I contributi in conto esercizio sono erogati per facilitare i costi di gestione (personale, pubblicità, viaggi, locazioni immobiliari, oneri finanziari, ecc.), che le imprese devono sostenere per far fronte di un determinato progetto.

I contributi in conto esercizio mirano dunque a integrare i ricavi dell'azienda o a ridurre i costi d'esercizio per portare avanti l'attività produttiva. Questo tipo di finanziamento è simile a un contributo in conto capitale, ma si differenzia da esso per la presenza di un'imposizione fiscale.

Integrazione dei contributi

Se i contributi in conto esercizio vanno a integrare i ricavi dell'esercizio, si ascrivono ai conti economici dell'esercizio a cui si riferiscono i suddetti; se sono finalizzati invece alla copertura dei costi d'esercizio, si devono inserire nel conto economico nel quale trovano collocazione i sopracitati costi. Per capire le modalità di erogazione dei contributi, è indispensabile individuare l'esercizio di competenza con esattezza.

Quando il contributo in conto esercizio viene erogato da un ente pubblico, si consegue nel momento in cui il beneficiario viene a conoscenza del decreto di liquidazione del contributo stesso.

Nel caso in cui l'erogazione non sia subordinata ad atti formali esterni, si ottiene il contributo quando persistono tutti gli elementi oggettivi da cui dipende il diritto allo stesso da parte dell'impresa. Qualora la concessione dei contributi sia sottoposta a condizione risolutiva, allora il contributo è conseguito nell'esercizio nel quale viene concesso.

Se vi è infine una condizione sospensiva, si ha il contributo quando lo specifico soggetto erogante, ha accertato il verificarsi della condizione ed emette una delibera formale.

contributi in conto esercizio

In base all’articolo 2425 del Codice Civile, questo particolare genere di aiuto economici deve essere iscritto alla sezione A.5, che comprende i ricavi e i proventi che hanno una indicazione separata dei contributi in conto esercizio, nel conto economico. In base alla tipologie di contributo devono occupare un posto preciso nel bilancio e possono essere classificati in quattro differenti categorie, che sono riportate nell’elenco che segue.

  • All’interno della voce C.17, dedicata agli interessi ed altri oneri finanziari, se sono stati erogati per adempiere uno scopo di abbassamento delle spese finanziarie, come gli interessi passivi sui finanziamenti della società.
  • All’inteno della voce A.5, dedicata ad altri ricavi e proventi, se saranno utilizzati per perfezionare i ricavi della gestione o per abbassare i costi d’esercizio.
  • All’interno della voce E.20, dedicata ai proventi straordinari, se erogati per finanziare occasioni speciali.
  • All’interno della voce C.16, che comprende altri proventi finanziari, se sono utilizzare per diminuire gli oneri economici di periodi anteriori.

E’importante sapere che i contributi che appartengono alla voce A.5 sono considerati una base imponibile Irap, nel caso però in cui questi versamenti siano destinati o in parte utilizzati per il sostentamento delle spese legate al personale, non sono deducibili Irap. E’necessario quindi dividere il conto esercizio in due parti, nella prima saranno indicate le somme relative al valore della produzione, che devono essere tassate ai fini Irap. Nella seconda invece saranno indicate le spese sostenute per il pagamento del personale, che com’è già stato detto in precedenza sono indeducibili.

Chiarimenti aspetti fiscali

Nell’articolo 85, comma 1, lettere g e h del TUIR, sono presenti tutte le indicazioni relative agli aspetti fiscali di questo genere di versamento, che sono differenti in base alla natura del contributo e sono illustrati nell’elenco che segue.
Contributi che la legge fa rientrare in conto esercizio, in questo caso non fa differenza se la somma viene erogata da un ente giuridico pubblico o un soggetto giuridico privato.
Contributi in denaro, rientrano in questa categoria sia i versamenti in conto esercizio, sia altri eventuali sostegni.

Contributi in conto esercizio: il trattamento fiscale agli atenei

All’interno della contabilità degli atenei, i contributi in conto esercizio, ai fini IRES, si classificano in due categorie: i contributi concessi in relazione al contratto, concepiti come ricavi, e i contributi che vengono concessi sulla base della norma di legge: viene fatta una scrematura attenta dei ricavi, se sono più o meno qualificabili come contributi in conto esercizio. Proprio l’agenzia delle Entrate si è pronunciata in merito con la risposta a interpello n.238, in data 15 luglio del 2019. Ai fini del trattamento IRAP dei contributi spettanti per legge, è stato decretata la rilevanza dei contributi ai fini della formazione del valore della produzione, tranne per tutto ciò che è strettamente correlabile ai costi indeducibili. Una certa attenzione è stata posta dall’agenzia alle entrate e alla contabilità degli atenei, per cui occorre tenere in considerazione il decreto interministeriale MIUR-MEF (ministero delle economie e delle finanze) del 2014, il quale analizza le poste di bilancio più importanti per l’intero settore universitario e, sebbene non chiaramente in esso previsto, rimanda anche alle disposizioni del Codice civile, nonché ai principi contabili della nazione emanati direttamente dall’OIC (organismo italiano contabilità). Le università che non sono dichiarate come statali devono dunque adeguarsi a tale normativa. Ma cosa succede ai fini IRES e IRAP? Nel primo caso, come già citato sopra, i contributi di conto esercizio si suddividono in due categorie: contributi in base a contratto e concessi in base alla norma di legge come indicato nel TUIR. Sempre nel TUIR (Testo unico sulle imposte dei redditi) invece si prevede una fattispecie residuale specificando che, i contributi differenti da  quelli sopra indicati e da quelli per l’acquisto di beni ammortizzabili, sono di fatto concepiti come sopravveniente attive che concorrono a formare il reddito o interamente nell’attività in cui sono stati direttamente ricevuti. Ai fini invece dell’importabilità del contributo, sempre l’agenzia delle entrate, rileva la circostanza a cui la sua erogazione risponde. In qualsiasi caso, ad un interesse riconosciuto come da gratificare (in base alla disciplina normativa applicabile agli atenei) si intende, con questa normativa, garantire alle facoltà la possibilità di svolgere le relative attività didattiche in condizioni di equilibrio e di bilancio. Ai fini IRAP(imposta regionale attività produttive) invece la situazione è un po’ diversa perché, per quanto riguarda i contributi spettati per legge, si sancisce una rilevanza dei contributi con la finalità di una formazione del valore della produzione, concepita eccezionalmente per coloro che sono connessi a costi totalmente non deducibili.








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