Un contratto è invalido quando presenta anomalie, alterazioni, vizi di rilevante gravità, al punto che le parti non sono costrette a rispettare il regolamento che esse hanno dato a quel contratto ai propri rapporti reciproci. I principali tipi d’invalidità del contratto sono:

  1. la nullità: il contratto non produce alcun effetto;
  2. l’annullabilità: il contratto produce effetti, ma questi possono essere successivamente eliminati, su richiesta di un contraente, ad opera di una sentenza.

Un contratto è nullo se:

  • manca uno dei requisiti essenziali (accordo, oggetto, causa, forma)
  • ha contenuto illecito, cioè quando è volto a realizzare risultati contrari all’ordine pubblico, al buon costume oppure a norme imperative(norme che non possono essere derogate dai privati).
  • il contenuto è in frode alla legge (il contratto è valido, non viziato, ma le finalità sono illecite).

Il contratto nullo non produce effetti; le eventuali prestazioni già eseguite devono essere restituite. La nullità è insanabile, perpetua e convertibile. Un contratto è annullabile quando è stato stipulato da una persona:

  • incapace di agire,
  • incapace d’intendere e di volere,
  • in errore (ha una falsa interpretazione della realtà),
  • indotta nell’errore da chi la raggira o fa uso d’artifizie (dolo)
  • minacciata da un male ingiusto e notevole (violenza)

Il contratto annullabile produce i suoi effetti: tuttavia la parte incapace, o quella la cui volontà è viziata, può ottenere che l’autorità giudiziaria emani una sentenza che elimini tali effetti, detta sentenza d’annullamento. L’annullamento del contratto può essere chiesto solo dalla parte interessata entro 5 anni, quindi è sanabile e non perpetuo.

L'annullabilità del contratto

Tra le molteplici cause che la legge reputa valide e considerevoli a "sciogliere" il legame che si ha con un contratto, sono da citare, oltre alla rescissione e alla risoluzione che concernono vizi del "rapporto", anche la dichiarazione di nullità e l'annullabilità che riguardano, più nello specifico, i vizi dell'atto. La conosciuta bipartizione dell'invalidità contrattuale, costituita da nullità e annullabilità, è stata introdotta dal legislatore del '42, poiché nel precedente codice in vigore del 1865 trovava spazio solo la previsione della nullità sulla base del modello francese. Oltre alla già citata nullità, altra causa possibile di invalidità contrattuale, che trova la sua apposita disciplina nell’attuale codice civile, è l’annullabilità. Cause di annullabilità del contratto sono considerate: l’incapacità di una delle parti e il consenso dato per errore o storto con la violenza o carpito con dolo. Per essere effettivamente causa di annullamento, l’errore deve essere essenziale e riconoscibile dall’altro contraente e la violenza può anche essere applicata da un terzo.

Ma quali sono le caratteristiche di un contratto annullabile? Partiamo dal presupposto che l’annullabilità è considerata una patologia meno grave rispetto alla nullità, infatti, proprio all’annullabilità, il legislatore del ‘42 ha riservato, pertanto, una disciplina improntata a minor rigore, consentendo che il contratto annullabile produca i medesimi effetti di un contratto valido, il quale può venir meno ove venga esperita l’azione di annullamento. Diversamente dalla nullità, l’annullabilità può inoltre essere fatta valere solo su istanza della parte interessata ed è sottoposta a un termine di prescrizione quinquennale. Secondo il codice in vigore tutt’oggi, la convalida e la rettifica del contratto, offre la possibilità di sanare, in tutto o parzialmente, gli effetti del contratto annullabile, allorchè si realizzino i presupposti dell’istituto dalla “convalida” o della “rettifica” e, con l’obiettivo di proteggere il riconosciuto affidamento di eventuali eventi causa, precisa che l’annullamento non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso da terze parti di buona fede, tranne che per quanto riguarda gli effetti della trascrizione della domanda di annullamento. Secondo l'art. 1418 c.c., il contratto può invece definirsi nullo sulla base di altre prerogative indicate: quando è ontrario a norme imperative; quando difetta di uno dei requisiti indicati dall'art. 1325 c.c.); quando la causa o i motivi sono illeciti e privi di valida motivazione, laddove determinanti per la conclusione del contratto; quando l'oggetto preso in causa del contratto è impossibile, non lecito, indeterminato o indeterminabile; in tutti gli altri casi stabiliti dalla legge.

Alle cause dell'annullamento del contratto, va aggiunta la rescissione

contratto nullo

Il contratto è rescindibile quando è concluso a condizioni inique per una parte, la quale si trova: in stato di pericolo o in stato di bisogno. Il contratto si estingue con l’adempimento della prestazione. La risoluzione (scioglimento) del contratto riguarda soltanto i contratti a prestazioni corrispettive e può avvenire con il verificarsi d’alcuni fenomeni, quali: inadempimento, impossibilità sopravvenuta, eccessiva onerosità sopravvenuta.

Modalità per reagire all'inadempimento

Un contraente può reagire all’inadempimento dell’altro contraente in diversi modi, che andiamo ad elencare:

  • sospendere il proprio adempimento (temporaneamente)
  • chiedere al giudice la condanna a adempiere al contraente inadempiente
  • chiedere la giudice la risoluzione del contratto
  • inviare al contraente inadempiente una diffida a adempiere entro un certo termine

Il contratto risolto per inadempimento è sciolto, le prestazioni già effettuate devono essere restituite. La risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta si ha nei contratti a esecuzione differita o periodica che possono essere risolti quando, dopo la stipulazione e prima che sia iniziata l’esecuzione, si verifica uno squilibrio di valore tra le prestazioni, dovuto a eventi straordinari. L’impossibilità sopravvenuta non imputabile al debitore di una prestazione produce la risoluzione.