Ai sensi delle previsioni contrattuali vigenti (artt. 50 e 16, rispettivamente, dei CCNL 8/12/2007 per i quadri direttivi e le aree professionali e 10/01/2008 per i dirigenti) ai lavoratori spetta annualmente un numero di permessi giornalieri retribuiti corrispondente alle giornate che (indicate come festività dagli art. 1 e 2 della Legge 27 maggio 1949, n. 260) non siano più riconosciute come tali, per conseguenti disposizioni di legge. Ecco alcune informazioni da sapere sui permessi ex festività.

Come fruire di queste giornate retribuite

Il CCNL del settore credito in vigore, art. 50, prevede che i giorni di recupero debbano essere fruibili dal 14 gennaio al 16 dicembre di ogni anno. Nel caso in cui non vengano utilizzati entro il termine, il valore corrispondente viene monetizzato nell'anno e viene determinato sulla base di 1/360 della retribuzione annua per ogni giornata. Il CCNL sottolinea anche che i recuperi possono essere maturati solo se le ex-festività ricorrono in giorni in cui: sia prevista la prestazione lavorativa; il lavoratore/lavoratrice abbia diritto all'intero trattamento economico. In tali giornate è indispensabile dunque evitare di effettuare qualsiasi tipo di assenza non retribuita (permessi non retribuiti, aspettative, scioperi) per non subire, oltre alla mancata retribuzione, la perdita di un giorno di ferie (doppia penalizzazione).

Esempio: cosa accadeva nel calendario 2010

Nell'anno 2010 i giorni di permesso ex festività sono stati cinque: 19 marzo - San Giuseppe (venerdì); 13 maggio – Ascensione (giovedì); 3 giugno - Corpus Domini (giovedì); 29 giugno - Santi Pietro e Paolo (martedì); 4 novembre – Unità Nazionale (giovedì). Per la sola piazza di Roma il 29 giugno è stata giornata festiva e quindi i giorni di permesso ex festivitàsono stati ridotti a quattro.

Permessi ed ex festività

Durante l’anno 2014 i giorni considerati permessi di ex festività sono stati solamente quattro e si riferiscono a mercoledì 19 marzo, la festa di San Giuseppe, giovedì 29 maggio, l’ascensione, giovedì 19 giugno, ex Corpus domini e martedì 4 novembre, il giorno della Festa delle forze armate. Da questo elenco emergeva che il 29 giugno, festa Di SS Pietro e Paolo, non è stato riconosciuto come una giornata di ex festività, perchè caduta di domenica. E’ importante sottolineare che in base al comma 4 dell’articolo 12 di rinnovo del CCNL, sancito il 19/01/2012 le persone che ricoprono un ruolo di Quadro Direttivo e i Dirigenti hanno l’obbligo di contribuire al Fondo Nazionale che si occupa del sostegno dell’occupazione nel settore del credito, con un giorno di ex festività che deve avvenire nel periodo 2012/2016.

Da questo articolo quindi emerge che i giorni di permesso che possono essere considerati ex festività nell’anno 2014 furono tre. Inoltre per quanto riguarda le aree professionali la giornata fu tolta dalla Banca delle Ore. E’ importante sapere che per poter usufruire interamente delle festività che sono state eliminate, è necessario che il lavoratore abbia diritto in quelle particolari giornate, a percepire l’intero trattamento economico, quindi è chiaro che non bisogna usufruire di giorni di aspettativa o permessi non retribuiti.

Com’è stato già spiegato in precedenza le festività eliminate possono essere usate dai lavoratori dal 16 Gennaio al 14 Dicembre, nel caso in cui un dipendente non ne faccia uso, riceverà nel mese di Febbraio dell’anno successivo, il loro pagamento nella misura di 1/360 della retribuzione annua giornaliera. Nell’anno 2014 le giornate del 25 Aprile, 1 Maggio e 2 Giugno non sono cadute di domenica, quindi i lavoratori non hanno avuto diritto a usufruire di giornate di recupero. Sono state invece considerate giornate di semifestività la vigilia di Ferragosto, quindi il 14 Agosto, la Vigilia di Natale, il 24 Dicembre e il 31 Dicembre. Per tutti coloro che da contratto devono lavorare anche il sabato, la Vigilia di Pasqua è considerata una giornata di semifestività. I lavoratori che svolgono un orario part-time hanno diritto a ususfruire di un permesso di uscita anticipata, che viene calcolato tenendo in considerazione la stessa riduzione applicata a un lavoratore che svolge un orario full time.

Le ex festività del 2020

Ex festività

Anche per questo 2020 i giorni festivi riconosciuti dalla normativa italiana sono sostanzialmente tre: la Festa della Liberazione il 25 aprile, la festa dei Lavoratori il 1° maggio e la festa della Repubblica il 2° giugno. A queste giornate, poi, come sappiamo si aggiungo i giorni di festa religiosi, come il giorno dell’Immacolata, il giorno di Natale e quello di Santo Stefano, il 1° gennaio, l’Epifania, ma anche il giorno di Pasqua e quello di Pasquetta, Ferragosto e il 1° novembre. In passato, la legge riconosceva anche altre festività, che per il 2020 coincidono con quattro giornate specifiche che danno diritto pienamente al lavoratore a ore di permessoextra retribuite regolarmente di cui si può usufruire qualora se ne abbia la necessità oppure vedersele in busta paga.
Per questo 2020, quindi, le giornate di ex festività sono:

  • giovedì 19 marzo 2020, giorno di San Giuseppe;
  • giovedì 21 maggio 2020, giorno dell’Ascensione;
  • lunedì 29 giugno 2020, giorno di San Pietro e Paolo;
  • mercoledì 4 novembre 2020, la Festa dell’Unità Nazionale.

Quest’anno, manca la tradizionale quinta ex festività, ovvero quella del Corpus Domini, il 14 giugno 2020, che cade di domenica e quindi non matura nessun permesso come ex festività e non comparirà in busta paga al contrario delle altre. Per gli altri quattro giorno, invece, tutti i lavoratori regolarmente assunti godono di un giorno di permesso extra di cui usufruire quando necessario. Per i romani, invece, trattandosi del loro santo patrono, il giorno di S.S. Pietro e Paolo, il prossimo 29 giugno, viene riconosciuto come una festa patronale a tutti gli effetti e quindi un giorno festivo.

Come sappiamo, quindi questi giorni di ex festività saranno automaticamente convertiti in permessi retribuiti, che vanno ad aggiungersi ai cosiddetti ROL che il dipendente matura ogni mese direttamente in busta paga. Quindi, nel complesso, durante il 2020 i dipendenti beneficieranno di 32 ore di permesso se lavorano full time, se invece lavorano part-time le ore si calcolano in maniera proporzionale. Se però il dipendente non volesse usufruire delle ore di permesso nessun problema, perché questi, qualora non siano necessari, poiché sono comunque maturati, finiranno in busta paga. Il meccanismo avviene naturalmente se il lavoratore non ha usufruito di queste ore aggiuntive di permesso retribuito entro 12 o 24 mesi dalla maturazione, a seconda del contratto di lavoro. A questo punto, vedrà una busta paga più ricca nella mensilità di dicembre, quindi di fine anno, o d’inizio dell’anno successivo, quindi di gennaio.

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