Dopo aver illustrato alcune informazioni che riguardano le dimissioni, oggi ci occupiamo più in generale di alcuni elementi legati al Contratto a tempo Determinato. Tra le cose da valutare quando si cerca un lavoro, è importante in primis informarsi sulla miriade di contratti di lavoro possibili e previsti dalla Legge italiana, al fine di conoscere e sapere cosa si andrà a firmare e se la tipologia contrattuale sia la più consona alle proprie esigenze.

Caratteristiche di questo accordo lavorativo

Le norme che disciplinano il contratto tempo determinato sono: D. Lgs. del 06.09.2001, n.368 integrato dalla L. del 24.12.2007, n. 247 (c.d. collegato alla finanziaria 2007) e dalla L. del 06.08.2008, n. 133. Differisce sostanzialmente dal contratto a tempo indeterminato, subordinato o parasubordinato.

La durata del contratto tempo determinato non può superare i 36 mesi. Vi sono però delle eccezioni per i dirigenti (durata massima 5 anni) e per i dipendenti nel settore trasporto aereo. Il contratto tempo determinato può essere prorogato qualora il contratto iniziale non superi i 3 anni e per una sola volta.

Possiamo rinnovare?

Immagine d'esempio usata nell'articolo Il contratto a tempo determinato: durata e proroga

Possono essere assunti con contratto a tempo determinato le seguenti figure professionali: i dirigenti, gli iscritti a liste di mobilità, i disabili, e i lavoratori del turismo. E’ vietato assumere a termine nel momento in cui il datore intende sostituire lavoratori in sciopero o quando nell'unità produttiva si sia fatto ricorso negli ultimi 6 mesi a licenziamenti collettivi.

E’ comunque possibile una proroga ma solo per contratti di durata inferiore a tre anni. Nel caso in cui il lavoratore continui oltre il limite prefissato e senza un accordo di proroga, egli ha diritto:

• per un periodo di 20 giorni ad una maggiorazione retributiva
• oltre il ventesimo giorno, alla conversione del contratto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato

Scopriamo i dettagli in materia di assunzioni

Una copia del contratto deve essere consegnata al lavoratore entro cinque giorni dall'inizio del rapporto di lavoro.
È consentita l'assunzione a termine anche di quadri dirigenziali, purché la durata del contratto a tempo determinato non superi i cinque anni. Non possono essere previsti limiti che siano conclusi:

  • per una durata non superiore ai 7 mesi;
  • nella fase di avvio di nuove attività;
  • per ragioni di carattere sostitutivo;
  • per l'intensificazione dell'attività lavorativa in alcuni periodi;
  • nel settore dello spettacolo;
  • per l'esecuzione di un'opera o di un servizio definiti o predeterminati nel tempo;
  • al termine di un periodo di tirocinio;
  • per l'assunzione di lavoratori di età superiore a 55 anni

La durata del patto nei dettagli

Immagine d'esempio usata nell'articolo Il contratto a tempo determinato: durata e proroga
La durata massima di un eventuale contratto a tempo determinato viene apposta sul contratto stabilito tra il datore di lavoro e il dipendente. In ogni caso, la durata massima di questa tipologia contrattuale è fissata in 12 mesi, termine fissato dal decreto legge 87/2018 diventato la legge 96/2018. Questa durata di un anno può essere alzata fino a 24 mesi soltanto qualora ci siano condizioni specifiche:

  • esigenze straordinarie;
  • la necessità di sostituire un altro dipendente;
  • l’esigenza di incrementare temporaneamente l’attività lavorativa ordinaria.

Nel caso in cui, invece, si intenda rinnovare il contratto, tra il primo e il secondo rinnovo devono essere rispettate delle tempistiche ben precise, a meno che non si voglia rischiare di incorrere in multe molto pesanti.
Questi intervalli di tempo sono i seguenti:

  • 10 giorni se il primo contratto durava meno di 6 mesi;
  • 20 giorni se il primo contratto durava più di 6 mesi.

