La Fondazione Enasarco, istituita nel 1938, è l' Ente Nazionale di Assistenza per gli Agenti e Rappresentanti di Commercio; grazie alla pensione Enasarco, gli oltre 100.000 agenti e rappresentanti di commercio (che lavorano a commissione) che abbiano concluso la loro esperienza lavorativa, possono usufruire di formule pensionistiche integrative. Di seguito un approfondimento sul regolamento da rispettare per usufruirne.

A partire dal 2012, al fine di assicurare la stabilità economica e finanziaria della Fondazione, il consiglio di amministrazione ha varato una riforma che è andata a cambiare le modalità di rilascio della pensione e nel valore della stessa.

Cos'è effettivamente l'Enasarco? C'è di più oltre le provvigioni dei suoi agenti

Abbiamo accennato al fatto che questo ente ha a che vedere con l'assistenza previdenziale rivolta agli agenti e ai rappresentanti di Commercio. Ma di cosa si occupa nello specifico? Operativa dalla fine degli anni '30, venne privatizzato nel 1996 tramite decreto legislativo ed è quindi ad oggi una vera e propria fondazione con una propria forma giuridica.

Il suo ruolo è comunque sempre quello di svolgere un servizio pubblico (rientra a tutti gli effetti fra gli enti della pubblica amministrazione), occupandosi della previdenza di tipo integrativo, rivolta a tutti gli associati che sono vincolati dall'obbligo di contribuzione annuale. L'Enasarco viene dunque a ricadere direttamente sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro.

Per quanto riguarda il suo consiglio di amministrazione, viene costituito prevalentemente da due tipi di rappresentanze, ovvero:

  • quelle sindacali afferenti agli agenti di commercio
  • quelle datoriali (in questo caso stiamo parlando di coloro che rappresentano le ditte che hanno posto la firma sui contratti di tipo collettivo).

Il Cda e l'ente stesso, durante gli anni '90, è passato sotto gli occhi e soprattutto le attenzioni della guardia di Finanza e delle forze di Polizia: oltre a finire inquisito l'allora presidente Enasarco, c'è stato anche il tentativo da parte di un gruppo di speculatori di prenderne possesso attraverso forme poco legali di acquisizione. Grazie all'intervento delle associazioni sindacali e di altre figure e associazioni che si sono schierate come parte civile, il tentativo è fallito.

Fatto sta che ogni anno viene denunciata una sorta di mancanza di democrazia e troppa nebulosità per quanto riguarda le decisioni sugli investimenti effettuati attraverso i fondi delle pensioni Enasarco, situazione che ha portato dunque a un intervento di riforma.

Requisiti per ottenere la pensione: contributi ed età. Esiste un minimale?

Per poter usufruire della pensione Enasarco, i contribuenti dovranno soddisfare tre requisiti (anche a livello contributivo):

  • avere versato contributi per almeno 20 anni;
  • l'aver compiuto almeno i 65 anni per gli uomini e 61 per le donne (l'età minima femminile verrà gradualmente parificata a quella maschile, entro il 2020);
  • la somma dell'età del soggetto e degli anni di contributi non potrà essere inferiore ad una soglia fissata, a seconda dell'anno (ad esempio, la cifra ottenuta per il 2012 dovrà andare da 85 in poi, 82 per le donne).

Pensione Enasarco: aliquote e massimali

Fino al 2012 l'aliquota della pensione Enasarco è stata del 13,50%, di cui la metà ad onere del soggetto e la restante del mandante; la nuova aliquota ammonta invece al 17%, con un incremento annuale programmato dello 0,5% fino al 2020.
I massimali subiscono la stessa sorte, con un aumento progressivo che avrà termine nel 2015; salendo:

  • per quanti abbiano un solo mandato: da 27.667.00 euro a 37.500,00€;
  • per i mandati plurimi: da 15.810,00 a 25.000,00€.

Eccezioni per i nuovi iscritti

Il primo dei tre requisiti per ottenere la pensione Enasarco, ovvero l'aver conseguito 20 anni di contributi, non è valido per quanti si siano iscritti alla Fondazione in tempi recenti; per questi casi è pertanto prevista la possibilità di terminare l'attività lavorativa dopo soli 5 anni di versamenti, purché abbiano superato il 65°anno di età. Quanti siano in questa situazione riceveranno il 2% della pensione in meno, per ognuno dei 20 anni di versamenti non effettuati.

Per concludere, il fondo di assistenza della Fondazione sarà portato dal 2 al 4%, dei quali un punto percentuale andrà coperto dagli agenti di commercio in forma di società di capitali.

Conosci il ricongiungimento contributivo?

Il ricongiungimento dei contributi consente al lavoratore di accorpare, presso un unico ente previdenziale, pensioni ricevute da fonti differenti.
Pur non essendo un'opzione a titolo gratuito, i vantaggi in fatto di comodità rendono questa scelta estremamente conveniente; vedremo, nel proseguo dell'articolo, quali siano le modalità per presentare la richiesta.

