La globalizzazione economica infatti facilita il lavoro (inteso come produzione e scambio di bene e servizi) con l'uso di varia tecnologia, tuttavia, al tempo stesso, ne determina una profonda modifica, alterandone le modalità di svolgimento da Paese a Paese. In alcuni di questi portando addirittura ad uno sfruttamento della manodopera umana, al fine di una maggiore produzione di beni, sempre più richiesti, e all'ottenimento di minori tempi di consegna.

In un mondo del lavoro in rapida evoluzione e trasformazione, i diversi soggetti che ambiscono ad entrarvi o a cercare di rimanervi sono costretti, da un lato, a ricercare una preparazione e formazione continua per restare al passo coi tempi e le richieste del mercato, mentre dall'altro viene loro domandata una maggiore attenzione alle opportunità che le varie aziende offrono e che vengono sempre più pubblicizzate tramite canali telematici ed in particolare la rete globale.

Nell'era di internet dunque è ad esempio importante proporre la propria autocandidatura sul web, rimanere sempre aggiornati e cercare lavoro anche attraverso le offerte on line o su siti come Jobrapido.

Questo, così come altri siti simili, permette infatti di avere un contatto molto più diretto con le richieste di un'azienda alla ricerca di personale e di velocizzarne l'individuazione, da parte di questa, attraverso una scrematura di profili e capacità ricercati. E tutto ciò evita pertanto eventuali perdite di tempo, rispetto al passato, sia per quei soggetti non rientranti nel profilo giusto richiesto e sia per le stesse aziende nelle varie procedure di selezione.

Un libro che spiega in modo approfondito le dinamiche legate alla globalizzazioneeconomica è il saggio di Jeremy Rifkin intitolato “La fine del lavoro”.

Globalizzazione economica: i mutamenti

Il libro di Rifkin “La fine del lavoro”, pone il punto proprio sulle condizioni negative e i mutamenti che la globalizzazione economica, e con essa la rivoluzione industriale e tecnologica, hanno apportato al modo di percepire il lavoro stesso.

Nell'era della globalizzazione economica, con l'avvento del terzo millennio, stanno dunque piano piano scomparendo, i vecchi “mestieri” per dare il passo a nuove e più aggiornate professioni. I meno giovani in questo senso hanno la meglio, perché più al passo con i tempi.

Il fenomeno, già in pieno regime negli Stati Uniti e arrivato, seppur con ritardo, anche in Europa, pone anche il punto sul ridimensionamento delle tecnologie obsolete per favorire macchinari e robot sempre più tecnologici.

Infatti, le aziende mirano sempre più alla produzione e allo scambio di merci e servizi in maniera velocizzata e questo è favorito dall'uso di strumenti sempre più sofisticati e progrediti, tenendo presente che oggi la ricchezza di un'azienda dipende anche dalla rapidità di risposta alle richieste dei propri clienti.

Il libro di Rifkin “La fine del lavoro”, spiega come nel mondo globalizzato sia necessario sfruttare le numerose risorse che la tecnologia propone ogni giorno, per evitare crisi economiche ingenti e far progredire l'economia mondiale.

La globalizzazione unita alla stabilità politica mondiale

Parlare di globalizzazioneeconomica non può prescindere dal prendere in considerazione la stabilità politica ed istituzionale dei singoli Stati. Ad oggi ci sono molti focolai apertI, dove la guerra mette in pericolo non solo l’incolumità di civili ma anche il senso di pace di questi anni. Le tensioni Ucraina-Russia, l’ascesa del Califfato Isis in Siria e Iraq, le guerre in Africa, la primavera araba di alcuni anni fa, nascondono in alcuni casi motivi economici e di potere. E’ il caso per esempio dell’Ucraina, dove le zone est sono occupate da militanti filorussi e la stessa Russia non intende cedere una sua sfera d’influenza che vuole invece entrare a far parte della Nato. In questo teatro entrano le grandi potenze come gli Stati Uniti o l’Unione Europea ma sempre stando attenti su come muoversi perchè in ballo ci sono importanti interessi economici che possono far saltare il banco. Inoltre, le recenti guerre portano una più marcata differenza sociale tra Nazioni sviluppate e Nazioni in via di sviluppo.

Globalizzazione economica

Così quello che emerge è più l’immigrazione clandestina, di persone disperate dalla guerra che cercano lidi più sicuri e approdano in Europa. La stessa Unione Europea, in taluni casi, non ragiona come un unico organismo (per esempio nella politica estera) e ci sono molte discordanze sui temi economici, con la Germania leader del settore e tanti altri Stati, come l’Italia, che faticano a tenere certi ritmi. Un’Unione sulla carta che però praticamente sfocia in una politica singola di ogni Stato. Non è la via giusta per intraprendere un certo cammino anche perchè se la globalizzazione economica ignora i confini tra Stati, questi avvenimenti non fanno altro che rallentare il processo e acuire le conseguenze.

Se infatti questo fenomeno favorisce gli scambi commerciali tra i singoli Paesi, da altri punti di vista tende a dare sempre più peso a questi, al ruolo delle aziende (soprattutto multinazionali) e all'economia in generale, a discapito del benessere sociale di una popolazione. E proprio quest'ultimo aspetto tende a favorire il disagio nei suoi diversi strati e a portare all'estremizzazione di comportamenti ed ideologie e, di conseguenza, come detto, a causare instabilità politica interna ed iniziative aggressive all'estero da parte dei singoli Stati.

Dati contrapposti

Globalizzazione economica

Sulla globalizzazione economica è necessario fare una valutazione completa del fenomeno e non fermarsi ai dati di base. Se infatti rispetto ad alcuni anni fa ci sono stati dei miglioramenti sul tasso di alfabetizzazione, il numero dei poveri, reddito pro capite, disponibilità di servizi e speranza di vita, dall’altro lato si sono accentuate le differenze tra classe sociali. Prendendo l’esempio dell’Asia, alcuni Paesi hanno conosciuto uno sviluppo economico spaventoso, come la Cina e l’India, ma allo stesso tempo questo Continente ha la percentuale più grande di poveri, di persone che vivono con pochissimi dollari al giorno. Non solo diseguaglianze sociali ma anche arretramento visto che tante persone non hanno conosciuto un miglioramento o un progresso delle proprie condizioni, che invece via via sono peggiorate nel corso degli anni. Per questa ragione, è necessaria una valutazione d’insieme su questo argomento, che contiene all’interno tante appendici da osservare con massima cautela per trarre le migliori conseguenze su come migliorare questo fenomeno.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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