Il congedo in caso di paternità, tra le novità della Riforma Fornero, è introdotto dal comma 24 dell’articolo 4, al fine di sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione dei compiti nella cura dei figli. Il congedo è un’agevolazione già esistente da tempo in vari paesi europei, ma una sorta di novità in Italia, che tuttavia beneficiava del ‘congedo parentale’.

Il testo della riforma e il congedo per paternità

In particolare l’articolo 4 comma 24 lettera a) della Riforma Fornero Legge n. 92/2012 sancisce che in via sperimentale per gli anni 2013- 2014- 2015 il padre lavoratore dipendente dovrà astenersi dal lavoro per il periodo di un giorno, entro 5 mesi dalla nascita del figlio, e di ulteriori due giorni di astensione continuativi, goduti in sostituzione alla madre, per i quali è riconosciuta un’indennità giornaliera a carico INPS pari al 100% della retribuzione.

Come ottenere il congedo per i papà

Ottenere il congedo per paternità è piuttosto semplice, basta comunicare in forma scritta al datore di lavoro i giorni scelti per astenersi dall’attività lavorativa, con 15 giorni di preavviso. Eppure solo il 6,9% dei padri scelgono di usufruirne. Le radici di ciò potrebbero ricondursi a una visione ancora arcaica della famiglia sotto alcuni punti di vista, come quello secondo cui sono per la maggiore le donne a doversi occupare della prole.

Ma le motivazioni potrebbero celarsi anche nel timore di non essere ben visti dai datori di lavoro. Insomma, un identikit che pare aver poco in comune con i nuovi papà ‘high care’ la cui esistenza viene posta in risalto da autorevoli studi. Si tratta di quei padri che rivelano una società in trasformazione, i quali mostrano una simmetria di ruoli fino ad ora sconosciuta: quelli che si occupano dei figli completamente, accudendoli, accompagnandoli a scuola e giocando insieme a loro.

I dettagli del congedo paternità obbligatorio

L’articolo 4 commi 24, 25 e 26 della Legge n. 92/2012 enuclea non solo il congedo di paternità obbligatorio, ma anche la concessione di voucher per l’acquisto di servizi di baby sitting o per il sostenimento delle spese di servizi per l’infanzia.

Il comma 24 dell’articolo 4 prevede la possibilità per la madre lavoratrice di usufruire di voucher che quest’ultima può richiedere al datore di lavoro, il cui importo sarebbe modulato sulla base dei parametri Isee della famiglia,e da utilizzare al termine del periodo di congedo di maternità e per gli undici mesi successivi, in alternativa al congedo parentale.

Paternità naturale

Spesso uno dei motivi di separazione delle giovani coppie è quello di non riconoscere la paternità di un figlio.
Nel diritto di famiglia è specificato chiaramente che per riconoscere la paternità di un figlio, la madre può chiedere al presunto padre di sottoporsi ad un determinato test genetico.

Chiaramente il test genetico per riconoscere la paternità di un figlio risulta essere la prova finale del riconoscimento della filiazione e dunque degli oneri e doveri che il genitore riconosciuto in questo modo ha nei confronti della madre e del figlio stesso.

Ma un cittadino può rifiutarsi di sottoporsi al test per riconoscere la paternità naturale? Secondo quanto deciso di recente dalla Cass.Civ, Sez.I, 9 aprile 2009 n. 8733, nel caso di giudizio diretto all'ottenimento di una sentenza dichiarativa della paternità naturale, rifiutarsi senza valide giustificazioni di sottoporsi al test di riconoscimento del figlio cositutisce un comportamento valutabile dal giudice, ai sensi dell'art. 116, comma 2, del Cpc. Il giudice può addirittura desumere il riconoscimento della paternità proprio da questa condotta processuale rivolta al rifiuto del riconoscimento del figlio, in caso di assenza di altre prove certe di rapporti sessuali.



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