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Purtroppo la realtà odierna è di valore esattamente opposto. Se prima era una fortuna avere un posto di lavoro, negli ultimi tempi con la crisi economica che si è sviluppata in modo clamoroso in Italia diventa neanche sicuro percepire il salario secondo i contratti stipulati.

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Sempre più spesso si sentono storie di lavoratori che ancora devono percepire mesi arretrati dello stipendio o che la stessa mensilità viene percepita in due tranche, nella formula acconto e saldo. Per chi ha famiglia e spese fisse da pagare, come può essere la rata di un mutuo, questa situazione getta nel panico tutte quelle persone che non sanno come fare per ovviare a questa vicenda e sono costretti a chiedere soldi in prestito dai propri genitori o parenti per non cadere in guai seri.

Purtroppo in questo quadro, i lavoratori hanno proprio le mani legate perché la carenza di lavoro esistente attualmente in Italia (la disoccupazione è arrivata nel 2014 quasi al 13%) fa sì che licenziarsi potrebbe essere un boomerang perché un’altra occupazione non la si trova dall’oggi al domani. Situazioni al limite che portano gli stessi dipendenti a protestare violentemente contro i datori di lavoro, a scioperare per chiedere tutte le mensilità arretrate che si accumulano gettando i lavoratori sull’orlo della disperazione.

Il mancato pagamento dello stipendio è una ricaduta negativa sull’economica reale, visto che non essendoci soldi da spendere, i consumi crollano e da qui deriva tutta la spirale pericolosa di aziende che chiudono o che licenziano il personale per mancanza di introiti e di soldi in cassa.

Aumenta la casistica di lavoratori percepiscono in ritaro le mensilità arretrate o che la stessa mensilità viene percepita in due tranche, nella formula acconto e saldo, nonché il caso estremo di mancato pagamento dello stipendio, tout court. Come comportarsi in questi casi? Quali sono gli strumenti in mano al lavoratore per poter esigere il dovuto e cosa rischia il datore di lavoro inadempiente? In questo articolo forniamo le indicazioni sulle azioni di base da intraprendere in caso di mancato pagamento dello stipendio.

Nel caso tu voglia approfondire il tema delle buste paga, ti suggeriamo di leggere i nostri articoli specifici: Buste paga INAIL, Come fare una busta paga e Calcolo delle detrazioni con figli a carico.

I rischi del datore di lavoro

In caso di mancato o ritardato pagamento dello stipendio, il datore di lavoro rischia di incorrere in pesanti sanzioni e possibili azioni penali da parte del o dei dipendenti.

Se il datore di lavoro non provvede all'accredito dello stipendio dovuto entro il mese successivo, il dipendente può avvalersi della facoltà di procedere:

  • con una diffida;
  • con una ricerca di conciliazione presso la Direzione del Lavoro;
  • con un decreto ingiuntivo.

Se il datore omette il versamento dei contributi INPS oltre una certa soglia, si arriva a commettere un reato di natura penale e pertanto perseguibile.

Quali sono i termini ultimi per il versamento dello stipendio in busta paga?

La retribuzione è solitamente mensile, salvo l’aver concordato tempi diversi di accredito in busta paga, purché si rimanga entro i termini stabili dal CCNL (Contratto Collettivo Nazionale) di riferimento per la categoria.

Già dopo il superamento della data stabilita per il pagamento dello stipendio, il datore di lavoro è soggetto a mora e al versamento degli interessi. Il termine di riferimento da intendere è la data di accredito dello stipendio sul conto del lavoratore e, di conseguenza, quando ne entra in disponibilità. Non è da tenere in conto la data in cui l’azienda “dispone” il versamento. I CCNL, solitamente, prevedono una soglia di “tolleranza” entro 10 giorni del mese successivo a quello lavorato e da corrispondere, ma molto dipende dalle categorie e dai singoli accordi contrattuali aziendali. In assenza di un qualsiasi tipo di riferimento alla data di pagamento dello stipendio, si deve intendere che l’accredito avvenga alle fine di ogni mese (ovvero, il 30 o il 31 di ogni mese e nel caso di febbraio, il 28 o il 29 per gli anni bisestili).

Come tutelarsi?

Se i termini previsti per il pagamento dello stipendio sono disattesi, il dipendente può intraprendere diverse strade.

