Il Governo Monti ha presentato, dopo delle riunioni con partiti e associazioni sindacali, la sua riforma per il lavoro. Si prevedono modifiche per l’articolo 18, ammortizzatori sociali, contratti di lavoro e cassa integrazione.

L’articolo 18, tanto difeso dai sindacati, subirà una modifica sostanziale come anticipato nelle settimane scorse.

Gli ammortizzatori sociali

Nell’ambito della riforma del lavoro, fino al 2016 è previsto un regime transitorio che mantiene l’indennità di mobilità che sarà poi sostituita dall’Aspi (Assicurazione Sociale Per l’Impiego). Potrà usufruire di questa assicurazione chi dimostrerà di aver lavorato 52 settimane negli ultimi due anni e rientreranno in questa fascia anche gli apprendisti. L’assegno coprirà 12 mensilità (per gli over 55 invece sono 18) con un importo pari al 70% della retribuzione con una diminuzione del 15% ogni sei mesi. Il tetto massimo previsto è di 1119 euro.

Contratti di lavoro

La proposta del Governo Monti per la riforma del lavoro contiene importanti novità anche sul tema dei contratti di lavoro. Queste le misure proposte:

  • L’apprendistato diventa per i giovani la formula di ingresso principale nel mondo lavorativo e rappresenterà il primo passo per l’assunzione a tempo indeterminato.

  • I contratti a tempo determinato costeranno di più (esclusi i contratti stagionali e sostitutivi); per i contratti part time e intermittenti sono previsti maggiori vincoli. La maggiorazione andrà al fondo d’indennità per la disoccupazione.

  • Saranno aboliti gli stage gratuiti dopo la laurea.

Le prime parole del Premier sul testo della riforma

La riforma del lavoro è in dirittura d'arrivo: è stato infatti approvato il testo definitivo che ora passera al vaglio delle Camere. Come per tutto il periodo di gestazione, fioccano i dibattiti e le polemiche. Riportiamo i punti di vista dei vari protagonisti che nelle ultime ore si stanno schierando pro e contro la riforma Monti del Lavoro

Il Premier tecnico Mario Monti sembra entusiasta del testo della prossima Riforma del mercato del lavoro.
Stando alle sue dichiarazioni, Confindustria non avrebbe mai sognato di arrivare ad una riforma tale da aumentare la flessibilità dei licenziamenti per motivi economici e renderla al livello degli altri paesi. Sempre sul tema licenziamenti, Monti è soddisfatto di essere arrivato a garantire una norma per cui il reintegro dei dipendenti licenziati venisse limitato ai casi di abuso per motivazioni meramente economiche.

Repliche e interventi alle Riforma del lavoro

L'intervento di Monti è la replica alle dichiarazioni di Confindustria, che per bocca della Marcegaglia aveva dichiarato pessima la riforma. Soddisfazione invece da parte della Cgil, che però, secondo la leader Camusso, è pronta a mobilitarsi se la riforma del mercato del lavoro venisse alterata durante l'iter Parlamentare, in modo da andare in direzione contraria alla pretesa di universalità necessaria.

Polemiche della Fiom e Rete Imprese

Molto meno accomodante la Fiom, che non vede di buon occhio non solo il tema degli ammortizzatori sociali e del precariato, ma anche la modifica dell'articolo 18, svuotato completamente di ogni valore: infatti, secondo la Fiom, il reintegro non sarebbe più un diritto certo ma una remota possibilità.

Le parole di Rete Imprese

Anche secondo Rete Imprese, il testo del ddl è gravido di preoccupanti novità rispetto a quanto discusso in sede di dibattito, in particolare esistono peggioramenti per le imprese del commercio, del terziario e dell'artigianato.

Le reazioni politiche al testo

Secondo il segretario del Pdl Alfano, il testo della riforma andrà migliorato durante la discussione in Senato così da garantire una risposta concreta alle preoccupazioni espresse dalle imprese. L'esame della riforma partirà martedì prossimo, una volta concesso il via libera da parte del presidente della Repubblica Napolitano.
Il presidente Schifani chiede, una nota di Palazzo Madama, di accelerare i tempi per offrire ampia credibilità al testo in esame.

