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Ci sono alcune leggi e articoli della Costituzione italiana, come la legge sull'imprenditoria giovanile o la legge sull'imprenditoria femminile, che sono nati appositamente per definire e regolamentare il lavoro nel nostro Paese. La Legge 30 ad esempio e l'articolo 18 sono solo alcune delle legislazioni emesse a livello lavorativo. La nuova Riforma del Lavoro prevista dal Governo Monti prevede inoltre delle modifiche sulle norme legate al lavoro stesso.

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Intanto, tra le leggi più importanti relative al mondo del lavoro, c'è proprio la Legge 30, meglio conosciuta come Legge Biagi, dal nome di colui che l'ha pensata e si è occupato di redigerla, assieme ad altri (Maurizio sacconi, Paolo Reboani, Paolo Sestito, Natale Forlani e Carlo Dell'Aringa), Marco Biagi.

La genesi della Legge Biagi

La Legge Biagi, o Legge 30, è stata promulgata in Italia il 14 febbraio 2003. Questa legge prevede la delega al Governo di tutte le questioni di natura occupazionale e lavorativa, con l'obiettivo di favorire la flessibilità del mercato del lavoro e la competitività delle imprese.

La Legge Biagi è stata una delle riforme più importanti del mercato del lavoro italiano degli ultimi decenni, ed è stata oggetto di numerose discussioni e critiche. In particolare, la legge ha introdotto nuove tipologie di contratto, tra cui il contratto a progetto, e ha semplificato le procedure di assunzione e licenziamento.

Tra gli obiettivi della Legge Biagi c'è anche quello di aumentare la flessibilità del mercato del lavoro, favorendo l'adeguamento alle esigenze delle imprese e la creazione di nuovi posti di lavoro. Tuttavia, questo obiettivo è stato oggetto di critiche per la creazione di una maggiore precarietà e instabilità del lavoro.

In generale, la Legge Biagi ha rappresentato un importante passo in avanti nella modernizzazione del mercato del lavoro italiano, ma ha anche sollevato numerose preoccupazioni sulla sua capacità di garantire stabilità e sicurezza ai lavoratori, soprattutto in un contesto di crescente globalizzazione ed evoluzione tecnologica.

Il disegno di legge 848, utile alla successiva entrata in vigore della Legge Biagi, ha avuto però come primo firmatario l'allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Roberto Maroni. Marco Biagi fu infatti ucciso dalla Brigate Rosse un anno prima che la legge venisse approvata e diventasse tale.

Il disegno di legge 848 venne dunque presentato al Senato il 15 novembre 2001, approvato il 25 settembre 2002 e approvato dalla Camera il 5 febbraio 2003, dopo alcune modifiche.

I contenuti della Legge Biagi

La Legge Biagi è stata una delle riforme più importanti del mercato del lavoro italiano degli ultimi decenni, nata per attuare delle riforme legate al mercato del lavoro attraverso la presentazione del “Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia. Proposte per una società attiva e per un lavoro di qualità”.

Uno dei principali obiettivi della Legge Biagi è stato quello di favorire la flessibilità del mercato del lavoro attraverso l'introduzione di nuove tipologie di contratto, tra cui il contratto a progetto (co.co.pro.). Il contratto a progetto prevede l'assunzione di un lavoratore per portare a termine un determinato progetto, con una durata ben precisa e la possibilità per il datore di lavoro di recedere dal contratto in caso di motivi validi.

La Legge Biagi ha inoltre previsto l'obbligo del posto di lavoro per le categorie di individui poco favoriti dall'ambiente lavorativo, come i disabili e i lavoratori in età avanzata, e ha introdotto agevolazioni per le donne.

Tuttavia, la Legge Biagi è stata oggetto di numerose critiche per la sua capacità di creare un mercato del lavoro più flessibile e dinamico, ma anche più precario e instabile. Inoltre, sono state sollevate preoccupazioni riguardo alla protezione dei lavoratori e alla garanzia di diritti e tutele.

