La circolare del ministero del lavoro nr. 39 del 19 novembre 2010 esige, mediante l'articolo 19 del decreto legge 185/2008, l'obbligo per il lavoratore che percepisce una prestazione di sostegno al reddito di dichiararsi disponibile a una nuova attività, nota anche come lavoro congruo, oppure a un percorso di riqualificazione professionale, per percepire gli incentivi statali.

Come presentare la richiesta di lavoro congruo

La dichiarazione di disponibilità (ex art 19 D.l.185/2008) va presentata su un modello reperibile nel sito dell'Inps ed è diversa dalla disponibilità al lavoro congruo, resa ai servizi per l'impiego (ex art. 2 d. lgs 181/2000) che serve, invece, per acquisire lo status di disoccupato; l'offerta di lavoro congruo va spedita per posta, consegnata a mano o tramite Pec.

L'obbligo di rendersi disponibile al percorso di riqualificazione è principalmente indirizzato a chi ha perso il lavoro congruo o è stato sospeso, nonché i beneficiari di Cig, mobilità e trattamento equivalente, e i lavoratori a progetto beneficiari dell'una tantum per fine contratto. 

Gli altri ammortizzatori sociali 

Il lavoro congruo si inscrive nel panorama delle politiche statali volte al reintegro nel mercato del lavoro dei cittadini.
Con le recenti riforme, il Governo ha rivisto l'intera materia assistenzialistica in modo tale da creare un sistema coerente che comprendesse la cassa integrazione, la mobilità e tutti i sussidi.

Le modifiche alle due forme di cassa integrazione prevedono infatti l'estensione della tutela ad un bacino di soggetti maggiore. Lo stesso dicasi per la mobilità.
Ma queste sono forme passive che aiutano il lavoratore ormai privo di impiego per un tempo determinato, oltre il quale viene chiesto un forte impegno ai cittadini per rientrare nel mondo lavorativo.

Le politiche attive, invece, sono ben espresse dal lavoro congruo per beneficiare del quale occorre recarsi presso un Centro per l'Impiego. Si ricorda che i Cpi sono gli strumenti attraverso i quali le istituzioni gestiscono la materia del lavoro congruo nel territorio. Il cittadino deve quindi firmare la Dichiarazione di Immediata Disponibilità, un documento dove si certifica la volontà di affidarsi all'azione dei Cpi e ad accettare qualsiasi impiego di lavoro congruo venga offerto.

In alternativa, è possibile che vengano offerti percorsi di formazione atti a riqualificare il lavoratore per essere poi riammesso nel ciclo produttivo anche se con differente (ma migliore) qualifica.

La Dichiarazione di Immediata Disponibilità

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Stipulando la Dichiarazione di Immediata Disponibilità il lavoratore dichiara di essere privo di lavoro congruo (oppure di avere reddito IRPEF lordo inferiore agli 8.000€ l'anno o ai 4.800€ per il proprietario di un'attività autonoma), di non essere iscritto ad altri Cpi e si dichiara disponibile a partecipare ad tutte le iniziative che il Centro per l'Impiego potrà offrirgli.

Un'occupazione da accettare

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L'obbligo di accettare e iniziare immediatamente un nuovo lavoro congruo riguarda, invece, solo chi ha perso il lavoro e che, a causa della cessazione totale o parziale dell'impresa, è titolare della Cigs o è stato licenziato, percependo la mobilità o la disoccupazione; rientrano anche gli apprendisti licenziati e i co.co.pro., beneficiari dell'una tantum, rimasti senza contratto.

La congruità avviene quando è prevista una retribuzione che non vada oltre il 20%, rispetto a quello delle mansioni di provenienza; il luogo di lavoro (o di formazione) non deve inoltre trovarsi a più di 50 chilometri dalla residenza del lavoratore o deve essere raggiungibile in circa 80 minuti, con i mezzi di trasporto pubblici.

Cosa si rischia se non si accorda la disponibilità

Chi non sottoscrive la dichiarazione di disponibilità o non la rispetta perde i benefici e il diritto alla riscossione del sussidio. Anche la totale o parziale partecipazione, senza adeguata giustificazione, al percorso di riqualificazione professionale, causa la decadenza del diritto alla percezione degli aiuti.

La partecipazione si considera parziale, quando il beneficiario abbia seguito meno dell'80% dell’attività prevista.
Nei casi in cui il lavoratore venga richiamato a riprendere l'attività lavorativa, l'obbligo di partecipazione viene infine sospeso.

Le novità per il 2021 riguardo il lavoro congruo

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Torna il DURC di congruità. Il DURC è previsto dalla legge di conversione del “Decreto Semplificazioni” con il fine di rafforzare le varie misure di contrasto del lavoro a nero e non regolare. Il DURC, infatti, consente di verificare la congruità del costo del lavoro congruo che il datore di lavoro deve sostenere, in proporzione alla quantità di manodopera impiegata negli appalti pubblici.

Questo strumento è già stato utilizzato nel settore edile, soprattutto durante la ricostruzione delle varie zone colpite dal tragico terremoto dell’agosto 2016. L’obiettivo del governo è quello di applicare tali controlli a tutti i settori, per arginare sempre di più i troppo diffuso “lavoro in nero”.

La decisione dl governo è stata presa anche e soprattutto in previsione di un periodo di crisi economica, causato dalla diffusione del virus Covid-19, che purtroppo non consente il regolare svolgimento di tutte le imprese e attività. Purtroppo, finché gli imprenditori assumeranno personale a nero, non ci saranno fondi sufficienti per la gestione di situazioni di emergenza come questa e il governo si vede costretto ad effettuare questo tipo di manovre contenitive.

Purtroppo, il lavoro non dichiarato è fin troppo diffuso in Italia e in una situazione come quella che stiamo vivendo questo fattore diventa deleterio sotto molti aspetti. La comunità sta risentendo di questa pratica che ormai viene definita quasi “normale”. I Contribuenti ne stanno pagando le spese e il governo italiano, si è visto costretto a prendere provvedimenti ferrei nel minor tempo possibile.

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group