La domanda per i fondi per l’imprenditoria femminile devono essere presentate nel periodo di apertura del bando, le cui modalità e termini sono definiti ogni volta attraverso decreti ministeriali. Può presentare domanda per ottenere fondi per l’imprenditoria femminile uno dei seguenti soggetti giuridici:

  • cooperative e società di persone composte almeno per il 60% da donne
  • società di capitali in cui almeno due terzi del capitale e degli organi di amministrazione siano controllati da donne
  • imprese individuali in cui il titolare è una donna
  • tutti gli enti (associazioni, imprese, società di promozione imprenditoriale, centri di formazione) che favoriscono corsi di formazione imprenditoriale e consulenza manageriale a gruppi che per almeno il 70% sono composti da donne.

Come fare domanda per ottenere i fondi per l'imprenditoria femminile?

La domanda per i fondi per l’imprenditoria femminile devono essere presentate nel periodo di apertura del bando, le cui modalità e termini sono definiti ogni volta attraverso decreti ministeriali.

I soggetti che beneficiano dei fondi per l’imprenditoria femminile non possono:

  • ottenere o richiedere altre agevolazioni nazionali, regionali, comunitarie;
  • cedere o vendere i beni oggetto dell’agevolazione per i cinque anni successivi alla data di concessione della facilitazione, senza che ne sia data immediata comunicazione all'Amministrazione competente;
  • perdere i requisiti relativi alla presenza femminile in base ai quali si è ottenuta l’agevolazione per i cinque anni dalla data di concessione. E’ inoltre obbligatorio comunicare velocemente ogni cambiamento che comporti il venir meno dei requisiti previsti.

La marca da bollo

La richiesta dei fondi per l’imprenditoria femminile deve essere in linea con le tracce previste dai modelli appositamente predisposti e devono essere in regola con la marca da bollo.
Per partecipare al bando per i fondi per l’imprenditoria femminile è necessario presentare:

  • un modulo di richiesta delle agevolazioni, da redigere come dichiarazione sostitutiva di atto notarile, che includa anche i dati principali dell’impresa e sul programma di investimenti;
  • una scheda tecnica che include la descrizione minuziosa dell’iniziativa proposta e le indicazioni economico-finanziarie;
  • in allegato, la documentazione necessaria per la richiesta delle certificazioni antimafia (D.P.R. 252/98). Tale documentazione non è necessaria se si tratta di imprese individuali che, alla data di presentazione della domanda, non siano ancora iscritte nel Registro delle imprese.

Richieste sottoposte ad istruttoria

Tutte le richieste per i fondi per l’imprenditoria femminile vengono sottoposte ad un'istruttoria e, se ritenute ammissibili, vengono inserite in differenti graduatorie regionali suddivise nei macrosettori di intervento (agricoltura, manifatturiero e assimilati, commercio, turismo e servizi).

fondi per l'imprenditoria femminile

Le graduatorie della richiesta dei fondi per l’imprenditoria femminile appaiono ordinate in senso decrescente in base ad unpunteggio che deriva dai criteri di priorità uniformi sull’intero territorio nazionale.

I soggetti interessati devono controllare spesso i bandi pubblicati sui siti delle Regioni a cui si appartiene: la maggior parte dei fondi infatti proviene dalla risorse messe a disposizione dall’Unione Europea e le tipologie di agevolazioni sono diverse:

  • finanziamento a fondo perduto (senza obbligo che sia restituito): questo tipo di agevolazione varia in base alle norme regionali e dipende sia dall’importo dell’investimento che dal territorio dove si vuole investire tale somma di denaro;
  • finanziamento a tasso agevolato: viene fissato un tasso molto basso, dell’ordine dello 0.5%, per restituire il prestito erogato in un limite massimo consentito di dieci anni;
  • credito d’imposta: questa agevolazione è da considerarsi alternativa al finanziamento a fondo perduto

La crisi lavorativa in Italia incide sui fondi per l'imprenditoria femminile?

Se è pur vero che in Italia, dal 2015 in poi ovvero dal momento in cui si è deciso di intervenire con il Jobs Act le cose stanno leggermente migliorando, la situazione lavorativa si può definire ancora del tutto deficitaria. A testimoniarlo non ci sono solo i racconti di soggetti che vengono puntualmente sfruttati e licenziati ma lo dicono i numeri: dall’ormai lontano 2007, anno antecedente all’apertura della grande crisi del Belpaese ma dell’Europa in generale, la soglia di occupati è nettamente diminuita. 
E non bisogna farsi abbindolare da presunte tabelle più o meno comprensibili che ci dicono che il numero degli occupati è tornato ad essere tanto quanto lo era dieci anni fa. Tantissime cose sono cambiate: nessuno infatti, quando si parla di grafici occupazionali, si preoccupa di stilare una differenza tra coloro che sono assunti a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato. Esatto, la differenza sta proprio qui e nessuno ce lo dice. 
Il numero degli occupati è di 25milioni di italiani ovvero tanto quanti lo erano nel 2007 ma il numero dei lavoratori a tempo indeterminato si è ridotto in modo drastico. Che significa? Che tantissimi italiani sono certi di lavorare da qui a qualche mese e poi? Il buio. Vuoi comprarti una casa e metter su famiglia? E come fai se nessun istituto bancario con un contratto a termine ti fa un mutuo? 

