La Flat Tax rappresenta un sistema fiscale che è caratterizzato da una, non progressiva, aliquota fissa. Essa trova applicazione in una proposta contenuta nel contratto di Governo fra M5s e Lega ed include due aliquote, di cui del 15 e del 20% per quanto riguarda i redditi da lavoro di persone fisiche, famiglie e Partite IVA; ed una, invece, fissa destinata alle imprese che reinvestono i loro utili del 15 + 5%. Inoltre, è previsto un sistema di detrazioni e deduzioni atto a garantire la progressività delle imposte.

Matteo Salvini, il leader della Lega, è colui che si batte maggiormente per l’introduzione, in Italia, della flat tax. Infatti, insieme alla coalizione di centrodestra e al M5s, egli punta a sostituire l’attuale sistema della tassazione Irpef per scaglioni e aliquote con la tassa piatta uguale per tutti.

Allo stato odierno, in questa situazione di stallo nel mondo dell’economia, si torna a parlare proprio della proposta di Salvini e, il capogruppo dei 5stelle al Senato, Danino Toninelli, si dichiara favorevole a questa flat tax, purché non penalizzi le categorie più povere.

La proposta non è nuova al nostro Paese: pro e contro

In realtà la proposta della flat tax non è una novità per l’Italia, infatti questo è uno dei temi più cari ai partiti del centrodestra fin dal 1994, anno in cui Berlusconi provò a proporla per la primissima volta.

La possibilità di introdurre la flat tax sia per le imprese che per le famiglie permetterebbe di fare abbassare, l’attualmente troppo elevata, pressione fiscale nel nostro Paese; si tratta, infatti, di una fra le più alte nel mondo e ci sarebbe anche il vantaggio, a parere di alcuni, di ridurre notevolmente il fenomeno negativo dell’evasione fiscale.

Per quanto riguarda i contro, invece, c’è chi ritiene non sarebbe affatto produttiva in Italia l’introduzione di una flat tax con aliquota unica. Questa fazione si concentra sul fatto che tale proposta è in netto contrasto con il principio di progressività che ha l’imposizione fiscale e, cancellando la tassazione Irpef per aliquote e scaglioni si andrebbe incontro ad un crollo a carico delle entrate tributarie.

Capiamo come funziona la misura

Per capire meglio come funziona la flat tax è utile, però, fare degli altri ragionamenti, infatti, anche se comprendere il funzionamento della flat tax è abbastanza semplice, è opportuno essere a conoscenza del fatto che essa, rispetto al sistema di tassazione di redditi Irpef per aliquote e scaglioni attualmente in uso, questa imposta fissa ad aliquota unica è davvero molto semplice da applicare ma potrebbe nascondere anche qualche insidia.

Le imposte sui redditi con una flat tax verrebbero pagate da ogni contribuente in misura fissa quindi il prelievo fiscale sul reddito da lavoratore dipendente, da pensione e da impresa verrebbe completamente uniformato. La proposta attuale è quella di introdurre un’aliquota fissa del 15% oppure del 23% a seconda che la proposta arrivi dalla Lega o, come detto prima, da Forza Italia.

Per quanto riguarda le insidie, c’è chi ritiene che la tassazione con l’aliquota fissa potrebbe essere svantaggiosa per il nostro Paese a causa di due principali motivazioni, quali:

  • Come anticipato, la flat tax sarebbe contraria al principio di progressività di imposizione fiscale che viene stabilito dall’articolo 53 della Costituzione;
  • Il nostro Paese si troverebbe a dover fare i conti con entrate minori nel “bilancio statale”.

Il primo punto in esame è quello sul quale, innanzitutto, ci si deve concentrare con attenzione in sede di analisi della proposta che riguarda la sostituzione della tassazione Irpef per aliquote e scaglioni con una flat tax, pace fiscale e condono.

La flat tax, però, sulla base della proposta di legge che è stata presentata dalla Lega alla Camera introduce insieme all’aliquota fissa del 15%, anche un sistema di deduzioni proporzionale di 3.000 euro per ogni componente del nucleo familiare da calcolare, però, sulla base del reddito complessivo.

Vediamo quindi come ci siano favorevoli e contrari alla flat tax ma nonostante la fondatezza di pro e contro alla tassazione con aliquota fissa, quello che si evince senza ombra di dubbio è che l’Italia ha una più che urgente necessità di avviare una riforma della tassazione sui redditi.

Flat tax, le origini americane 

Le origini della flat tax sono americane. Tra i fautori di questa teoria ci sono gli economisti statunitensi Milton Friedman, ma anche Robert Hall e Alvin Rabushka. Questi ultimi, infatti, durante la presidenza di George W. Bush, spinsero molto per l’introduzione della flat tax al 17,5%. Un’aliquota del genere avrebbe consentito numerosi benefici per moltissimi cittadini americani. Secondo la teoria degli economisti, l’applicazione di questa aliquota doveva essere accompagnata anche dalla cancellazione delle detrazioni, delle deduzioni e delle esenzioni esistenti per poter ampliare al massimo la base dell’imponibile. Così facendo si sarebbe avuto un gettito fiscale alla stregua dei vecchi sistemi a tassazione progressiva se non superiore, andando a includere potenzialmente anche l’economia sommersa da tassare con la nuova norma. Inoltre, al vaglio assieme alla flat tax c’era anche l’introduzione di una no tax area ad hoc. 

La flat tax nei Paesi europei 

Tuttavia, la flat tax a cui l’Italia guarda con interesse è quella introdotta dai Paesi dell’Est Europa, che mirano a restituire ossigeno all’economia e a facilitarne la ripresa e il rilancio più che, come nel caso americano, a tutelare gli interessi dei ceti più abbienti e delle lobby. Negli anni Novanta hanno introdotto la flat tax moltissimi Paesi dell’est come:

  • l’Estonia, con aliquota al 24%, 
  • la Lettonia con aliquota al 25%,
  • la Lituania con aliquota al 33%. 

Nei primi anni 200 è toccato alla Russia, con aliquota al 13%, all’Ucraina con aliquota al 13% poi alzata al 15%, alla Slovacchia con aliquota al 19% poi abolita nel 2013. In anni più recenti hanno introdotto la flat tax anche la Romania con aliquota al 16%, la Macedonia con aliquota al 12%, l’Albania con aliquota al 10% e infine la Bulgaria sempre con aliquota al 10%. La Repubblica Ceca ha scelto di introdurre la flat tax al 23%. Tutti esempi allo studio dell’Italia, in cui la norma finanziaria ha dato respiro – entro certi limiti – all’economia del Paese e all’imprenditoria locale.





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