Il lavoro di baby sitter è forse sottovalutato. La "tata" è colei che si occupa dei nostri piccoli quando siamo fuori casa. Un mestiere del genere, un tempo tanto importante, oggi sembra essere diventato un'occupazione (preferita dalle giovani) per ottenere un pò di denaro ed avere un lavoro part-time.

Cosa deve fare la tata?

Il lavoro di baby sitter consiste principalmente in un compito (unico ma molto complesso) prendersi cura dei bambini di altre persone. Questa professione si svolge di solito presso la casa della famiglia che ha bisogno della collaborazione di una persona esperta coi bambini.

Come scegliere la persona giusta?

La fase di selezione è sicuramente la più difficile. Il più delle volte, le famiglie si affidano al passaparola e alle referenze di chi ha già avuto contatti con la baby sitter in questione.

Una volta ottenuti i recapiti telefonici, si procede con un colloquio conoscitivo, prima telefonico e poi di persona, allo scopo di sottolineare le mansioni richieste e valutare l'affidabilità della persona a cui offrire un impiego così delicato.

Il colloquio può vertere anche su domande personali del candidato, come: lo stato civile e se ha figli ( nel caso fossero malati, chi baderà loro?), come raggiunge il posto di lavoro (se se prendono i mezzi pubblici, quali sono le alternative in caso di sciopero?), referenze (per poter contattare le famiglie dove in precedenza ha svolto il lavoro).

Requisiti della baby sitter "perfetta"

I requisiti principali per un lavoro del genere sono: essere volenterosi, onesti, ordinati, pazienti, responsabili, allegri, puntuali.

Il contratto di Lavoro Domestico

Secondo l'Inps, badanti, colf e baby sitter sono lavoratori domestici. La particolarità di queste professionalità risiede nel fatto che prestano servizio all'interno del contesto familiare.
È subito opportuno precisare che la definizione di famiglia presa in considerazione ha una valenza esclusivamente pratica: costituisce una famiglia, secondo questo documento, anche la madre single con un figlio.

Questo contratto nazionale ha cercato di dare forma ad un marasma di figure lavorative che per moltissimo tempo hanno lavorato in nero, soprattutto perché si trattava – in particolar modo per quanto riguarda il ruolo di badante – di stranieri.
Ora queste figure sono state regolamentate e sono stati istituiti livelli di professionalità diversi a seconda del livello di esperienza e delle conoscenze teoriche possedute.

Ad ogni livello – individuato con una lettera da A a D – corrisponde pure una diversa fascia di salario minimo, che va da circa 4€ l'ora e supera i 7€ nel caso di lavoratori con esperienza (per esempio, i più qualificati sono coloro che sono in grado di lavorare con bambini non autosufficienti).

All'interno delle prestazioni previste dal contratto, esiste una classificazione a seconda dei benefit erogati dal dipendente:

  • Servizio intero. Se è compreso il vitto e l'alloggio
  • Mezzo servizio. Se la prestazione supera le 4 ore giornaliere o le 24 totali settimanali (in caso la prestazione fosse discontinua)
  • Servizio discontinuo. Se l'attività dura meno di 24 ore settimanali.

La retribuzione

Lo stipendio varia a seconda di colui che svolge l'attività. Il prezzo è più basso per una studentessa rispetto ad una professionista. La tata occasionale poi ha un costo orario, mentre quella abituale riceve un compenso mensile o settimanale.
E' sempre bene però specificare:

  • Retribuzione. Non solo lo stipendio mensile, ma anche TFR, tredicesima e quant'altro.
  • Ferie. In un anno si maturano 26 giorni di ferie.
  • Orario. Da definire nel contratto.
  • In caso di malattia deve presentare il certificato del medico della mutua. Il contratto di Lavoro Domestico stabilisce che i primi 3 giorni di malattia siano retribuiti al 50%, i successivi al 100% fino ad un massimo di 10 giorni all'anno.
  • Periodo di prova: solitamente è un mese.
  • Preavviso in caso fine rapporto. sono 8 i giorni di preavviso in caso di dimissioni, mentre si sale a 15 giorni in caso di licenziamento.

Voucher per le madri lavoratrici

Dal 2013 il Governo mette a disposizione 20 milioni di euro l'anno che serviranno a concedere circa 11mila buoni di 300€ ciascuno destinati all'assunzione di una tata.

L'iniziativa – sebbene piccola nel numero: basti pensare che i parti nel 2012 sono stati più di mezzo milione – si inscrive nei tentativi da parte dello Stato italiani di favorire il rientro nel mondo del lavoro delle giovani madri. Infatti il tasso di abbandono dopo la gravidanza è molto elevato, superiore alla media europea.
Per adesso non si conoscono ancora le modalità per chiedere tale voucher: sarà indetto un click day, ovvero un giorno durante il quale si potrà inviare la richiesta per via telematica.

I dettagli di questo tipo di agevolazioni sono contenuti nella circolare n. 48 del 28 marzo 2013. In particolare, vengono indicate tutte le norme che regolano le misure a sostegno delle mamme lavoratrici e i termini per ottenere congedi di maternità e paternità. Fra questi, appunto, i voucher per poter accedere ai contributi per i servizi di baby sitting, così come informazioni per poter ottenere agevolazioni relative ai servizi per l’infanzia.

I voucher per il baby sitting vengono distribuiti in forma cartacea presso le sedi apposite, indicate nella circolare stessa: attraverso questi “buoni” è possibile provvedere al pagamento delle tate. L’emissione di questi documenti avviene accedendo alla procedura di “emissione voucher cartacei” dal sito dell’INPS: bisogna indicare i dati fiscali della mamma, del bambino e l’id della domanda che viene rilasciato nel momento in cui si presenta la stessa.
Una volta inseriti i dati nell’apposita sezione del sito, verranno restituite una serie di informazioni, compresi l’importo del voucher a cui è possibile accedere, il numero di mensilità in cui possono essere utilizzati, per una media di 300 euro mensili.



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