Inoltre, il datore di lavoro deve necessariamente rispettare un limite degli assunti a tempo determinato, che corrisponde a una certa soglia percentuale calcolata sul resto dei lavoratori a tempo indeterminato, pena sanzioni economiche, stabilite dal Decreto Legge 34/2014. I contratti a tempo determinato che possono essere stipulati in un’azienda, quindi, non può superare il 20% dei lavoratori assunti a tempo indeterminato nel corso dell’anno di assunzione. Naturalmente questa soglia non vale nel caso di assunzioni mirate a sostituzioni, contratti stagionali e collettivi e in altre circostanze specifiche stabilite dalla medesima normativa di riferimento.

Una volta che il contratto a tempo determinato scade cosa succede? Potrebbe risolversi definitivamente oppure trasformarsi in un’assunzione vera e propria. Ad esempio, se una volta scaduto il contratto il lavoratore continua a lavorare per altri 30 giorni – se il suo contratto durava meno di 6 mesi – o per altri 50 giorni – se il contratto durava più di 60 giorni – il datore di lavoro dovrà pagare al dipendente una maggiorazione per ogni giorno in più in cui il rapporto lavorativo è effettivamente proseguito di una percentuale stabilita. I giorni fino al decimo dalla scadenza del contratto prevedono una maggiorazione retributiva del 20% e quelli ulteriori fino al 40%.

Se poi, questo limite temporale dei 30 o 50 giorni viene ulteriormente superato, il contratto a tempo determinato si trasforma di legge in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato a tutti gli effetti. È bene sapere, inoltre, che la proroga si può mettere in atto fino a un massimo di quattro volte, dalla quinta proroga il contratto diventa automaticamente a tempo indeterminato.

Ipotesi in cui non è permesso stipulare l'accordo

Negli ultimi anni i contratti a tempo determinato si sono ampiamente diffusi ed è per questo che la legge ha dovuto analizzare e regolamentare questo tipo di accordo tra le parti in maniera tale che entrambe risultino tutelate in ogni situazione, dalla più semplice alla più complessa.
Una cosa importante da sapere, sia che siate dalla parte di chi assume, sia di chi viene assunto, è che vi sono situazioni in cui la legge vieta assolutamente che venga stipulato un contratto a tempo determinato in relazione sia alle esigenze che riguardano la tutela del mercato del lavoro, sia alla necessità di evitare comportamenti scorretti da parte del datore di lavoro.
Le situazioni cui facciamo riferimento ovvero quelle in cui non è ammesso l’inserimento del termine nel contratto sono le seguenti:

  • Qualora ci si trovi davanti a lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
  • Quando ci si riferisce ad unità produttive in cui, nei sei mesi precedenti, sono stati effettuati dei licenziamenti collettivi che hanno riguardato lavoratori con le stesse mansioni cui fa riferimento il contratto a tempo determinato, a meno che questo tipo di contratto non sia stato scelto allo scopo di provvedere all’assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, all’assunzione di lavoratori non presenti o pure abbia una durata iniziale inferiore o uguale ai tre mesi;
  • Quando si ha a che fare con datori di lavoro che non sono stati in grado di valutare i rischi relativi alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, sottovalutando le norme relative a questo campo.

Infine è necessario comprendere che, nel caso in cui venga violato il divieto di contratto, questo si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato.

Un vantaggio: la precedenza nelle assunzioni

Il lavoratore che presta attività presso la medesima azienda per un periodo che supera i sei mesi sotto un contratto a tempo determinato, secondo la legge ha diritto di precedenze nelle prossime assunzioni a tempo indeterminato che il datore di lavoro intende realizzare entro i dodici mesi successivi, naturalmente nella mansione già esercitata dal lavoratore.
Tale diritto di precedenza deve risultare espressamente all’interno del contratto a tempo determinato e può essere esercitato se e solo se il lavoratore metta per iscritto la propria volontà di essere assunto entro i sei mesi dalla data di termine del rapporto lavorativo, trascorso un anno dalla data di fine rapporto, scade il diritto di precedenza del lavoratore.