La riforma pensioni varata dal Governo Monti prevede che dal 1° gennaio 2012, le anzianità raggiunte dopo il 31 dicembre 2011 saranno calcolate con il sistema di calcolo contributivo.

La pensione di vecchiaia

Immagine usata nell'articolo Riforma pensioni 2012: novità del calcolo contributivo

Con questa riforma pensioni, la pensione di vecchiaia, per le donne iscritte all'AGO (Assicurazione Generale Obbligatoria) e forme sostitutive, a partire dal 1° gennaio 2012 si conseguirà a 62 anni ed entro il 2018 si dovrà arrivare a 66 anni di età. Ci sarà quindi parità tra uomini e donne. 

Abolita quella di anzianità: i dettagli

Dal 1° gennaio 2012 la pensione di anzianità non esisterà più. 

E’ stato abolito il meccanismo delle quote così come la finestra di scorrimento di 12 mesi di attesa (finestra mobile). Per coloro che perfezionano i requisiti per l’accesso alla pensione a decorrere dal 1° gennaio 2012 la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata decorreranno dal 1° giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti.

È richiesta la cessazione di qualsiasi tipo di attività lavorativa alle dipendenze di terzi alla data di decorrenza della pensione. Non è, invece, richiesta la cessazione dell'attività svolta in qualità di lavoratore autonomo. Per quanti volessero approfondire l’argomento, suggeriamo di visionare la sezione dedicata dell’Inps

Aggiornamenti 2014 al sistema pensionistico

Il tema delle pensioni in Italia è molto sensibile perchè la platea è vasta e si vanno a toccare degli interessi molto delicati. A ciò si aggiungono poi alcune categorie privilegiate all’interno di questo settore, come le pensioni d’oro, che vanno ad aumentare la forbice tra chi incassa assegni anche sotto i mille euro e chi invece guadagna migliaia di euro in una sola mensilità. Recentemente il dibattito ha conosciuto diverse proposte all’interno della maggioranza dell’esecutivo, con il sottosegretario al Ministero dell’Economia Baretta che ha pensato a una fuoriuscita dei lavoratori che sono in procinto di andare in pensione (un’uscita anticipata) con una riduzione dell’assegno pensionistico.

Questo progetto andrebbe a diminuire il carico della riforma Fornero del 2012 che ha scatenato furibonde polemiche sull’alzamento dell’età per andare in pensione. All’interno della riforma per le pensioni, dall’esecutivo si sta pensando di allargare il bonus degli 80 euro (che attualmente è destinato per i lavoratori dipendenti che guadagnano uno stipendio compreso tra 8 mila e 24 mila euro annui) anche ai pensionati.

Un modo per andare incontro alle esigenze di questa categoria dove si trovano delle differenze troppo marcate. Infatti, c’è chi guadagna 500 euro o poco più nonostante una vita di versamenti all’Inps, e chi invece arriva a percepire 91 mila al mese. Stiamo parlando delle cosiddette pensioni d’oro, assegni pensionistici che fanno da contraltare ad assegni miseri. Si è parlato in passato di un contributo di solidarietà su questi assegni per reperire risorse: sarebbe un atto giusto e umile per diminuire la forbice e aiutare soprattutto chi non arriva neanche a 1000 euro mensili.

Il caso della quota 96

La riforma Fornero ha gettato nel panico coloro che non avevano i giusti requisiti per andare in pensione all’introduzione di questa legge e soprattutto gli insegnanti. Per quest’ultimi infatti vigeva la famosa quota 96, ossia la somma degli anni con quella dei contribuiti doveva raggiungere questa soglia. Il Governo Monti ha abolito il suddetto limite e in questa situazione precaria si sono trovati di conseguenza migliaia di insegnanti. L’esecutivo punta a trovare una soluzione per questo problema e non sono pochi i casi di docenti che si incatenano in segno di protesta per far sentire la loro voce e alzare un fascio di luce che possa portare alla fine di questa delicata questione.

Le novità del 2020

Ma come funziona, oggi, l’accesso alla pensione? Che tipo di riforma è attualmente in vigore? Andiamo per ordine. Nel 2020 non ci sarà nessuna variazione rispetto alla riforma Fornero. Quest’ultima, infatti, ha fissato l’età pensionabile a 67 anni, avendo però maturato almeno 20 anni di contributi. Per chi, invece, ha versato contributi dopo il 1 gennaio 1996, sussiste il sistema contributivo. In ogni caso, i requisiti standard per la pensione consistono in 42 anno e 10 mesi di contribuzione per l’uomo e uno di meno per le donne. Dalla riforma Fornero, tuttavia, il governo formato da Lega e Movimento 5 Stelle aveva introdotto una sorta di deroga ulteriore, chiamata Quota 100, una riforma molto importante che ha introdotto una novità sostanziale per accedere alla pensione. Con la Quota 100, infatti, si dà possibilità di andare in pensione nel momento in cui la somma tra età anagrafica e anni di contributi dia come risultato, appunto, il numero 100. Ci sono due condizioni sufficienti e necessarie però: che l’età non sia comunque inferiore ai 62 anni e i contributi siano almeno uguali a 38 anni. La Quota 100 riguarda sia i dipendenti che i lavoratori autonomi, con piccole differenze. I primi, infatti, hanno una finestra semestrale per accedere alla pensione, mentre gli autonomi e i dipendenti privati hanno una finestra trimestrale. Nel corso del 2019 grazie alla Quota 100 moltissimi lavoratori, soprattutto nella pubblica amministrazione, sono potuti andare in pensione senza subire nessun tipo di penalizzazione e, anzi, riuscendo ad accedere alla pensione prima del previsto e potersi quindi godere la vita.

Inoltre, oggi le donne hanno anche la possibilità di usufruire dell’Opzione Donna.

I requisiti per goderne sono:

  • avere 35 anni di contributi;
  • avere un’età minima di 58 anni per le dipendenti;
  • avere un’età minima di 59 anni per le autonome.

Questo significa andare prima in pensione, a patto però di rinunciare a parte della quota che spetterebbe con l’accesso normale alla pensione, poiché il valore della pensione a questo punto viene calcolato tutto con il metodo contributivo. Questo significa, tradotto in parole povere, essere disposte a rinunciare a una fetta consistente del proprio assegno mensile pur di andare via prima dal lavoro e godersi la pensione. L’Opzione donna gode di una finestra considerata mobile, che consiste in 12 mesi per chi lavora da dipendente e 18 mesi per le lavoratrici autonome.

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Il precedente tipo di calcolo, basato su una formula retributiva, considerava unicamente la media delle somme versate negli ultimi 5-10 anni di attività lavorativa (solitamente le più alte), ha portato come risultato alla messa in crisi del meccanismo, con la collettività che si è trovata a sostenere spese difficilmente quantificabili.

Permesso di lavoro: tipologie e richieste

Per motivi di diversa natura, il lavoratore è spesso costretto a richiedere dei determinati periodi di assenza dal lavoro, al di fuori delle ferie stabilite e che gli spettato. Questo tipo di astensioni dall’attività lavorativa vengono chiamati permessi lavoro.

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