E vogliamo parlare delle ore di lavoro? Anche questa è una conseguenza di questa finta ripresa occupazionale che è solo fumo negli occhi: sono infatti migliaia per non dire milioni gli italiani che vengono assunti per lavorare qualche ora al giorno o nei week end ovvero quando i grandi centri commerciali conoscono il sold out. E questa viene ribattezzata dal nostro governo ripresa occupazionale? Ma ne siamo certi? 

E vogliamo parlare dell’età media che si è inesorabilmente alzata all’interno degli istituti pubblici? E i giovani di ieri e di oggi, che nel frattempo aspettano, quando vedono arrivare il proprio turno? Quando sarà troppo tardi per essere inseriti poiché etichettati come ‘vecchi’? 

E allora a questo punto l’unica soluzione da prendere in considerazione, oltre a quella di andar via dall’Italia, è quella di mettersi in proprio tentando la fortuna gettandosi nel mondo dell’imprenditoria alla ricerca di una novità assoluta capace di aprirci le porte di un futuro quantomeno più roseo e soddisfacente di quello che si preannuncia oggi.  

La crescita del settore

L’Italia sta mostrando un vivace interesse per questo settore, visto che è la seconda Nazione in Europa per la domanda di investimenti per questo ambito femminile.
Sempre più donne infatti sono spinte negli ultimi tempi a entrare nel mondo dell’imprenditoria, che nell’immaginario collettivo per moltissimi anni è stato sempre di dominio maschile. A tale proposito, si sono moltiplicati seminari, convegni, stage e premi volti a questo mondo in rosa, voglioso di trasformare le proprie idee e progetti in realtà. Da un certo punto di vista, il mondo imprenditoriale in rosa può essere paragonato a quello giovanile: in entrambe le sfere infatti ci sono persone che hanno spunti, invenzioni e creatività (molto spesso valide dal punto di vista dell’innovazione) da voler realizzare ma tutto ciò deve essere sostenuto dalle istituzioni attraverso norme ed agevolazioni che possano permettere a questi soggetti di poter lavorare ed esaudire i loro progetti di vita. Per questo motivo sono fondamentali i fondi per l'imprenditoria femminile dell’Unione Europea messi a disposizione dei singoli Stati. Saranno poi le Regioni a veicolare queste risorse per i progetti ritenuti migliori e validi. Le persone interessate, quindi, devono tenere sempre un occhio al sito della Regione di riferimento per non farsi scappare importanti opportunità e cercare di realizzare i propri sogni. Citiamo, infine, altri contatti per le donne interessate: Comitati per l’imprenditoria femminile, Ministero dello Sviluppo Economico, Unioncamere e il portale delle Camere di Commercio dell’Italia oltre i portali regionali già segnalati.

Ecco le tipologie di fondi per cui si può attualmente fare richiesta

Esistono molti differenti tipi di agevolazioni per l’imprenditoria femminile e ognuno ha dei differenti requisiti necessari per l’accesso, fra questi ricordiamo:

  • Fondi per l'imprenditoria femminile: abbiamo diversi contributi che rientrano in questa categoria e sono destinati a realizzare dei nuovi progetti aziendali oppure dedicati all’acquisto di prodotti e servizi necessari all’azienda;
  • I contributi a fondo perduto: di questo tipo di contributi fanno parte tutta una serie di incentivi che vengono concessi alle donne con lo scopo di avviare un’impresa, nel caso specifico, appunto, al femminile. Di questi, una parte del capitale erogato che solitamente ammonta al 50 per cento, non necessita di essere restituito, invece la somma restante si può rimborsare attraverso rate mensili che godono di un tasso agevolato;
  • Il Fondo di Garanzia: rappresenta uno strumento che dà la possibilità di richiedere un finanziamento che viene garantito dallo Stato italiano. Tale Fondo, però, non può intervenire nei rapporti fra l’impresa e le banche e nemmeno sui tassi di interesse che sono stati applicati, ma soltanto sul fronte delle garanzie. Esso può essere richiesto dalle professioniste e dalle imprese femminili inviando la propria domanda alla banca e al Fondo;
  • Il microcredito: è un’agevolazione per imprese femminili che va a fornire una garanzia sul prestito che è stato richiesto dalle professioniste in possesso di una partita Iva di almeno 5 anni o da imprese femminili già costituite le quali non abbiano oltre le 5 dipendenti (che diventano 10 in caso di Srl semplificate, di società di persone e di cooperative);
  • L’autoimpiego Invitalia: che viene in aiuto alle donne che vogliono provare ad avviare una attività imprenditoriale, valutando sia le domande di contributi a fondo perduto sia di mutuo a tasso agevolato. Inoltre offre assistenza alle ditte autonome, alle microimprese e alle ditte in franchising.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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