Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa (Co.Co.Co) esiste ancora oppure no? A seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs 276/03, c.d. riforma Biagi, dal 24 ottobre 2003 non è più possibile, salvo alcune eccezioni, instaurare rapporti di collaborazione coordinata e continuativa se non sono riconducibili ad un progetto, programma di lavoro o fase di esso.

Quali sono le differenze tra Co.co.co e Co.co.pro.?

Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa (Co.co.co) ha le seguenti caratteristiche:

  • autonomia nei tempi e nelle modalità di esecuzione della commessa;
  • coordinamento con il committente;
  • continuità temporale del rapporto di lavoro con il committente (se manca questo requisito si parla di “lavoro autonomo occasionale”);
  • una retribuzione corrisposta in forma periodica e prestabilita.

I collaboratori continuativi

Quindi, i collaboratori Co.Co. lavorano in piena autonomia operativa, escluso ogni vincolo di subordinazione, ma nel quadro di un rapporto unitario e continuativo con il committente del lavoro. Sono pertanto funzionalmente inseriti nell’organizzazione aziendale e possono operare all’interno del ciclo produttivo del committente, al quale viene riconosciuto un potere di coordinamento dell’attività del lavoratore con le esigenze dell’organizzazione aziendale (cfr Inps).

Differenze con il contratto a progetto

Il Contratto a progetto (Co.Pro.), o contratto di collaborazione contributivo per programma, o progetto o fase di esso (Co.Co.Pro.), è un tipo di contratto di lavoro disciplinato dal D. Lgs. n. 276/2003 e che ha integrato nella pratica comune il cosiddetto contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.).

Il co.pro. si caratterizza per i seguenti requisiti

  • l’esistenza di un progetto o programma o fasi di esso;
  • l’autonomia del collaboratore in funzione del risultato;
  • il coordinamento con il committente;
  • la durata che deve essere determinata o determinabile;
  • l’irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione;
  • l’assenza di un vincolo di subordinazione;
  • la facoltà di trattativa sulla retribuzione.

Per certi aspetti il Co.Pro. “corregge” parte della deregulation del Co.Co.Co. prevedendo maggiori tutele del lavoratore, sebbene la prassi sia diversa.

È importante sottolineare che la normativa del Contratto a Progetto non riguarda i rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione. Infatti, secondo quanto stabilito dalla circolare Ministeriale del 15 luglio 2004, il rapporto di lavoro co.co.co. nella Pubblica Amministrazione non è soggetto alle nuove disposizioni della riforma Biagi (D.lgs. 276/03) in materia di contratto a progetto, e definisce i presupposti e i limiti alla stipula dei contratti, insieme alla corretta gestione degli adempimenti fiscali e previdenziali relativi.

Contratti Co.co.co e Inps: previdenza o provvidenza?

Sebbene i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (Co.Co.Co) non esistono più – salvo che nell’Amministrazione Pubblica e con i dovuti “distinguo” -, esistono pur sempre i contributi versati fino all’entrata in vigore del D. Lgs. n. 276/2003 presso la gestione separata dell’INPS (attualmente non cumulabile con eventuali altri contributi pagati ad altri fondi INPS). Come sono, dunque, trattati i contributi co.co.co.?

Regime fiscale dei co.co.co.

Ai fini fiscali i redditi percepiti dai co-co-co sono stati considerati: - redditi da lavoro autonomo fino al 31 dicembre 2000; - redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente dal 1° gennaio 2001.
Dal 1° gennaio 2001 la riqualificazione fiscale dei redditi di co-co-co operata dalla L. 342/00 ha fatto sì che tutti i rinvii fatti dalle norme all’ex art. 50 (oggi art. 54), che definisce la base imponibile dei redditi di lavoro autonomo, sono stati deviati all’ex art. 48 (oggi art. 51), che definisce la base imponibile dei redditi di lavoro dipendente. Ne consegue l’applicazione di tutti gli istituti tipici di questa categoria.

Contributi e versamenti dei contratti Co.Co.Co

Nelle collaborazioni coordinate e continuative (a progetto e non) e figure assimilate il contributo è per 2/3 a carico del committente e per 1/3 a carico del collaboratore. L’obbligo di versamento compete tuttavia al committente anche per la quota a carico del lavoratore, che viene pertanto trattenuta in busta paga all'atto della corresponsione del compenso.

Per gli anni dal 2004 al 2006, nei quali è stata in vigore l’aliquota aggiuntiva dell’1% al di sopra della prima fascia di reddito, il collaboratore doveva comunicare sia ai propri committenti, sia alla competente sede Inps il superamento della suddetta fascia.

Per i contratti in vigore, il versamento si effettua con mod. F24 ed il termine di scadenza è il giorno 16 del mese successivo a quello di pagamento del compenso, in armonia con le disposizioni previste dai D.Lgs 241/97 e 422/98 in materia di riscossione unificata. (cfr INPS)

Qualificazione del contratto

Al fine di prevenire e limitare il contenzioso sulla qualificazione del rapporto di lavoro, le parti contraenti possono comunque chiedere la certificazione del contratto di collaborazione presso gli organi certificatori, istituiti ai sensi dell’art. 75 e seg. del D.Lgs 276/2003.
Fonte INPS

Cos'è e come funziona il contratto a programma

Il contratto di programma si inserisce fra gli strumenti pensati per risollevare le economie delle zone industriali italiane più disagiate. Queste interventi sono molti e gran parte di loro passa per enti quali il Ministero dello Sviluppo Economico e Comitati nazionali che sono chiamati a giudicare, oltre la fattibilità, anche i benefici dell'iniziativa nel lungo periodo.

Lo Stato come co-finanziatore

Il contratto di programma è uno strumento della Programmazione Negoziata delle aree depresse. Per “programmazione negoziata” si intende, infatti, una regolamentazione concordata fra soggetti pubblici e privati relativa ad un progetto con finalità precise e delimitato nel tempo.

Nel caso dell'accordo in questione, la regolamentazione riguarda il risollevamento di un'area di criticità (di norma, un fine esplicito è quello dell'aumento occupazionale). Sono progetti assolutamente legati alla territorialità ed è quindi comune la presenza istituzionale – ed economica – delle Regioni.

Chi può richiedere il contratto a programma?

Possono fare domanda:

• Grandi imprese o gruppi (nazionali o internazionali) in grado di modificare realmente la situazione economica del tessuto italiano
• Consorzi di piccole e medie imprese che, anche se di settori diversi, uniscano gli sforzi in un progetto unitario
• Rappresentanze diverse (pubbliche e private) che mirino, attraverso iniziative anche eterogenee, ad investire su attività di ricerca sul territorio

Il richiedente deve quindi redigere una domanda contenente i seguenti elementi:

• Il progetto e il relativo piano di business
• L'investimento del richiedente e quello richiesto dalle altre parti
• La durata del progetto
• Le ricadute concrete dello stesso
• Le infrastrutture utilizzate durante il progetto
• Le modalità di erogazione degli aiuti statali

L'ammontare di tale investimento non può essere inferiore ai 40 milioni di euro e questi contributi possono essere elargiti o come contributi in conto impianti (per l'acquisto di infrastrutture) o come contributi in conto interessi (per agevolare il richiedente nel pagamento dei mutui e simili)oppure come una combinazione dei due.

A chi inviare la domanda del contratto a programma

La domanda, completa di tutti gli elementi precedentemente indicati, dev'essere rivolta al CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). Per maggiori informazioni è disponibile anche il sito web del Ministero per lo Sviluppo Economico.



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