Riportiamo le modifiche dell'età pensionabile derivanti dalla riforma pensionistica e i nuovi limiti e requisiti per presentare la domanda.

I casi in cui si dice "per anzianità"

Età pensionabile dipendenti Uomini: 35 anni di contributi (senza considerare i contributivi figurativi per malattia e disoccupazione indennizzata per il raggiungimento dei 35 anni) e 60 anni di età oppure 40 anni di contribuzione (compresi i contributi figurativi di malattia e disoccupazione indennizzata per il conseguimento dei 40 anni), indipendentemente dall'età pensionabile dipendenti Donne: 35 anni di contributi (senza considerare i contributivi figurativi per malattia e disoccupazione indennizzata per il raggiungimento dei 35 anni).

Al momento è in via sperimentale solo per le lavoratrici dipendenti l'età pensionabile con minimo contributivo di 35 anni ed età di 57 anni per l’accesso alla pensione di anzianità con la penalizzazione consistente nella liquidazione della pensione con il sistema di calcolo completamente contributivo oppure 40 anni di contribuzione (compresi i contributi figurativi di malattia e disoccupazione indennizzata per il conseguimento dei 40 anni), indipendentemente dall'età.

Età pensionabile per i lavoratori autonomi 

Età pensionabile per i lavoratori autonomi Uomini (coltivatori diretti, coloni, mezzadri, artigiani e commercianti):

  • dal 2008 al 2009 - requisiti minimo contributivo di 35 anni e 61 anni di età;
  • dal 2010 al 2013 - requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 62 anni; dal 2014 in poi: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 63 anni.

A che età possono andarci le lavoratrici autonome

In via sperimentale sino al 31 dicembre 2015 è confermato il diritto alla pensione di anzianità con il requisito minimo di 35 e l’età di 58 anni (la pensione, però, verrà liquidata con il sistema contributivo).

  • Dal 2010 al 2013: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 61 anni
  • Dal 2014 in poi: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 62 anni

Per tutti i lavoratori autonomi vale il requisito alternativo dei 40 anni di contribuzione prescindendo dall’età.

Pensione per vecchiaia contributiva

Immagine d'esempio utilizzata nell'articolo Età pensionabile: i nuovi requisiti e criteri della riforma

  • Età pensionabile dal 2008: 35 anni di contributi e età pensionabile di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, oppure con 40 anni di contribuzione indipendentemente dall'età
  • Dal 2008 al 2009: 35 anni di contributi e l'età pensionabile di 60 anni per i soli uomini, in quanto le donne raggiungono il diritto con 5 anni di contribuzione effettiva e 60 anni di età.
  • Dal 2010 al 2013: 35 anni di contributi e l'età di 61 anni per i soli uomini
  • Dopo il 2013: 35 anni di contributi e l'età di 62 anni solo per gli uomini

Dettagli sulla formula per vecchiaia retributiva

Tale forma di pensione, che consisteva nel vecchio sistema pensionistico consisteva in 20 anni di contributi e 65 anni di età per gli uomini e 60 anni per le donne, dal 1° gennaio 2000 in poi, non è prevista dalla riforma delle pensioni.

Eccezioni:

Nei seguenti casi l'età per la pensione resta fissata ai precedenti limiti:

  • Lavoratori non vedenti, se tali da data anteriore all'inizio dell'assicurazione o con almeno 10 anni di assicurazione e contribuzione dopo l'insorgenza della cecità, l'età pensionabile è di 55 anni per gli uomini e 50 per le donne.
  • Lavoratori non vedenti in tutti gli altri casi, l'età pensionabile scatta a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne.
  • Lavoratori invalidi almeno all'80%, l'età pensionabile scatta a 60 anni per gli uomini e 55 per le donne.
  • Lavoratori usuranti. La legge prevede che i lavoratori adibiti a lavori usuranti possano andare in pensione in anticipo rispetto agli ordinari limiti di età in relazione allo svolgimento e alla durata dell'attività. L'agevolazione riguarda sia le pensioni liquidate secondo il sistema retributivo, sia quelle calcolate con ilsistema contributivo.
  • Lavoratrici Madri.
  • Lavoratori precoci. Coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni avranno garantito un regime agevolato (da definire con le parti sociali).

Cosa accadrà nei prossimi anni

Immagine d'esempio utilizzata nell'articolo Età pensionabile: i nuovi requisiti e criteri della riforma

È la Gazzetta Ufficiale ad aver pubblicato il decreto del Ministero dell’Economia con cui si precisa quale sarà l’età pensionabile del prossimo biennio, vale a dire il 2021-2022, quando scatterà l’adeguamento di tutti i requisiti dell’età pensionabile con le aspettative di vita che si alzano di anno in anno. Il decreto ha, infatti, precisato che questo adeguamento comporterà un ulteriore innalzamento dell’età in cui si potrà andare in pensione, già aumentata a ben 67 anni nel corso del 2019.

Il 1 gennaio 2020 l’età pensionabile è aumentata di ulteriori 5 mesi, a eccezione dei requisiti considerati per le cosiddette pensioni anticipate. Chi invece deve ancora andare in pensione e probabilmente dovrebbe andarci nel prossimo biennio rischia, purtroppo, di vedersi allontanare questa fatidica soglia. Vediamo, allora, cosa succederà nei prossimi anni. Il decreto del Ministero stabilisce chiaramente che in base all’indicazione Istat di una speranza di vita cresciuta fino a 65 anni di poco più di 0,02 decimi, il 2021 non comporterà nessuna variazione in merito ai requisiti per l’età pensionabile.

Dunque, entro il 31 dicembre 2022 si andrà in pensione in questo modo:

  • a 67 anni e 20 anni con la pensione di vecchiaia;
  • a 71 anni e minimo 5 anni di contributi con quella di vecchiaia ma contributiva;
  • a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi versati per le donne con la pensione anticipata;
  • a 64 anni e 20 anni di contributi con quella anticipata ma sempre contributiva;
  • con la quota 41 valida solo per i lavoratori precoci, ovvero con 41 anni di contributi;
  • con la quota 100 fino a tutto il 2021;
  • con l’opzione donna, ovvero a 58 anni per i privati e 59 per le autonome e 35 anni di contributi.

Queste sono quindi tutte le opzioni che chi vorrà andare in pensione potrà prendere in esame nel corso del 2021 e 2022, a meno che, ovviamente, non ci siano nuove riforme.
La situazione, a oggi, cambierà però nel 2023, quando potrebbe scattare un vero adeguamento, che potrebbe far aumentare l’età pensionabile a 67 anni e 3 mesi e 43 anni di contributi per le pensioni anticipate. Un trend che potrebbe mantenersi in crescita anche per gli anni successi con ulteriori adeguamenti all’aspettativa di vita tracciata dall’Istat. Quindi, muniamoci di pazienza e stiamo a vedere cosa succederà.





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