Per coloro che sono impegnati in un contenzioso di natura tributaria o fiscale con lo Stato italiano, negli ultimi mesi si è affacciata la possibilità di poterlo chiudere in maniera definitiva e senza considerevoli esborsi di natura economica. Infatti, le autorità governative, all'interno della prevista Legge di Bilancio 2019, hanno predisposto il Decreto Legge 119/2018, la cosiddetta "Pace Fiscale", cioè una sorta di condono nel 2019 e che, tra le altre cose, consentirà anche, almeno in teoria, ulteriori entrate allo Stato. 

Il Decreto, in fase di definizione, è sottoposto a una serie di emendamenti e correttivi fino alla sua definitiva approvazione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

La cosiddetta pace fiscale o, secondo altre persone, in effetti un vero e proprio condono e che perciò è stata al centro di varie polemiche politiche, è composta da varie iniziative che coinvolgono diversi soggetti che, come detto, si trovano al centro di un contenzioso di varia natura col fisco italiano. Obiettivo finale di quest'ultimo e delle autorità governative, oltre ad ottenere delle entrate finanziarie, è almeno la drastica riduzione delle liti pendenti con i contribuenti. Andiamo quindi a conoscere meglio i punti principali di questa iniziativa.

Il cosiddetto decreto fiscale 2019 in generale

Complessivamente, il piano previsto dal governo è composto da varie singole iniziative. Vi rientrano quindi una definizione agevolata delle liti tributarie, un condono per le cartelle fino ad un massimo di 1.000 Euro, la cosiddetta rottamazione ter per quelle esattoriali, la possibilità di effettuare una dichiarazione integrativa speciale e, infine, una sorta di sanatoria doganale.

I “debiti” che sicuramente potranno essere sanati con il Fisco riguardano:

  • Le cartelle di pagamento;
  • Le multe;
  • Le sanzioni;
  • Gli accertamenti fiscali in corso;
  • Liti fiscali con ricorso fino in Cassazione;
  • Piccoli errori formali che non hanno comportato minore esborso di imposte.

Sono esclusi dalla possibilità di accedere alla Pace Fiscale 2019 coloro che non sono in regola con il versamento delle rate precedenti pur avendo aderito alla rottamazione delle cartelle e rottamazione cartelle bis nei precedenti Governi, ovvero dal periodo compreso tra l’anno 2000 fino a settembre 2017; ciò è stato voluto per non creare continuità a chi è già moroso avendo aderito alle precedenti rottamazioni. Tuttavia, possono aderire alla rottamazione anche coloro che hanno aderito alla rottamazione bis purché entro la scadenza del 7 dicembre 2018 abbiano versato le rate di luglio, settembre e ottobre omesse, riuscendo a ottenere così una proroga automatica per il versamento delle restanti somme in 18 rate a importo fisso.

Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratti ed in particolare di approfondire quali punti potrebbero rientrare nel cosiddetto condono.

Rottamazione e condono mini cartelle

La cosiddetta rottamazione non è destinata a tutti, ma solo a coloro che avevano già in precedenza aderito ad analoghe iniziative avvenute negli anni precedenti (e quindi nel 2016 e 2017) oppure a coloro che si ritrovano ad avere una pendenza col fisco italiano per dei debiti aperti tra il 2000 ed il 2017 e che vorrebbero aderire per la prima volta. Le autorità, in effetti, permettono a questi soggetti di concludere in maniera definitiva un'eventuale controversia tributaria.

In particolare, a tali contribuenti è concesso, infatti, di non pagare more o sanzioni sul debito e, nel caso volessero rateizzarlo, lo possono fare attraverso 10 rate distribuite in un quinquennio, su cui pagheranno un interesse soltanto del 2% anziché del consueto 4,5%. Inoltre, per quelle persone che si ritrovano ad avere un credito verso la Pubblica Amministrazione, è possibile scontare il debito accumulato col fisco italiano appunto col suddetto credito con la P.A. 

La riscossione attesa dalla rottamazione ammonta a circa 3.048 miliardi di €.

Coloro i quali, invece, sono stati destinatari di cartelle esattoriali da pagare e di importo sino a 1.000 Euro, relative al periodo intercorso tra il 2000 ed il 2010, ne otterranno l'annullamento completo e la definitiva cancellazione al 31 Dicembre 2018. Un esempio di questo genere di cartelle possono essere le multe stradali oppure le sanzioni connesse alla tassa sui rifiuti o ad altri tipi di imposte o tributi locali, esclusi Imu e Tasi (perché non vi è il parere favorevole della Ragioneria di Stato). Inoltre, un emendamento aggiunto riguarda una misura specifica per chi ha riscontrato difficoltà economiche i quali possono ottenere un saldo e lo “stralcio” delle cartelle non pagate. Le aliquote proposte sono tre: 6%, 10 % e 25%.

La dichiarazione 730 integrativa è stata abolita

Recenti emendamenti alla manovra, hanno indotto all’eliminazione della dichiarazione integrativa “speciale” al 20%. Si sarebbe trattato di un'agevolazione considerevole arriva anche per quelle persone che hanno omesso di presentare, in sede di dichiarazione dei redditi, eventuali ulteriori entrate percepite o guadagni. Infatti, questi contribuenti, presentando una dichiarazione 730 integrativa al fisco, potranno versare soltanto il 20% di quanto omesso in quelle precedenti, mettendosi così al sicuro da un'eventuale contenzioso con la temuta Agenzia delle Entrate.