Aggiornamento: il via libera del Parlamento alle Riforma del lavoro

La riforma del lavoro è stata infine approvata da entrambe le Camere con:

  • 231 sì, 33 no e 9 astenuti, da parte del Senato;
  • 393 sì, 74 no e 46 astenuti da parte della Camera dei Deputati.

La riforma, ormai Legge, è stata criticata duramente da Idea dei Valori e dalla CISL, che ne hanno giudicato il testo dannoso per i lavoratori e non in linea con quanto programmato.

Riforma Monti sulle farmacie: ecco le novità

Lo scorso 20 gennaio è stata ratificata la riforma sulle farmacie voluta dal governo Monti, nonostante le forti perplessità manifestate da gran parte del comparto. È il caso di vedere nel dettaglio le modalità operative secondo cui la liberalizzazione dovrebbe prendere piede.

Quorum, introduzione di farmacie aggiuntive, medicinali senza ricetta

Immagine esemplificativa di un contratto dopo la riforma del lavoro

Il primo comma della riorganizzazione politica di Monti sulle farmacie riguarda il rapporto numerico tra farmacie e densità di abitanti. Secondo la nuova normativa, ce ne dovrà essere una ogni 3000 persone piuttosto che una ogni 4000 come accade nella situazione odierna. Inoltre, in caso vi sia un esubero di 500 cittadini per i Comuni sopra i 9000 abitanti e di 1500 per quelli più piccoli, si provvederà all’apertura di ulteriori sedi.

Nelle Regioni e Provincie autonome di Trento e di Bolzano verranno poi istituiti presidi farmaceutici in diverse realtà extra criterio demografico (stazioni ferroviarie o marittime, aeroporti, centri commerciali e autogrill), sui quali la prelazione dei Comuni sarà valida fino al 2022. A proposito dei cosiddetti medicinali di “fascia C”, questi saranno venduti anche all’interno delle parafarmacie e nei corner della grande distribuzione, ma senza essere direttamente alla mercé degli avventori.

Orari, sconti, farmaci omologhi

La riorganizzazione politica di Monti sulle farmacie non si esime dal rivedere pure i turni e gli orari di apertura/chiusura di questatipologia di locali. Sarà, infatti, una libera scelta dei farmacisti fissare il momento in cui dovranno alzare o abbassare la saracinesca del loro negozio. Lo stesso discorso vale per gli sconti da praticare sui medicinali pagati direttamente dal pubblico. A questo proposito, però, sarebbe più giusto per il cittadino se si procedesse a una vera e propria riesamina dei prezzi dei farmaci, magari concordata direttamente con l’Aifa, ossia l'organo competente del ministero della Sanità.

Il farmacista è obbligato a vendere al cliente - qualora questo ultimo lo richieda - il medicinale meno caro che sia l’esatto corrispettivo di quello scritto sulla ricetta. Questa regola non si può applicare soltanto in una circostanza specifica: qualora sia lo stesso medico ad aver vietato espressamente la sostituibilità.

Concorsi per i farmacisti di domani

Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano hanno tempo fino a 120 giorni dall’entrata in vigore della riforma di Monti sulle farmacie, per provvedere al controllo straordinario della pianta organica. Al termine di questa scadenza, hanno un altro mese a loro disposizione per mettere in piedi un concorso straordinario a cui possono inscriversi farmacisti non titolari o titolari di farmacia rurale sussidiata.

Lo scopo è quello di procedere alla copertura delle nuove sedi farmaceutiche e di quelle per le quali per le quali non si sia già ricorsi alla procedura concorsuale. Altra novità concerne il fatto di partecipare alle selezioni per farmacisti sia individualmente sia in forma associata. Quest’ultima opzione prevede che i titoli dei vari partecipanti siano addizionati fra loro a discapito di chi partecipa singolarmente.

Cosa è cambiato nel contratto a tempo determinato

Con la riorganizzazione politica del mercato del Lavoro, il Governo Monti ha intenzione di intervenire sulle tipologie contrattuali, in particolare su quelle che vanno a incrementare il precariato. Negli obiettivi generali della riforma delle tipologie contrattuali, abbiamo a disposizione una traccia che illustra gli interventi sui vari tipi di contratto, volti a non incentivare quelli che non assicurino ai giovani la certezza del posto di lavoro.

