Il rapporto di lavoro subordinato è disciplinato dall’articolo 2094 del Codice Civile: “è prestatore di lavoro subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore.”

Il contratto di lavoro subordinato è:

  • tipico (disciplinato dal Codice Civile),
  • consensuale (si perfeziona con il consenso delle parti),
  • ad effetti obbligatori (produce obbligazioni),
  • non solenne (lettera d’assunzione è un mezzo di prova),
  • a titolo oneroso (produce un onere per le parti),
  • a prestazioni corrispettive (prestazioni a carico di entrambi le parti),
  • di durata (non istantaneo),
  • non aleatorio (il rischio non è l’elemento essenziale),
  • bilaterale,
  • per adesione (non c’è la possibilità di fare una controproposta).

Quando si ha a che fare con le dinamiche lavorative è sempre necessario tenere gli occhi ben aperti e conoscere la miriade di tipologie di lavoro e di contratti presenti in Italia. Al fine di incappare in errori e per scegliere la tipologia di lavoro che più si predilige e che è più adatto alle proprie attitudini e competenze.

E' bene dunque fare molta attenzione al tipo di contratto che il datore di lavoro propone e chiede di far firmare al suo futuro dipendente. È inoltre necessario valutare il periodo di tempo disponibile per lavorare e prediligere così il contratto di lavoro con durata più idonea.

Cos'è il lavoro parasubordinato

Il lavoro parasubordinato è un tipo di professione lavorativa che si trova a metà strada tra il lavoro subordinato e il lavoro autonomo; presenta infatti caratteristiche sia dell’una che dell’altra forma professionale. È dunque definito lavoro parasubordinato una prestazione tra un collaboratore che presta servizio presso un committente, anche se non è direttamente dipendente di quest’ultimo.

Con l’introduzione della legge Biagi numero 30 del 14 febbraio 2003 e dopo il suo decreto legislativo numero 276 del 10 settemre 2003, si è cercato di regolamentare al meglio le dinamiche di lavoro parasubordinato. È stato inoltre deciso che la precedente collaborazione coordinata continuativa sarà di pertinenza unicamente delle pubbliche amministrazioni, mentre per gli altri settori sarà sostituita dal lavoro a progetto.

Quali categorie di lavoratori sono previste per il parasubordinato

E’ definito lavoratore parasubordinato colui che firma un contratto a progetto e colui che instaura con il proprio datore di lavoro un rapporto di collaborazione occasionale, che prevede una continuità lavorativa di un massimo di trenta giorni durante l’anno solare e una retribuzione massima di 5.000 euro l’anno.

Chi è soggetto a lavoro di questo genere, ai sensi della Legge 335/95 art. 2, deve iscriversi infine alla Gestione Separata Inps,versando una quota pari a 1/3 a carico del lavoratore e 2/3 a carico del committente.

Aggiornamento 2014: dati e cifre

Stando agli ultimi dati riferibili al secondo trimestre del 2014, in Italia si è avuta una crescita delle assunzioni del 3%, con più di due milioni e mezzo di rapporti avviati tra lavoro dipendente e parasubordinato. Di fronte a questi dati positivi, c’è tuttavia da analizzare un altro dato, ossia che appena il 15% dei rapporti instaurati sono stati contratti a tempo indeterminato. Questo significa che stiamo parlando di rapporti lavorativi “mordi e fuggi” con contratti a termine che non permettono ai giovani di crearsi un futuro e avere chissà quali aspettative. Secondo queste cifre, infatti, il 70% dei lavoratori ha un contratto da precario e questo certamente non rappresenta una risorsa per una vita da vivere “alla giornata” e senza poter progettare piani a medio-lungo termine.
Anche questa tipologia di contratto potrebbe essere al centro della revisione del Governo con il famoso Jobs Act: il Presidente del Consiglio Renzi vuole infatti semplificare la materia con massimo 4-5 proposte contrattuali, abolendo la distinzione tra lavoratori di Serie A e Serie B attraverso la stipula del contratto a tutele crescenti, che manderebbe in soffitta quello a tempo indeterminato. Per i primi tre anni infatti il lavoratore non avrebbe il paracadute dell’articolo 18 (tema di forte scontro tra politica e sindacati) e in caso di licenziamento l’indennizzo economico andrebbe calcolato in base all’anzianità di servizio, con il reintegro valevole solo nei licenziamenti discriminatori.

Problema pensioni?

Ovviamente questa precarietà potrebbe avere ripercussioni molto forti anche sulle future pensioni. Già per i giovani d’oggi non è certo poter ricevere un assegno pensionistico nel futuro ma dalle prime proiezioni questo assegno potrebbe essere molto basso per chi lavora attraverso tutte le tipologie di contratto appena elencate. Le prime simulazioni parlano di una pensione da 670 euro dopo trent’anni: una cifra molto esigua che unita alla precarierà del momento, non getta nessun fascio di luce su questa situazione. Urge quindi una riforma sostanziale del mercato del lavoro per porre fine finalmente a questo problema atavico in Italia, ossia la precarietà.





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