Per chi vuole esplorare il mondo dei contratti di lavoro, il contratto lavorativo per le cooperative è un ottimo punto di partenza.

testo della legge biagi: spiegazione della piaga dei contratti a progetto

Una delle maggiori problematiche che hanno colpito il nostro Paese durante questi decenni è l'elevato tasso di disoccupazione. Una questione che tende ad incidere fortemente sulle scelte di vita soprattutto dei giovani, spesso costretti ad emigrare nelle regioni settentrionali italiane o addirittura all'estero. Da qui, poi, l'innescarsi di ulteriori problematiche, inerenti ad esempio il posticipare la realizzazione di una vita coniugale di coppia e quindi della creazione di una famiglia e conseguentemente una forte riduzione (rispetto ai decenni precedenti) del tasso di natalità. 

Le autorità statali hanno cercato di fronteggiare la questione della disoccupazione, attraverso diversi mezzi ed iniziative, tra cui anche a livello normativo. Ed in questa ottica, diversi sono stati gli interventi legislativi riguardo al mondo del lavoro e ai tentativi di facilitarne l'ingresso a giovani o a categorie di soggetti svantaggiati (si pensi alle donne, ai diversamente abili o agli adulti disoccupati con un'età superiore ai 45 anni). Tra le varie misure adottate, particolare importanza assume la cosiddetta Legge Biagi. Andiamo a conoscerla meglio, soprattutto in uno dei suoi aspetti.

Il testo della Legge Biagi, nota anche come Legge 30 fa riferimento ad uno dei giuslavoristi che hanno contribuito alla sua stesura, è stata promulgata nel febbraio del 2003, e si occupa di Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro.

Una riforma malata del lavoro

Il cosiddetto Testo della Legge Biagi è dunque la più recente e contestata riforma del mercato del lavoro, avvenuta durante il secondo governo Berlusconi, sotto la supervisione dell'allora ministro del Lavoro Roberto Maroni: per questo motivo sarebbe più corretto ricordarla come Legge Maroni; il testo della Legge Biagi viene ricordato sotto il nome di Marco Biagi, ucciso dalle Brigate Rosse circa un anno prima dell'approvazione della legge stessa.

Il testo della Legge Biagi nasce dall'approvazione, da parte del Governo Berlusconi, primo firmatario della stessa, del ddl 848, presentato al Senato nel novembre del 2001 e approvato nel settembre del 2002. Dopo una prima modifica da parte della Camera nel mese di Ottobre, il testo della Legge Biagi fu approvato definitivamente nel febbraio 2003.

Cosa regola la legge 30

testo della legge biagi

Attraverso il testo della Legge Biagi, sono state introdotte una serie di novità fondamentali per quanto riguarda il mercato del lavoro, paragonabili allo Statuto dei lavoratori. In particolare, il legislatore è partito da un presupposto ideologico, che vede la flessibilità in ingresso all'interno del mercato del lavoro, come il mezzo più ideale alla creazione, in maniera più agevole, di nuovi posti di lavoro.

Il punto cardine della legge 30, dunque, è il tentativo di ammorbidire la rigidità del sistema contrattuale in vigore, che proprio a causa di tale mancanza di flessibilità, sarebbe la causa principali dell'alto tasso di disoccupazione del Paese, in quella particolare fase di congiuntura economica, di cui ancora stiamo risentendo.

Dunque, attraverso l'uso di una maggiore flessibilità contrattuale dei lavoratori si dovrebbe ridurre il livello della disoccupazione nel nostro Paese, permettendo alle imprese di poter chiamare maggiore o specifica forza lavoro in caso di andamento positivo della situazione aziendale e di ridimensionarla, invece, nelle fasi negative. Dal punto di vista dei lavoratori, tale legge fornirebbe invece la possibilità di poter trovare subito un'occupazione e quindi maggiori offerte in questo mercato, in caso di interruzione del precedente rapporto di lavoro

Sebbene successivamente ci soffermeremo soltanto su un aspetto in particolare, in sostanza la Legge Biagi, tra le altre cose, ha introdotto o modificato numerose tipologie di contratti di lavoro. Ciò, nonostante i buoni propositi della normativa, ha causato diverse problematiche, da cui poi sono scaturite diverse riserve e polemiche sulla stessa.  

