La riforma del lavoro voluta dal governo Monti intervenne in tema di licenziamenti. Grazie all'articolo 18, licenziare un dipendente non è una impresa semplice per le aziende, in quanto i lavoratori sono appunto tutelati da questa norma presente nello Statuto dei Lavoratori.

Con il progetto del Jobs Act voluto dal Presidente del Consiglio Renzi, dal 2014 cambieranno di molto le norme sull’articolo 18, visto che sarà depotenziato e varrà solo per i licenziamenti discriminatori mentre per quelli disciplinari saranno messi dei paletti per attenuare il potere discrezionale del giudice per l’eventuale reintegro. Per i licenziamenti economici invece varrà solo l’indennizzo.

Tuttavia, secondo gli indicatori dell'Ocse, licenziare un dipendente in Italia non è così difficile come sbandierato dai vari esponenti delle associazioni di imprese e lavoratori. Infatti, secondo lo studio degli economisti, l'Italia ha un indice di flessibilità relativo ai lavoratori a tempo indeterminato, pari a 1,77, molto al di sotto di quella che è la media a livello mondiale, ovvero 2,11.

E' così difficile licenziare un dipendente in Italia?

Se l'articolo 18 subirà modifiche, non ci sarà più in alcuni casi la possibilità, da parte del lavoratore licenziato senza giusta causa, di avere gli stessi diritti di prima, ovvero il reintegro. Licenziare un dipendente attualmente è un rischio per le imprese, in quanto il giudice, dando ragione al lavoratore, sancirà il reintegro e, in caso di rinuncia, sarà costretto al pagamento di 15 mensilità a partire dall'ultimo stipendio ricevuto, come spese di indennizzo.

Licenziare un dipendente nel resto dell'Europa

Vediamo la situazione Italiana rispetto a quella dei principali paesi europei: licenziare un dipendente nei paesi nord europei è molto difficile, si parla di un indice di flessibilità pari a 3.0 nella sola Germania. Stando a questi dati, riformare l'articolo 18 non è così necessario come richiesto dalle imprese. Il discorso è diverso per quanto riguarda i licenziamenti collettivi: in Italia infatti c'è un indice molto alto, pari al 4,88.

Licenziamento dipendenti in Francia

In Francia, se si riscontrano casi di licenziamenti senza giusta causa, i risarcimenti possono variare di entità, in base a quanto riportato dalla legislazione in materia. La possibilità di licenziare un dipendente senza pensare alle conseguenze per la vita dell'azienda è stata messa a freno da importanti sentenze dello scorso autunno, che hanno stabilito l'illegittimità dei licenziamenti effettuati per delocalizzare aziende fuori dal territorio.

In seguito a questa sentenza, le imprese francesi coinvolte sono state costrette a riassumere tutti i dipendenti coinvolti nel licenziamento.

Aggiornamento 2014: cosa cambierà?

L’articolo 18 è stato già depotenziato con il Governo Monti, visto che non era più previsto per i licenziamenti economici mentre per quelli disciplinari era stata data un’ampia discrezionalità al giudice. Così come con l’attuale riforma che vuole il Governo Renzi, non subiranno modifiche i licenziamenti discriminatori, ossia quelli fatti in base al sesso, religione, orientamento. In tutti questi casi varrà la misura del reintegro.

Il famoso Jobs Act invece inciderà enormemente sull’articolo 18: Renzi infatti vuole impiantare la sua filosofia sul contratto a tutele crescenti, che quindi per i primi anni non tenga conto delle protezioni date da questo articolo presente nello Statuto dei Lavoratori. Ricordiamo che ad oggi l’articolo 18 vale solo per aziende sopra i 15 dipendenti mentre sotto questa soglia non ci sono tutele. Il progetto dell’esecutivo è quello di uniformare le due categorie con regole che valgano per tutti. Sui licenziamenti disciplinari, il Governo vuole ridurre le casistiche attraverso una fitta serie di paletti mentre per quelli economici ci sarà solo l’indennizzo.

Su quest’ultimo punto, l’indennizzo sarà calcolato in base all’anzianità di servizio presso l’azienda. Nel Jobs Act, insieme alla riformulazione dell’Articolo 18, ci sarà una semplificazione delle forme contrattuali, che saranno ridotte dalle attuali quaranta a quattro-cinque. Il contratto a tutele crescenti che sostituirà quello a tempo indeterminato dovrà essere la forma preferita per assumere e grazie alla quale il Governo concederà dei benefici fiscali per far diminuire la disoccupazione in Italia che ha raggiunto quasi il 13%, una percentuale clamorosa.
Ma questo progetto di riforma sta incontrando diverse critiche e resistenze, sia da parte dell’opposizione che da parte dei sindacati. Quest’ultimi hanno fortemente criticato l’impianto del Jobs Act e sostengono con tutte le forza l’articolo 18 che secondo il loro punto di vista è un caposaldo dello Statuto dei Lavoratori e non può essere modificato.



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