La figura della badante si occupa di fornire assistenza presso il domicilio degli anziani; molto utilizzata in Italia, gode di regolare inquadramento. Prima di soffermarci ad analizzare gli elementi che costituiscono la busta paga della badante, approfondiremo alcune notizie circa questa risorsa così preziosa per la società odierna.

Il mestiere della badante

I dati demografici confermano il costante incremento della vita media della popolazione italiana e il suo progressivo invecchiamento, sicchè anche la figura dell’assistente domestica è in continua crescita e spaziando in molteplici attività che vanno dalla cura e l’igiene dell’assistito alla gestione e pulizia della casa, sopperisce alle carenze dei sistemi e servizi socio-assistenziali del nostro paese.

Questa figura in passato era occupata solamente da persone straniere, in particolare extracomunitarie con permesso di soggiorno, che facevano assistenza alle persone più anziane. Nell’ultimo periodo, invece, a causa della crisi economica che ha bruciato migliaia di posti di lavoro, a fare assistenza ci sono diverse persone italiane, che impossibilitate a trovare altro impiego, scelgono questa via per non rimanere senza soldi e continuare a vivere e per questo è importante conoscere gli aspetti relativi alla busta paga per le badanti (sono parecchie infatti le testimonianze di italiani che hanno dovuto accettare questa situazione per far fronte alla loro situazione economica).

E’ l’altra faccia della medaglia di questa crisi che ha colpito duramente il nostro Paese. Non è un caso che queste figure sono sempre più richieste nel periodo estivo; si è calcolato un aumento del 3% delle richieste nel 2014 rispetto all’anno precedente, con uno sbalzo di oltre venti punti percentuali relativo a quattro anni fa, ossia al 2010.

Di cosa si compone la busta paga per la badante

Busta paga per la badante

Sul frontespizio della busta paga per una badante si trascrivono i dati anagrafici del datore di lavoro nonché quelli della collaboratrice. La prima riga riporterà la data di assunzione e quella di licenziamento, nonché gli scatti di anzianità che per colf e badanti maturano ogni biennio.

La seconda riga indicherà la scadenza del tempo determinato, la percentuale part time (quest’ultima viene indicata solo nel rapporto di non convivenza) e i ratei di tredicesima. Le righe immediatamente successive faranno riferimento ad elementi come la paga base, l’indennità di funzione, il risultato in euro degli scatti di anzianità maturati e lo straordinario forfetizzato (ovvero l’importo corrisposto per compensare gli straordinari effettuati nel mese di riferimento).

Altri valori indicati saranno l’indennità assorbibile, ossia un valore corrisposto in aggiunta al minimo sindacale, e l’acconto futuri aumenti. Qualora il datore di lavoro e la badante si accordino per il pagamento di ferie, tredicesima e TFR a cadenza mensile, si potranno compilare altresì i campi indicati con le apposite diciture.

Ulteriori approfondimenti sulla busta paga per la badante

Occorre tener presente che nella compilazione della busta paga si distingue il caso della badante a ore da quello della badante fissa. Le ‘ore ordinarie’, ossia il numero delle ore lavorate, sono indicate in modo differente a seconda che il rapporto sia di convivenza oppure no.

Nel caso di non convivenza si calcolano come segue: tempo x valore = competenze. Nei casi di convivenza della badante con l’assistito, risulterà anche la dicitura ‘ore non lavorate’, che si ottengono sottraendo all’importo del pagamento mensile le assenze. Le badanti conviventi possono svolgere al massimo dieci ore al giorno non consecutive, per un totale di 54 ore a settimana, mentre quelle non conviventi possono svolgere al massimo otto ore di lavoro al giorno non consecutive per un totale di 40 ore alla settimana.

Evitare il lavoro nero

La legislazione italiana ha previsto forti ammende per chi scopre le persone che hanno in casa badanti assunte a lavoro nero. Se l’assunzione non viene comunicata alle autorità competenti, è prevista un’ammeda compresa tra 200 e 500 euro. Le multe diventano invece più salate qualora non si arrivi a pagare i contributi alla colf: in questo caso l’ammenda è a tre zeri per migliaia di euro. Infine, il caso peggiore è quello di venire scoperti con una colf extracomunitaria che non ha il permesso di soggiorno o lo ha scaduto: l’ammenda infatti arriva a 5000 euro con la reclusione per la persona indagata di aver preso come lavoratore o lavoratrice la suddetta persona. In Italia non sono poche le persone che si avvalgono di queste figure pagandole a nero, evitando quindi comunicazioni o versamento di contributi, in modo da pagare meno tasse anche se la persona in questione, soprattutto se straniera, chiede di essere regolarizzata per avere un paracadute di salvataggio.

La Regione Toscana, per evitare l’emergere del nero, ha dato vita a un progetto con un numero verde in modo da facilitare le famiglie alla ricerca di una colf, con un contributo iniziale di 300 euro per i primi dieci giorni di prova. L’evasione del nero rappresenta quindi una possibilità sia per i datori di lavoro che per i dipendenti di non incorrere nelle maglie della giustizia italiana, che il più delle volte però non suscita timore. Per tale motivo il lavoro nero è molto alto nel nostro Paese.

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