I contributi in conto impianti per lungo tempo sono stati parificati ai contributi in conto capitale e classificati come sopravvenienze attive; con la Legge Finanziaria sono stati considerati come categoria a sé stante.

Nel nostro Paese, sono tante le persone che decidono di mettersi in proprio e, avendo magari un'idea originale ed un pò di coraggio, di avviare un'attività imprenditoriale. A questo scopo è necessario tuttavia non solo possedere idee e spirito di iniziativa, ma anche del denaro a disposizione per poter lanciare, almeno inizialmente, la propria azienda. Tuttavia, in questi anni, sia a livello nazionale che europeo, per incentivare la nascita e l'avvio di società, sono state ideate iniziative di vario genere.

Da un lato, infatti, si è cercato di semplificare le normative in materia, spesso eccessivamente complesse, e ridurre gli ostacoli burocratici che facevano rallentare le procedure per la creazione di nuove imprese; dall'altro, invece, sono stati stanziati ingenti fondi finanziari, da mettere a disposizione di coloro (soprattutto alcune categorie di soggetti) che avessero voluto lanciarsi nel mondo dell'imprenditoria. Da qui, di conseguenza, prestiti e agevolazioni economiche per giovani e donne.

Tali soggetti, infatti, risultano essere, tra le altre cose, quelli più colpiti dalla piaga della disoccupazione ed i contributi loro forniti per mettersi in proprio hanno permesso di avviare attività imprenditoriali e lanciarsi nel mondo del lavoro. Tra gli incentivi previsti dallo Stato italiano e dall'Unione Europea, molto utilizzati sono stati i cosiddetti contributi in conto impianti. Cerchiamo di capire più approfonditamente quindi di cosa si tratti e a cosa ci si riferisca con tale terminologia.

I contributi in conto impianti rappresentano in pratica delle somme di denaro erogate dallo Stato o altri enti pubblici ad imprese private con lo scopo di realizzare iniziative di costruzione, ampliamento o ammodernamento di impianti industriali o comunque di beni strumentali ammortizzabili da parte di queste ultime. In altre parole, tali contributi sono finanziamenti per acquisire, realizzare ex novo o ammodernare fattori produttivi cosiddetti "a lungo ciclo di utilizzo", essenziali per un'azienda e la sua produzione.

Scopo ultimo dell'erogazione di questo denaro è lo sviluppo territoriale di aree geografiche e, al tempo stesso, l'incentivazione e l'ammodernamento degli impianti industriali ivi presenti, anche riducendo i costi di acquisto di taluni beni da parte delle aziende. Pensiamo, per esempio, ai macchinari o impianti tecnici utili ad un'impresa per la realizzazione di propri prodotti, che poi saranno lanciati sul mercato e venduti.

Anche questo genere di finanziamenti dovranno poi essere oggetto di relativa rendicontazione e tassazione. In particolare, come vedremo meglio successivamente, potranno essere contabilizzati in maniera differente e saranno al centro di una complessa procedura di rendicontazione di natura fiscale. E andiamo proprio ad approfondire questi aspetti maggiormente tecnici, fornendo anche indicazioni e chiarimenti ove occorrenti e, poi, delle informazioni utili al riguardo.

Questi contributi in conto impianti vengono tassati in due modi:

  • metodo patrimoniale
  • metodo reddituale: il costo di acquisto del bene è contabilizzato al lordo del contributo; quest'ultimo è attribuito al conto economico e, mediante la tecnica contabile dei risconti, contribuisce a creare reddito per quote proporzionalmente corrispondenti alle quote di ammortamento del bene.

Possono essere rilevati contabilmente:

Contributi in conto impianti

  • in diminuzione del costo del cespite, dove viene diminuito il valore del bene acquistato utilizzando in contropartita il conto acceso ai crediti per contributi (C II dell'attivo di Stato Patrimoniale)

La tecnica dei risconti consente di rivelare una situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'esercizio molto più chiara.

Contributi in conto impianti: chiarimenti a livello fiscale

Grazie alla Legge Finanziaria del 1998 i contributi in conto impianto sono riconosciuti come a se stanti. In base a questa legge la loro tassazione non è più calcolata tenendo conto del principio di cassa ma per competenza economica. Di seguito è illustrato come avviene la partecipazione al reddito dell’esercizio.

  • Nel caso in cui il contributo è calcolato a diretta riduzione della spesa di acquisto del bene a cui si riferisce, viene considerato una quota minore, che è deducibile durante il processo di ammortamento.
  • Nel caso invece in cui il bene di riferimento venga inserito nell’ambito dell’attivo patrimoniale al lordo del contributo, viene considerato come quota di risconto proporzionalmente legata alle quote di ammortamento di ogni esercizio.

Il Modello UNICO 1999 e la R.M. 29.03.2002 n. 100/E, hanno stabilito che il contributo viene concesso in relazione a precisi piani di investimenti, nei quali è fondamentale l’acquisto di beni strumentali e il sostenimento di spese di altra natura non inquadrabili tra i contributi in conto esercizio. Nel caso in cui non è possibile dividere il contributo nelle due categorie, la somma deve essere considerata nel suo totale una sopravvenienza attiva.

Informazioni utili

E’importante sapere che nel caso in cui l’oggetto del contributo venga ceduto per diversi motivi ed era già stato però contabilizzato a diretta riduzione del reddito, si verificherà una plusvalenza o minusvalenza che è data dalla differenza del costo residuo dell’oggetto e il corrispettivo ricevuto.

Nel caso in cui invece è stato usato il metodo dei risconti, si verificherà come nel caso precedenza una plusvalenza o una minusvalenza ma anche un provento uguale alla somma del contributo di risconto che non si trova nel conto economico.

Se invece si verifica che il contributo è stato inserito in un esercizio posteriore a quello in cui è stato iniziato ad essere utilizzato l’oggetto al quale esso si riferisce e l’ammortamento delle spese è già iniziato, è necessario ricercare le quote presenti negli esercizi che sono stati calcolati prima della sua deliberazione, che sono considerate una sopravvenienza attiva e riequilibrare il processo di ammortamento.

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