I contributi in conto impianti per lungo tempo sono stati parificati ai contributi in conto capitale e classificati come sopravvenienze attive; con la Legge Finanziaria sono stati considerati come categoria a sé stante.

Questi contributi in conto impianti vengono tassati in due modi:

  • metodo patrimoniale: il costo di acquisto del bene è calcolato al netto del contributo; quest'ultimo concorre alla formazione del reddito sotto forma di minori quote di ammortamento deducibili nei periodi di imposta di durata dell'ammortamento stesso
  • metodo reddituale: il costo di acquisto del bene è contabilizzato al lordo del contributo; quest'ultimo è attribuito al conto economico e, mediante la tecnica contabile dei risconti, contribuisce a creare reddito per quote proporzionalmente corrispondenti alle quote di ammortamento del bene.

Possono essere rilevati contabilmente:

  • in diminuzione del costo del cespite, dove viene diminuito il valore del bene acquistato utilizzando in contropartita il conto acceso ai crediti per contributi (C II dell'attivo di Stato Patrimoniale)
  • con la tecnica dei risconti, dove il contributo viene interamente imputato nell'esercizio di competenza alla voce A5 “Altri ricavi e proventi” del conto economico. La quota di competenza dell’esercizio si contabilizza sul costo storico del bene al lordo del contributo e la parte di contributo di competenza degli esercizi successivi sarà rinviata, utilizzando la tecnica contabile dei risconti passivi.

La tecnica dei risconti consente di rivelare una situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'esercizio molto più chiara.

Chiarimenti a livello fiscale

Grazie alla Legge Finanziaria del 1998 i contributi in conto impianto sono riconosciuti come a se stanti. In base a questa legge la loro tassazione non è più calcolata tenendo conto del principio di cassa ma per competenza economica. Di seguito è illustrato come avviene la partecipazione al reddito dell’esercizio.

  • Nel caso in cui il contributo è calcolato a diretta riduzione della spesa di acquisto del bene a cui si riferisce, viene considerato una quota minore, che è deducibile durante il processo di ammortamento.
  • Nel caso invece in cui il bene di riferimento venga inserito nell’ambito dell’attivo patrimoniale al lordo del contributo, viene considerato come quota di risconto proporzionalmente legata alle quote di ammortamento di ogni esercizio.

Il Modello UNICO 1999 e la R.M. 29.03.2002 n. 100/E, hanno stabilito che il contributo viene concesso in relazione a precisi piani di investimenti, nei quali è fondamentale l’acquisto di beni strumentali e il sostenimento di spese di altra natura non inquadrabili tra i contributi in conto esercizio. Nel caso in cui non è possibile dividere il contributo nelle due categorie, la somma deve essere considerata nel suo totale una sopravvenienza attiva.

Informazioni utili

E’importante sapere che nel caso in cui l’oggetto del contributo venga ceduto per diversi motivi ed era già stato però contabilizzato a diretta riduzione del reddito, si verificherà una plusvalenza o minusvalenza che è data dalla differenza del costo residuo dell’oggetto e il corrispettivo ricevuto.

Nel caso in cui invece è stato usato il metodo dei risconti, si verificherà come nel caso precedenza una plusvalenza o una minusvalenza ma anche un provento uguale alla somma del contributo di risconto che non si trova nel conto economico.

Se invece si verifica che il contributo è stato inserito in un esercizio posteriore a quello in cui è stato iniziato ad essere utilizzato l’oggetto al quale esso si riferisce e l’ammortamento delle spese è già iniziato, è necessario ricercare le quote presenti negli esercizi che sono stati calcolati prima della sua deliberazione, che sono considerate una sopravvenienza attiva e riequilibrare il processo di ammortamento.





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