In via bonaria, si può inviare un sollecito di pagamento tramite Raccomandata A/R oppure posta elettronica certificata, oppure adire le vie legali tramite l’invio di una lettera di diffida firmata dall’avvocato del dipendente con la prospettiva delle future azioni legali che saranno intraprese.

Una terza via è il cosiddetto tentativo di conciliazione monocratico che si rivolge all’Ispettorato del Lavoro tramite esposto e un invito a sollecitare un’ispezione dell’azienda. L’Ispettorato provvederà a coinvolgere l’azienda e predisporre un incontro tra le parti per definire le morosità.

Un altro tentativo conciliatorio è la richiesta di conciliazione tramite l’intervento dei sindacati che si realizza con un verbale che ha valore esecutivo, ma non comporta sanzioni per l’azienda.

L’estrema ratio è il ricorso al decreto ingiuntivo in tribunale. Si tratta di una pratica che si attiva solo tramite l’assistenza legale di un avvocato e del contratto di lavoro eventualmente disatteso. Il decreto ingiuntivo viene emesso dal giudice del lavoro sulla base di prove scritte del credito. Non è necessario convocare le parti, in quanto giunge la notifica direttamente in azienda entro 60 giorni successivi dalla “denuncia”. Il datore di lavoro ha a disposizione 40 giorni per opporsi e fare ricorso oppure provvedere al pagamento comprensivi di interessi e la rivalutazione monetaria. Nel caso il datore di lavoro non intraprende alcuna azione, si procede con il pignoramento.

A chi rivolgersi se il datore di lavoro non ci paga lo stipendio?

Se ti trovi in una situazione in cui il tuo datore di lavoro non paga lo stipendio, ci sono diversi passi che puoi seguire e enti a cui puoi rivolgerti per cercare una soluzione. Ecco una guida su come procedere:

  1. Dialogo con il Datore di Lavoro: Il primo passo è tentare un approccio diretto e amichevole con il datore di lavoro. Spesso, la mancata retribuzione può essere il risultato di un malinteso o di problemi temporanei di liquidità. Un dialogo aperto può aiutare a chiarire la situazione e trovare una soluzione rapida.
  2. Lettera Formale di Sollecito: Se il dialogo diretto non porta a una soluzione, puoi inviare una lettera formale di sollecito. In questa lettera, dovresti dettagliare l'importo dovuto e le date di pagamento mancate, richiedendo una risposta entro un termine specifico.
  3. Consulenza Legale: Se la situazione non si risolve, è consigliabile cercare consulenza legale. Un avvocato specializzato in diritto del lavoro può fornirti una valutazione dettagliata della tua situazione e consigliarti sulle migliori azioni legali da intraprendere.
  4. Sindacato: Se sei iscritto a un sindacato, contatta il tuo rappresentante sindacale. I sindacati offrono supporto e assistenza ai propri membri in casi di controversie lavorative, inclusi i problemi di mancato pagamento degli stipendi.
  5. ispettorato del lavoro : Puoi segnalare il caso all'Ispettorato del Lavoro, un organo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. L'Ispettorato ha il compito di vigilare sul rispetto delle normative lavorative e può intervenire in casi di violazioni.
  6. Conciliazione: Prima di intraprendere azioni legali, considera la possibilità di una procedura di conciliazione. Questo processo, spesso gestito dai sindacati o dagli uffici del lavoro, mira a trovare una soluzione amichevole tra datore di lavoro e dipendente.
  7. Azione Legale: Se tutte le altre opzioni falliscono, puoi avviare un'azione legale contro il tuo datore di lavoro. Questo passaggio dovrebbe essere considerato come ultima risorsa, poiché può essere lungo e costoso.

Ricorda che è importante agire in modo tempestivo, poiché esistono termini di prescrizione per le retribuzioni non pagate. Inoltre, mantenere una documentazione dettagliata di tutte le comunicazioni e delle ore lavorate è cruciale per supportare la tua richiesta.

Cosa fare in caso di ritardo della busta paga

Meno compromettente dal punto di vista legale, ma ugualmente pesante sul lato pecuniario e amministrativo è il caso in cui viene consegnata in ritardo la busta paga o non venga consegnata affatto oppure in essa sono riportati dati inesatti o omessi. In tutti questi casi, è prevista una sanzione amministrativa a carico del datore di lavoro che è compresa tra 150 € e 900 €.