Dove presentare la domanda

Per la richiesta del ricongiungimento contributivo, bisogna presentare una domanda: all'Inps per i contributi pagati presso altri enti previdenziali, in tali enti per quelli versati all'Inps.
Per presentare la domanda, il lavoratore non dovrà essere titolare di un'altra pensione.
Si può fare domanda una sola volta; se si dispone di un periodo contributivo di 10 anni, dei quali 5 di servizio, è possibile una successiva richiesta di ricongiungimento assicurativo.

I costi del ricongiungimento contributivo

Se in precedenza il ricongiungimento contributivo era a titolo gratuito, dall'1 luglio 2010 necessita del pagamento di una sorta di tassa, il cui costo aumenta quanto più si è in prossimità della pensione.
Il carattere oneroso del ricongiungimento è un'altra particolarità che lo differenzia dalla totalizzazione, che è a titolo gratuito. La legge Tremonti aveva scatenato un putiferio di polemiche con tantissimi cittadini che si sono visti recapitare a casa spese da pagare per questa procedura pari a migliaia di euro: si parlava infatti di 70mila euro ma anche somme superiori a 200mila euro, da versare a rate diluite in un arco temporale compreso tra dieci e quindici anni oppure in un’unica soluzione. L’ex ministro Sacconi aveva pensato a questo provvedimento per evitare il passaggio delle statali dal settore pubblico a quello privato per l’ottenimento della pensione, visto che in quest’ultimo settore l’uscita era prevista a un’età più bassa. Le stesse fonti ministeriali parlarono all’epoca di una situazione che era andata ben al di là delle intenzioni legislative e tornare indietro significava un pesante investimento calcolato in 2.5 miliardi di euro.

La ricongiunzione infatti è stata gratuita fin dal 1958 e aveva un motivo: chi aveva versato con Inpdap e voleva ricongiungersi a Inps aveva un trattamento economico peggiore e per questa ragione non veniva pagata nessuna somma. Invece poi dal 2010 moltissimi cittadini hanno ricevuto questa lettera dell’ente previdenziale, facendo montare la rabbia tra chi riteneva questa modifica della legge una truffa, una strozzinaggio legale o uno scandalo senza precedenti.

Dove pagare il riocongiungimento contributivo

Il ricongiungimento contributivo può essere pagato:

  • presso gli sportelli bancari tramite la compilazione del bollettino MAV, scaricabile dal sito dell'Inps;
  • appoggiandosi al circuito "Reti Amiche", per quanti vi siano aderenti;
  • con carta di credito via telefono, rivolgendosi al numero verde 803 164;
  • direttamente dal sito dell'Inps, nella sezione dedicata, utilizzando sempre la carta di credito.

Le modalità del pagamento

Il pagamento del ricongiungimento contributivo può essere onorato:

  • in un'unica soluzione, non oltre i 60 giorni da quando si effettua il provvedimento;
  • ratealmente, tenendo presente che la quota (comprensiva di interessi) non può essere inferiore ai 27,00€ e che le prime tre rate devono essere pagate insieme.

Quanti abbiano scelto di suddividere il pagamento possono richiedere l'addebito diretto (sia su un conto postale che bancario), con la possibilità di revocarlo tramite domanda all'ufficio di competenza.

I titolari del diritto al ricongiungimento contributivo

Hanno diritto al ricongiungimento contributivo sia i dipendenti pubblici e privati che i liberi professionisti; anche i superstiti degli interessati di entrambe le classi possono usufruire del ricongiungimento, entro i due anni dalla morte del lavoratore.

Gli ultimi aggiornamenti

La legge di stabilità del 2013 ha cercato di riportare calma tra i cittadini cercando di eliminare le storture della famosa legge Tremonti di tre anni prima. Si è andati avanti quindi attraverso una distinzione:

  • Per i lavoratori che facevano parte dell’Ex Inpdap e che sono entrati nel settore privato prima del 30 luglio 2010 c’è il diritto di una ricongiunzione dei contributi a titolo gratuito con le pensioni che vengono calcolate secondo la vecchia metodologia;
  • Per tutti gli altri lavoratori passatI dal pubblico al privato questa procedura è sempre a titolo gratuito solo nei casi delle pensioni di vecchiaia mentre vengono escluse da questo calcolo quelle di invalidità o le cosiddette superstiti. Per calcolare la pensione si usa il metodo a base cumulativo che risulta essere meno vantaggioso.

Questa modifica è stata necessaria per eliminare come detto prima gli effetti della legge 122/10 che improvvisamente hanno visto i cittadini recapitarsi a casa lettere dell’Inps da migliaia e migliaia di euro per avere il diritto all’assegno pensionistico. Inoltre la modifica appena elencata ha previsto il risarcimento della somma a chi aveva fatto richiesta della ricongiunzione onerosa ma che dopo questa legge la poteva avere di nuovo a titolo gratuito. Chi invece aveva fatto domanda per la totalizzazione, in base a questa legge può scegliere due vie: quella del cumulo o la ricongiunzione a titolo gratuito del passaggio per la riscossione della propria pensione.





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