La dichiarazione integrativa viene sostituita dalla formula della “pace fiscale per errori formali” riguardo gli adempimenti fiscali. La misura prevede la possibilità di sanare quelle irregolarità formali che, tuttavia, non hanno determinato minori imposte nel periodo dal 2013 al 2017. Per regolarizzare la posizione occorrerà versare 200 € per ogni anno di irregolarità nell’arco temporale interessato dalla sanatoria.

Tuttavia, quelli che potranno usufruire di tale beneficio saranno soltanto coloro che hanno effettuato la dichiarazione dei redditi e le cui somme omesse non supereranno il 30% di quanto dichiarato e con un tetto massimo di 100.000 Euro. Diverso trattamento, invece, è riservato ad eventuali evasori fiscali veri e propri, i quali vedranno inasprite le pene rispetto agli anni passati, nel caso venissero scoperti. Un’importante novità a riguardo interessa la misura per cui viene dato il via libera alla Guardia di Finanza di accedere alla superanagrafe dei conti correnti senza richiedere l’autorizzazione alla Magistratura.

Tutte queste misure, come detto, non sono dissimili rispetto a quelle realizzate in Italia nel corso del tempo e da altri tipi di governo. A cambiare è stata soltanto la denominazione dell'intervento. Di conseguenza, permettendo una sanatoria o una cancellazione parziale delle imposte, che avrebbero dovute essere pagate dal contribuente attraverso modalità ordinarie e soprattutto obbligatorie, si è dato il via a varie polemiche. 

Altre misure previste dalla Pace Fiscale

Rispetto alla versione precedente del Decreto, sono stati cancellati altri emendamenti come quello che consentiva ai Comuni di aderire alla sanatoria, così come è stata cancellata la proroga della moratoria sulle sanzioni per l’applicazione della fatturazione elettronica. Altri emendamenti riguardano:

  • Concessioni autostradali: è stata ritirata la modifica che prevedeva – in attesa di future gare di appalto per l’assegnazione delle concessioni autostradali – di prorogare al vecchio concessionario il proseguimento delle attività di progettazione e realizzazione degli interventi urgenti di manutenzione per garantire il mantenimento o incrementare la sicurezza delle infrastrutture autostradali.
  • Cancellazione del carcere per gli evasori: è stata eliminata dal testo la proposta di introdurre il carcere per gli evasori fiscali.
  • Sanatoria dei verbali e accertamenti immediati: in caso in cui – entro l’entrata in vigore del Decreto – si riceva un verbale di contestazione, sarà possibile sanare il contenzioso ripresentando la dichiarazione entro il 31 maggio 2019, versando le imposte dovute senza sanzioni e interessi, in un’unica rata o in 20 rate trimestrali. Sono altresì abolite le sanzioni e gli interessi in caso di avviso di accertamento, rettifica, liquidazione o per atti di recupero notificati entro la data di entrata in vigore del Decreto Legge, purché non vengano impugnati. Dalla pubblicazione del decreto si ha tempo 30 giorni per la messa a regola.
  • Proroga di 12 mesi per la cassa integrazione straordinaria (crisi aziendali): in caso di crisi aziendale scompare la soglia minima di 100 lavoratori per la CIG straordinaria e si autorizza la proroga per dodici mesi. La proroga è, però concessa, alle aziende in crisi che hanno stipulato contratti di solidarietà e nel caso in cui permanga, anche solo parzialmente, l’esubero di personale come dichiarato negli accordi di solidarietà. Nel 2018, la proroga era stata concessa per le imprese con organico superiore a 100 dipendenti e sarà ulteriormente prorogata qualora permane lo stato di difficoltà occupazionale a livello territoriale o rilevanti problematiche di riorganizzazione aziendale (massimo 12 mesi) o crisi (massimo 6 mesi) per il biennio 2018/2019. La proroga è disposta in deroga alle leggi sulla durata massima dei trattamenti di CIGS ed entro il limite massimo complessivo di spesa di 100 milioni di € rispettivamente per il 2018 e il 2019.
  • Scontrini digitali: a partire dal primo gennaio 2020 è obbligatoria la trasmissione e la memorizzazione telematica degli scontrini.
  • Riduzione sanzioni fatturazione elettronica: sono state ridotte le sanzioni sui ritardi di attuazione della fatturazione elettronica obbligatoria, però, dal 1 gennaio 2020.
  • Condono fino a 30 000 € per società e associazioni sportive dilettantistiche: le società e le associazioni sportive dilettantesche regolarmente iscritte al CONI potranno avvalersi di un condono fiscale nel limite complessivo di 30 000 € di imponibile annuo per tutte le imposte dovute e non versate. Le società potranno avvalersi dell’agevolazione versando il 50% delle maggiori imposte accertate (Iva esclusa, ché deve essere versata per intero) e il 5% delle sanzioni applicate e interessi dovuti.

Per finanziare le misure previste, saranno effettuati tagli ai Ministeri per 589,2 milioni di €, così distribuiti:

  • 470 milioni a carico del Ministero dell’Economia;
  • 29 milioni in tagli per il Ministero dell’Istruzione e la Ricerca;
  • 24 milioni in meno per il Ministero del Lavoro;
  • 17 milioni a carico del Ministero degli Interni;
  • 14 milioni dal Ministero della Difesa.

Contribuiscono anche, ma in misura minore, il Ministero degli Esteri con 9 milioni e il Ministero della Giustizia con 11 milioni. 



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