La pensione sembra oramai un miraggio per milioni di lavoratori italiani. Per i giovani, invece parlare di pensione fra poco sarà alquanto anacronostico: se il lavoro un utopia, parlare di pensione equivale a parlare di metafisica.

Calcolare quando si va in pensione

Se vogliamo calcolare l'età della pensione, possiamo comunque provare a fare un tentativo attraverso degli strumenti presenti su internet, che tengono conto di vari fattori in entrata, e restituiscono un dato veritiero, ma che dovrà poi tener conto delle modifiche future.

I dati necessari per il calcolo dell'età pensionabile

Gli strumenti online per il calcolo dell'età pensionabile sono semplici da trovare, facendo una rapida interrogazione ai principali motori di ricerca. Bisogna farsi trovare pronti con i seguenti dati: la tipologia di lavoro, il tipo di contratto, i dati anagrafici e il dato del numero di anni di contributi già versati.

In pochi istanti qualsiasi strumento per il calcolo dell'età pensionabile vi fornirà una proiezione del dato richiesto.

Di cosa tiene conto lo strumento per il calcolo pensione

Quando ci si affida agli strumenti per il calcolo dell'età pensionabile, bisogna considerare che ad oggi stimano una cifra basandosi su una speranza di vita fino al 2050. Ogni tre anni, gli strumenti vanno ad adeguare tale dato aumentando in questo modo la stima della speranza di vita, sulla base dei dati ISTAT.

Un altro dato da considerare in questo particolare periodo storico è l'abolizione delle quote per la pensione di anzianità, prevista dalla riforma Fornero. Questo significa che per andare in pensione, sarà necessario maturare 41 anni ed un mese di anzianità di contributi, per quanto riguarda le donne; un anno in più invece, per gli uomini. Ciò significa che non si terrà più conto dell'età anagrafica, ma solo di quella contributiva. Tale limite potrà essere spinto in avanti in riferimento all'aumento della speranza di vita. Questa riforma ha scatenato un sacco di polemiche, con le famose lacrime in diretta tv dell’ex Ministro Fornero al varo di questa legge. Una legge definita necessaria da parte delle istituzioni ma che ha gettato nel panico soprattutto una parte dei lavoratori, nati dopo il 1952, che hanno visto di colpo innalzarsi i requisiti per andare in pensione e non potendo accedervi a breve. Proprio dopo questa riforma, si è formato quel popolo degli esodati che è cresciuto a dismisura divenendo un problema di difficile risoluzione per il Paese.

Decurtamenti ulteriori sulla pensione

Inoltre, se una persona, nonostante abbia raggiunto l'età pensionabile secondo i requisiti indicati, va in pensione prima di aver raggiunto i 62 anni di età , subisce un decurtamento del 2% per ogni anno in anticipo.

Nel caso contrario in cui si voglia prolungare l'età della pensione, il rinvio non potrà andare oltre l'età anagrafica di 70 anni: tutti i contributi maturati durante questo periodo comportano un aumento del montante su cui verrà calcolato l'assegno.

Le eccezioni

I calcoli della riforma Fornero hanno tenuto fuori alcune categorie di persone, per le quali la soglia per andare in pensione è rimasta invariata. Stiamo parlando dei cosiddetti lavori usuranti, per i quali vale la quota 97.3, ossia avere 61 anni e tre mesi con 35 anni di contributi. Per lavori usuranti si intendono quei mestieri come i lavoratori notturni (per i quali tuttavia ci sono delle nette distinzioni all’interno della categoria), oppure le persone impiegate per esempio nelle miniere o nelle cave. Tuttavia, sembra che dal Governo si voglia metter mano a questo settore anche se una riforma è ancora lungi dall’essere discussa e approvata. L’esecutivo, inoltre, ha ribadito di non volere toccare le pensioni come fatto in precedenza, in riferimento al contributo di solidarietà varato dal Governo Letta per gli assegni superiori a 90 mila euro per i quali è stato attivato un prelievo tra il 6% e il 12%.

La stortura del sistema italiano

Ad un innalzamento dell’età pensionabile per i cittadini italiani non è corrisposto un simile trattamento per i politici che occupano ruoli importanti nelle istituzioni. L’esempio più eclatante riguarda i vitalizi concessi dalla Regioni; in alcuni Enti, come nel Lazio, addirittura si poteva aver diritto al vitalizio ad appena 50 anni. Queste storture (in altre Regioni il limite era di 55 anni) hanno scatenato un gran polverone nell’opinione pubblica tanto che gli amministratori locali sono stati costretti a cambiare la procedura che ovviamente non era nè al passo con i tempi nè una forma di rispetto per i cittadini comuni che invece devono aspettare oltre i 60 anni. A seconda delle Regioni, sono state compiute scelte differenti, come l’abolizione di cumulo tra più vitalizi (quello di assessore, di parlamentare e di parlamentare europeo) fissando una soglia massima di assegno, innalzamento dell’età per ricevere il vitalizio e prelievo di solidarietà. Le misure sono state necessarie perchè la spesa per i vitalizi era diventata una parte troppo consistente del bilancio dei Consigli Regionali. Inoltre una riforma del genere era obbligatoria per equiparare i politici al sistema attuale delle pensioni.





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