In pratica, come vedremo meglio in seguito, vi è stata un'evidente riduzione di alcuni diritti fondamentali dei lavoratori, tra cui quelli relativi ai giorni di malattia o maternità. Inoltre, a livello pensionistico, ha reso più difficoltoso e complesso il raggiungimento di una qualche forma di pensione per i giovani precari di oggi. A ciò si aggiunge sovente anche una retribuzione inferiore a quella percepita da colleghi col medesimo tipo di lavoro, ma dal contratto più stabile.  

In sintesi, quindi, nella maggior parte dei casi, la presunta flessibilità si è tramutata in precarietà, in quanto, accanto all'introduzione della legge, non si è effettuata un'efficace riforma dei cosiddetti ammortizzatori sociali. Al tempo stesso, la società italiana ed il suo contesto economico non presentano quelle caratteristiche (tipiche di altri Paesi) che permettono un veloce ricollocamento lavorativo, in caso di conclusione o perdita di un'occupazione. 

Le novità introdotte dalla Riforma Maroni

La principale novità della legge 30 fu l'introduzione del cosiddetto co.co.pro in sostituzione del precedente co.co.co. Fu sostanzialmente introdotto il cosiddetto contratto a progetto in alternativa al contratto di lavoro a tempo indeterminato: questo ha portato all'abolizione di ogni forma di diritto per i lavoratori non a tempo indeterminato, abolendo i periodi di ferie, permessi, malattia e maternità.

Anche a livello di versamenti pensionistici, c'è una disparità di trattamento e valore per quelli dei contratti co.co.pro rispetto a quelli indeterminati.

Abbiamo in più articoli cercato di chiarire cosa fosse il contratto a progetto (co.co.pro), per integrare le informazioni date e per rendere meno lacunosi alcuni aspetti della Legge Biagi riportiamo gli articoli della suddetta legge dedicati al contratto a progetto.

Che cosa accade oggi?

 testo della legge biagi

Dopo alcuni anni dall'approvazione del testo della Legge Biagi e quindi della riforma del mercato del lavoro, i risultati in termini di miglioramento dell'occupazione per quanto riguarda giovani, soggetti svantaggiati (come abbiamo detto, persone diversamente abili, donne e adulti con un'etá superiore ai 40-45 anni) non si sono raggiunti come sperato, sebbene vi siano stati alcuni timidi segnali positivi. La disoccupazione continua ad essere un problema dagli effetti devsastanti, soprattutto in alcune aree del nostro Paese ed in particolare nel Sud.

A rendere la situazione lavorativa di tanti soggetti, giovani e meno giovani, ancora piú instabile e problematica, sono intervenuti in questi anni prima la crisi finanziaria internazionale del 2008, tramutatasi poi in grave crisi economica nel nostro Paese, e poi la pandemia da Covid-19 del 2020. Tra questi due eventi negativi, un'ulteriore riforma del mondo del lavoro e sostanziale modifica della Legge Biagi e dei contratti a progetto è avvenuta col Jobs Act del Governo Renzi nel Giugno 2015. Difatti, da quel periodo non è piú possibile stipulare questa tipologia contrattuale.

Svela i dettagli su cos'è il Jobs Act con il nostro articolo dedicato.

D'altronde, dagli inizi di Gennaio 2016, i contratti a progetto della Legge Biagi in vigore sono stati trasformati, appunto perché questo genere di forma contrattuale lavorativa risulta abolita in maniera definitiva. Tuttavia, in realtá, sulla base del testo unico dei contratti di lavoro, ancora in sporadici e specifici casi, risulta possibile sottoscrivere tali contratti a progetto. Medesimo discorso riguarda i noti "co.co.co.", che, sebbene riformati, hanno continuato ad esistere sotto forme variegate di contratto di lavoro.

