La formazione permanente (detta anche Lifelong learning) è l'insieme dei processi di apprendimento che si verificano dopo la prima fase di formazione scolastica, all'università o sul lavoro, atti ad arricchire le competenze, migliorando le qualifiche professionali.

Scuole di recupero anni: un’opportunità per rimettersi in pista

Il fatto che la disoccupazione rappresenti il problema principale del nostro Paese, è ormai cosa nota. Non si placa la diffusione di dati sconcertanti e preoccupanti con riferimento a questo fenomeno: le ultime parlano di un aumento, testimoniato dalle tabelle Istat del 31 dicembre 2013, del + 18% nel giro di un anno, che risulta essere addirittura del + 50% se si considera l’ultimo biennio.

6 milioni di italiani si trovano senza un’occupazione e fra di essi è in costante aumento il numero di sfiduciati, persone che decidono di interrompere la loro ricerca per via delle troppe porte sbattute in faccia. Preso atto della propria scarsa appetibilità dal punto di vista lavorativo, smettere di lottare però non è per nulla la scelta migliore. Al contrario, un’ottima idea può essere quella di approfittare del tanto tempo libero per investire sulla propria formazione.

Bisogna considerare che per quanto attiene alla fascia di età 25-64 anni, addirittura il 45% non ha il diploma di scuola superiore, come stabilito dall’indagine PIAAC promossa dall’Ocse. Dunque, per molti disoccupati, il raggiungimento quantomeno del diploma può rappresentare un ottimo metodo per impiegare in maniera utile il periodo di inattività dovuto alla mancanza di un’occupazione, trasformando così un momento di difficoltà in un’opportunità di crescita e divenendo così più appetibili sul mercato del lavoro. Per questo esistono le scuole di recupero degli anni scolastici.

Ma come funzionano questi istituti di recupero anni?

In Italia sono presenti decine di società private che svolgono questa funzione. Esse sono dotate di aule in tutto e per tutto equiparabili a quelle delle scuole vere e proprie e forniscono corsi mattutini, pomeridiani e serali, a seconda delle esigenze di ogni studente, il quale può scegliere se partecipare a lezioni individuali o di gruppo. Ognuna di queste scuole dispone di vari percorsi formativi, i quali corrispondono alle scuole superiori vere e proprie, e rilasciano titoli di studio riconosciuti dallo Stato Italiano e, dunque, in tutto e per tutto equivalenti a quelli raggiunti regolarmente all’età di 18-19 anni. Ci sono dunque il liceo scientifico, il liceo classico, ma anche percorsi più concreti come quelli per diventare ragioniere o geometra.

L’elemento che caratterizza questi istituti è raffigurato dalla possibilità di recuperare in un solo anno solare l’anno singolo, il biennio, il trienno e, in alcuni casi addirittura il quadriennio, ed arrivare così all’esame di maturità in men che non si dica. Molto interessante anche l’opportunità, offerta da alcune di queste scuole, di svolgere i corsi di formazione on-line.
Quindi queste scuole rappresentano e continueranno a rappresentare un’importante realtà per tutte quelle persone che scelgono di dare una svolta alla loro situazione umana e professionale.

A chi si rivolge la formazione permanente?

La formazione permanente si rivolge: ai lavoratori occupati (formazione professionale continua), ai disoccupati o a quanti non riescono a inserirsi nel mercato del lavoro; comprende infatti sia la formazione generale che la formazione professionale continua.

La formazione permanente si può svolgere all'interno di un'istituzione preposta oppure direttamente sul luogo di lavoro, durante il tempo libero o in occasione di un'attività sociale o culturale.

La formazione permanente si pone al di fuori dello schema d'istruzione classico, conducendo l'individuo ad apprendere al di fuori del tradizionale sistema scolastico.

Le persone possono infatti avviare un percorso formativo professionalizzante che parta dall'apprendimento scolastico canonico, ma che poi proceda dopo l'inserimento lavorativo come formazione sul lavoro (affiancamento ad altri, alternanza tra momenti di lavoro e momenti di formazione, corsi di aggiornamento veri e propri).

Formazione continua

Nel caso di professionalità fuori dal mercato del lavoro, la formazione continua diventa particolarmente importante per ri-professionalizzare e ri-qualificare i lavoratori.