Se la violazione si protrae per più mesi, la sanzione viene aumentata fino al triplo.

Se, invece, la violazione interessa un numero di lavoratori superiore a 5 e per un periodo che si protrae oltre i 6 mesi, la sanzione per la mancata consegna o ritardo della busta paga oscilla tra 600 € e 3600 €. Se, infine, la violazione interessa più di 10 lavoratori e si protrae per un periodo superiore a 12 mesi, la sanzione da applicare oscilla tra 1200 € e 7200 €.

FAQ

Cosa fare in caso di mancato pagamento dello stipendio?

In caso di mancato pagamento dello stipendio, il primo passo è cercare un dialogo con il datore di lavoro per comprendere le cause del ritardo o della mancanza di pagamento. È importante verificare se si tratta di un problema temporaneo o di una situazione più grave. Se la conversazione non porta a una soluzione, si può procedere con una comunicazione formale (lettera raccomandata o mail certificata) in cui si richiede il pagamento entro un termine specifico. In assenza di risposta o soluzione, è possibile rivolgersi a un sindacato, a un consulente del lavoro o a un avvocato per valutare le azioni legali da intraprendere.

Quali sono i diritti dei lavoratori in caso di mancato pagamento dello stipendio?

I lavoratori hanno il diritto di ricevere lo stipendio nei termini previsti dal contratto di lavoro o dal CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) di riferimento. In caso di mancato pagamento, hanno diritto di rivendicare il pagamento degli arretrati, di interessi per il ritardo, e, in alcuni casi, di un risarcimento per i danni subiti. Inoltre, il lavoratore può sospendere la prestazione lavorativa in caso di mancato pagamento dello stipendio, dopo aver attuato le procedure legali appropriate.

È possibile recedere dal contratto di lavoro a causa del mancato pagamento dello stipendio?

Sì, il mancato pagamento dello stipendio può essere considerato un inadempimento grave da parte del datore di lavoro, che legittima il lavoratore a rescindere il contratto di lavoro per giusta causa. In questo caso, il lavoratore ha diritto a tutte le indennità di fine rapporto, come se fosse stato licenziato senza giusta causa, inclusa l'indennità di disoccupazione se prevista dalla normativa vigente.

Quali sono le tempistiche legali per il pagamento dello stipendio?

Le tempistiche per il pagamento dello stipendio sono stabilite dal contratto di lavoro individuale, dal CCNL applicato o dalla prassi aziendale. In generale, lo stipendio deve essere pagato mensilmente e entro date fisse, che sono spesso specificate nel contratto di lavoro. In assenza di indicazioni specifiche, si applicano le norme generali che prevedono il pagamento entro la fine del mese lavorativo o nei primi giorni del mese successivo.

Cosa fare se il datore di lavoro dichiara insolvenza?

Se il datore di lavoro dichiara insolvenza o fallimento, il lavoratore deve rivolgersi all'INPS per accedere al Fondo di Garanzia per i Crediti di Lavoro, che garantisce il pagamento di una parte degli arretrati salariali. È importante presentare la domanda entro termini specifici e fornire tutta la documentazione necessaria. Inoltre, è consigliabile consultare un consulente legale o un sindacato per assistenza in questo processo.

Quali azioni legali si possono intraprendere contro il datore di lavoro per il mancato pagamento dello stipendio?

Le azioni legali includono l'invio di una lettera di sollecito o messa in mora e, successivamente, la possibilità di avviare un'azione legale civile per ottenere il pagamento degli arretrati e dei danni. In casi estremi, è possibile presentare un esposto per il reato di insolvenza fraudolenta o per violazione delle normative sul lavoro. Prima di intraprendere azioni legali, è consigliabile ottenere consulenza da un avvocato specializzato in diritto del lavoro.

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Autore: Laura Perconti

Immagine di Laura Perconti

Laureata in lingue nella società dell’informazione presso l'Università di Roma Tor Vergata, Laura Perconti segue successivamente un Corso in Gestione di Impresa presso l'Università Mercatorum e un Master di I livello in economia e gestione della comunicazione e dei nuovi media presso l'Università di Roma Tor Vergata.