Di conseguenza, nonostante le riforme del mercato del lavoro avvenute nel corso del tempo, la piaga dei contratti a progetto o comunque di quelle tipologie contrattuali estremamente flessibili e precarie, continuano sotto forme diverse a rendere instabile la vita lavorativa di diverse persone e a favorire, per chi ne ha la possibilitá, trasferimenti all'estero. Togliendo, di fatto, al Paese quelle risorse giovani e capaci che servono a renderlo maggiormente competitivo sul piano internazionale, soprattutto in un mondo globalizzato e con un'altissima concorrenza tra Stati. 

Il Testo della Legge Biagi

Per conoscere maggiori informazioni sulla Legge Biagi, ti consigliamo di approfondire l'argomento cliccando qui.

I motivi delle critiche alla Legge Biagi

La Legge Biagi è stata oggetto di numerose critiche per l'introduzione del contratto a progetto. 

Una delle principali critiche alla Legge Biagi riguarda l'aumento della precarietà lavorativa, soprattutto tra i giovani. La mancanza di garanzie e stabilità sul lavoro può portare a un'insicurezza economica e professionale per i lavoratori. Inoltre, il contratto a progetto può essere utilizzato in modo improprio dalle aziende, creando una sorta di lavoro a termine mascherato.

Tuttavia, va detto che la Legge Biagi ha anche avuto effetti positivi, come l'introduzione della flessibilità del lavoro e la semplificazione delle procedure di assunzione. Inoltre, il contratto a progetto può essere una buona soluzione per i lavoratori che desiderano lavorare solo per un certo periodo di tempo o che hanno competenze specialistiche richieste solo per un determinato progetto.

In definitiva, la Legge Biagi ha rappresentato una riforma importante per il mercato del lavoro italiano, ma ha anche sollevato alcune preoccupazioni riguardo alla precarietà lavorativa e alla mancanza di garanzie per i lavoratori.

Le pensioni secondo la legge 30

Oltre alle critiche sulla precarietà lavorativa, la Legge Biagi ha anche sollevato preoccupazioni sul fronte pensionistico e assistenziale. Il contratto a progetto prevede infatti che le imprese versino meno contributi rispetto ad altre tipologie di contratto, il che può comportare una pensione molto bassa per i lavoratori precari.

Questa situazione ha portato molte persone a criticare la Legge Biagi, sostenendo che essa contribuisce ad aumentare la disuguaglianza sociale e la povertà tra i lavoratori. In particolare, i giovani che entrano nel mondo del lavoro con questo tipo di contratto sono costretti ad affrontare una situazione di instabilità economica e professionale, che può rendere difficile la costruzione di un futuro stabile.

Inoltre, il precariato può comportare una serie di difficoltà in termini di accesso alle prestazioni assistenziali, come l'indennità di disoccupazione o le prestazioni sanitarie. Ciò può aggravare ulteriormente la situazione economica dei lavoratori precari e rendere ancora più difficile la loro posizione nel mercato del lavoro.

In sintesi, la Legge Biagi è stata oggetto di numerose critiche sulla sua capacità di creare un mercato del lavoro più flessibile e dinamico, ma anche sulla sua capacità di garantire stabilità e sicurezza ai lavoratori. Le preoccupazioni riguardano soprattutto il precariato lavorativo, che può comportare una serie di difficoltà sul piano economico e sociale per i lavoratori stessi.

Autore: Laura Perconti

Immagine di Laura Perconti

Laureata in lingue nella società dell’informazione presso l'Università di Roma Tor Vergata, Laura Perconti segue successivamente un Corso in Gestione di Impresa presso l'Università Mercatorum e un Master di I livello in economia e gestione della comunicazione e dei nuovi media presso l'Università di Roma Tor Vergata.