Le risorse messe a disposizione dal Fondo Sociale Europeo hanno infine dato un ulteriore slancio alla formazione permanente, consentendo alle Regioni di promuovere corsi di formazione gratuiti rivolti sia agli occupati che ai disoccupati, con particolare attenzione alle fasce deboli (immigrati, donne, lavoratori in mobilità, giovani in cerca di prima occupazione ecc.).

Lo scopo principale

La politica di promozione della formazione permanente ha lo scopo principale di formare dei cittadini, che oltre a possedere qualifiche e conoscenze lavorative specifiche, siano in grado di praticare una cittadinanza attiva. Le linee della politica italiana e dell’Europa vogliono sottolineare e riconoscere l’importanza del ruolo delle istituzioni nella formazione di ogni cittadino, che ha il pieno diritto di vivere una vita all’insegna della crescita personale e non solo professionale. E’proprio per questo motivo che le Regioni italiane organizzano spesso dei corsi gratuiti rivolti a persone di diverse età, che generalmente si tengono presso strutture accreditate e vantano la collaborazione di personale esperto e qualificato. La fomazione permanente non deve essere vista solo come un approfondimento delle personali abilità e conoscenze lavorative, ma un momento in cui è possibile crescere a livello morale e individuale, solo in questo modo sarà possibile contare sulla presenza di una popolazione attiva e capace di capire i cambiamenti del mondo in generale. Di seguito sono illustrati i vari obiettivi che si possono raggiungere grazie all’attuazione della formazione permanente.

  • Garantire a tutti la possibilità di prendere parte a corsi formativi, utili a permettere l’apprendimento e l’aggiornamento di tutte le nozioni che sono necessarie per poter contribuire alla crescita e allo sviluppo di una società civile.
  • Incentivare una crescita del paese che sia proporzionale alle risorse umane utilizzate.
  • Insegnare metodologie di studio che permetteranno ai cittadini di riuscire a essere sempre aggiornati e professionali nell’arco della loro vita.
  • Offrire a tutti l’opportunità di essere istruiti.

In un momento di profonda crisi economica e lavorativa come quello che sta attraversando il nostro paese negli ultimi anni, prendere parte a dei corsi del genere può significare avere una chance in più per trovare un impiego e soprattutto per tenere testa alla concorrenza. Alcune Regioni e Province italiane mettono a disposizione dei cittadini, degli appositi libretti, dove è possibile reperire informazioni utili sui vari corsi che le istituzioni propongono.

Quesiti su organismi paritetici e formazione: Il chiarimento del Ministero del Lavoro

La formazione obbligatoria e le disposizioni normative indicate dal D.Lgs 81/08 che prevedono la collaborazione con gli organismi paritetici sono spesso oggetto di interpretazioni diverse da parte di consulenti e aziende che vorrebbero vederci chiaro ci illustra Polistudio azienda specializzata nella sicurezza sul lavoro di Rovigo.

A intervenire nel merito, questa volta, è stata la Direzione generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali che chiarisce con la circolare
n.9483 dell’8 giugno 2015 la posizione del Datore di Lavoro qualora affidi la formazione ad organismi paritetici che non siano in possesso dei requisiti normativi richiesti.

Nel ribadire che l’articolo 37, comma 1 del D.Lgs 81/08 stabilisce l’obbligo, in capo al datore di lavoro, di assicurare che ciascun lavoratore riceva una formazione sufficiente e adeguata, la circolare ricorda che è il comma 12 dell’art. 37 a stabilire che la formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza debba avvenire “in collaborazione con gli organismi paritetici, ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l’attività del datore di lavoro”. Dove per “collaborazione” non s’intende che il datore di lavoro debba effettuare la formazione con gli organismi paritetici quanto, piuttosto, che li debba mettere a conoscenza dello svolgimento di tale attività.

E che “solo gli organismi bilaterali costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori di lavoro o dei prestatori di lavoro firmatarie di tali contratti possano definirsi organismi paritetici ai sensi dell’art. 2 del D.lgs 81/08 che li definisce, e quindi legittimati a svolgere l’attività di formazione, in collaborazione coi datori di lavoro.”
Pertanto, precisa la circolare, “eventuali altri enti bilaterali costituiti da organizzazioni sindacali e datoriali non in possesso degli indicati requisiti normativi non possono definirsi organismi paritetici” e di conseguenza non possono svolgere l’attività di formazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze.

Alla verifica del possesso dei requisiti da parte dell’organismo paritetico ci deve pensare sempre il datore di lavoro.





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