Analizzando la bozza della riforma del contratto a tempo determinato, possiamo notare che il Governo si sta muovendo per disincentivarne l'uso da parte delle aziende, attraverso l'incremento del costo dei contributi ad esso collegati, che attualmente hanno come destinazione principale quella di finanziare l'assicurazione sociale per l'impiego.

L'intervento prevede una sorta di maggiorazione dei contributi, che potrà essere recuperata qualora l'assunzione a tempo determinato, ovvero l'assunzione a termine, sia seguita da una assunzione a tempo indeterminato del soggetto: viene quindi conferito alle aziende il cosiddetto premio di stabilizzazione.

Per frenare la pratica della successione abusiva di contratti a tempo determinato, ci si atterrà alla normativa della Comunità Europea 99/70/CE: in questo modo ci sarà un irrigidimento della disciplina del rinnovo di tutti i contratti a termine, andando ad aumentare l'intervallo di tempo fra la stipula di un nuovo contratto e la scadenza del precedente. Inoltre, la riforma del contratto a tempo determinato farà sì che venga eliminato l'onere di impugnazione stragiudiziale del contratto stesso, nel limite dei 2 mesi previsti rispetto alla sua fine; sarà ridotto a 270 giorni il termine in cui il dipendente potrà portare in giudizio l'azienda.

La riorganizzazione politica del lavoro voluta dal Governo Renzi

Il Governo Renzi si avvia nel 2014 a varare la corposa riforma del mercato del lavoro, chiamata più semplicemente Jobs Act. Tutta la questione si snoda intorno al contratto a tutele crescenti, che dovrà essere la forma scelta dai datori di lavoro per assumere persone, il quale sarà più defiscalizzato rispetto alle altre forme contrattuali, in modo da convincere l’azienda a utilizzare questa forma di accordo che nelle intenzioni dell’esecutivo dovrà abbassare la percentuale di disoccupazione, 13%, che mai aveva raggiunto questa soglia così alta.
Il Presidente del Consiglio Renzi vuole in questa maniera incentivare il mercato lavorativo e a tal proposito ha proposto di azzerare i contributi per tre anni ai datori di lavoro che decidono di assumere persone con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Questa forma contrattuale porterà benefici fiscali all’imprenditore stesso che invece pagherebbe di più con tutti gli altri accordi vigenti, dal contratto a tempo determinato fino alle collaborazioni e alle partite Iva. Su una retribuzione di circa 24mila euro, per esempio, il datore di lavoro risparmierà 9mila euro sul costo del lavoro rispetto al contratto a termine. Un bel risparmio per l’imprenditore che quindi sarà facilitato dallo scegliere questa misura se decide di assumere personale per l’anno 2015. Il risparmio invece sarà di 2356 euro nel caso di collaborazioni e di circa 1600 euro per le Partite Iva.

Questa legge ha un duplice obiettivo: spingere alla stabilizzazione dei lavoratori (negli ultimi anni sempre meno persone sono state assunte a tempo indeterminato a favore delle tantissime tipologie contrattuali precarie) e dall’altro aiutare i datori di lavoro in questo periodo di crisi economica attraverso una diminuzione del carico fiscale da versare allo Stato. La stabilizzazione dei precari deve essere un caposaldo del sistema Italia se si vuole ripartire nella crescita e nei consumi: drammatica infatti è la disoccupazione giovanile con tantissimi ragazzi che non possono progettare il futuro perchè vivono nella più totale precarietà.
Nelle intenzioni dell’esecutivo c’è anche infatti la volontà di ridurre sensibilmente le forme contrattuali, portandole dalle attuali quaranta (un paradosso italiano!) a quattro-cinque, dando comunque la priorità, come appena spiegato, al contratto indeterminato a tutele crescenti. In questo quadro, c’è da aggiungere che perderà valore l’articolo 18, che non varrà per i primi anni di assunzione con il conseguente indennizzo che sarà calcolato in base all’anzianità di servizio.

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