Oggi discutiamo di una piaga tutta italiana: il Lavoro sommerso. Il lavoro nero non ha, nel nostro paese, definizione giuridica che si possa definire chiara al 100%. Le definizioni infatti sono state nel corso degli ultimi anni le seguenti (dovute alle leggi uscite dal nostro Parlamento):

  • legge 28 luglio 2006, n. 248, (il c.d decreto Bersani) che ha all'art. 36-bis, comma 1, introdotto la sanzione per il "lavoro nero" stabilendo che è tale: « ... l'impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria. »

Cerchiamo di fare chiarezza attorno al concetto

Possiamo affermare che:

  • fa riferimento ad un’attività lavorativa a scopo di lucro, svolta senza la tutela della legge
  • le varie tipologie di lavoro sfuggono alla tassazione dello Stato
  • rappresenta l’insieme di mansioni svolte da un lavoratore sconosciuto alla Pubblica Amministrazione, perché non registrato presso i Centri per l'Impiego
  • il lavoratore in oggetto elude il diritto fiscale

Quali sono le reazioni dello Stato? Multe e sanzioni

Immagine d'esempio usata nell'articolo Lavoro sommerso: una piaga da combattere, o una necessità?

Ricordiamo come dal 1° gennaio del 2008 è in vigore una legge federale con la quale gli organi di controllo hanno la facoltà di applicare in modo più presaante le prescrizioni dei diversi testi di legge.

Lavoro nero e lavoratori stranieri

Le forme di questo tipo di "piaga" condividono il fatto di sottrarsi alle tasse di diritto pubblico. Grazie alla legge federale sulla lotta contro il lavoro nero, vigente dal 1° gennaio 2008, gli organi di controllo possono applicare le prescrizioni dei diversi testi di legge.

E’ di competenza del datore di lavoro (ovvero colui che impiega un lavoratore straniero sotto i propri poteri di direzione) accertarsi che i lavoratori stranieri da lui impiegati siano in possesso dei necessari permessi.
Nel caso in cui si parli di lavoratori a prestito, anche l'azienda di missione è considerata come datore di lavoro. Anche coloro i quali ricorrano ad una prestazione di servizi devono assicurarsi che le persone straniere che forniscono tale prestazione siano autorizzate a svolgere queste attività.

Permessi per stranieri

Gli stranieri che intendono occuparsi di un'attività lucrativa sono sottoposti di regola all'obbligo del permesso. Tutte le attività che vanno oltre il semplice servizio sono da considerarsi un'attività lucrativa. La durata dell'attività lucrativa e il fatto che si tratti di un'attività principale non sono determinanti.
Prima di impiegare un lavoratore straniero un'azienda deve accertarsi della sua autorizzazione ad assumere un impiego. L'azienda che occupa dei lavoratori stranieri che non fanno parte del proprio personale dovrebbe verificare che il lavoratore straniero sia in possesso di un permesso di dimora e di lavoro valido.

Lo straniero deve disporre di un visto o dell’assicurazione di rilascio del permesso di dimora; il semplice fatto che il datore di lavoro abbia depositato una domanda in tal senso non basta.

Salute e sicurezza: no al sommerso

Negli ultimi anni i termini lavoro e sicurezza sembrano non trovare un punto di incontro. Le morti bianche sono più di 1000 ogni anno e i sindacati, il governo e i cittadini sembrano non riuscire a modificare sostanzialmente questo dato.

Anche il tirocinante di un'azienda deve avere una copertura assicurativa che lo tuteli in caso di infortunio sul posto di lavoro. Salute, Lavoro e Sicurezza sono tre concetti importanti per il governo e il Capo dello Stato al fine di promuovere il sacrosanto diritto del lavoratore alla sicurezza. Il Governo della XV Legislatura ha inserito il tema salute e sicurezza sul lavoro tra le priorità del piano finanziario 2007-2011, insieme agli interventi in tema di lavoro nero e occupazione. 

Gli interventi del Governo per la tutela della sicurezza

L’obiettivo del Governo in tema di Lavoro e Sicurezza non è solo quello di evitare gli infortuni o addirittura le morti sul lavoro, ma garantire la legalità ed il rispetto delle regole in merito alla sicurezza dellavoro in tutti gli ambienti lavorativi.

Ciò è possibile facendo rispettare le norme, ma anche predisponendo degli strumenti di educazione, formazione e conoscenza in materia di sicurezza e lavoro. La formazione potrebbe essere lo strumento per prevenire e tutelare i lavoratori e porre in evidenza la Responsabilità Sociale delle Imprese.

Un testo unico in materia di sicurezza

Altro obiettivo del governo in tema di sicurezza e lavoro è quello di proporre un Testo Unico che includa: le Buone Prassi, la Responsabilità Sociale delle Imprese e i Codici Etici al fine di tutelare la sicurezza sul lavoro e creare delle norme diverse in base ai rischi specifici di ciascun settore.

Lavoro e Sicurezza non devono più essere due concetti a se stanti, al contrario è necessario che lo Stato, le imprese e anche ogni singolo cittadino – lavoratore promuova e tuteli la sicurezza sul lavoro, propria e altrui. Meglio dunque un semplice contratto interinale piuttosto che affondare nel sommerso.

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