un centinaio di euro che finirebbe nelle tasche dei lavoratori. Ovviamente in questa misura bisognerà prendere in considerazione l’ammontare dello stipendio mensile, che porterà diversi benefici nel rapporto del Trf che finirebbe nella busta paga.

Questa idea del Governo però non ha trovato d’accordo, almeno per ora, le imprese: si sa infatti che le aziende utilizzano questi soldi per avere maggiore liquidità e versare parte del Trattamento di Fine Rapporto nel salario potrebbe mettere in difficoltà queste società, in particolar modo le piccole imprese. Una misura presa quindi in maniera gelida anche se siamo tuttavia alle prime battute e il percorso incontrerà ostacoli e sarà dibattuto in diverse sedi. Rimane tuttavia la volontà di Renzi, dichiarata in diretta tv, a voler intervenire sul Tfr per consegnare più denaro fresco ai lavoratori da utilizzare per le loro esigenze.

Da valutare, infine, in questa misura, quanto beneficio potrà avere lo stesso dipendente, che non verserebbe parte del Trattamento di Fine Rapporto in un fondo previdenziale ma lo avrebbe direttamente in busta paga. Un beneficio che potrebbe trasformarsi in un minor ammontare del Tfr a lungo andare. Da considerare infatti che oggi il Tfr ha una tassazione facilitata che però potrebbe tradursi in un aumento dell’Irpef qualora finisse sullo stipendio mensile.
Su questo progetto del Governo hanno espresso dei dubbi anche i sindacati italiani, dalla Cisl alla Cigl passando per la Uil.
Oltre a questo argomento, l’esecutivo sta lavorando al famoso tema sul lavoro, con la riforma del Jobs Act che dovrebbe portare sostanziali cambiamenti, come l’introduzione del contratto a tutele crescenti, una minor importanza dell’articolo 18 e la riduzione sensibile delle tipologie contrattuali, con l’abolizione dei contratti co.co.pro. Si aspettano dunque i provvedimenti definitivi per capire la portata e i vantaggi di queste riforme.



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