Il Decreto “Salva Italia” ha portato ad una sostanziale riforma di tutto il sistema della previdenza italiana. Il passaggio finale dal sistema retributivo al contributivo e l’innalzamento dell’età pensionabile hanno portato ad un rifacimento della tabella pensionamento, che vede il tentativo di diminuire il divario tra i contributi versati e le mensilità ritirate da chi ha smesso di lavorare, di pari passo con un inasprimento delle condizioni per concludere la sua vita lavorativa.

L'avanzamento dell’età pensionabile

Immagine d'esempio usata nell'articolo sulle tabelle di pensionamento

La nuova tabella delle pensioni prevede una graduale parificazione dei sesso, tramite un processo che si concluderà nel 2022. A partire dal primo mese del 2012, l’età pensionabile degli impiegati maschi sarà innalzata a 66 anni, mentre per le donne si procederà per gradi, secondo la seguente progressione:

- 63 anni: in data 1 Gennaio 2012, per le contribuenti AGO (e società similari);

- 63 anni e mezzo: in data 1 gennaio 2012, per quante pratichino il lavoro autonomo o che siano registrate nella Gestione separata;

- 66 anni: dal 1°Gennaio 2012 per quante siano rappresentate nei Fondi esclusivi; entro il 2018 per tutti gli altri casi.

Eccezioni alla regola: pensionarsi a 64 anni

Il 2022 vedrà la fine dei cambiamenti messi in atto con la Manovra, con i lavoratori di ambo i generi che andranno potranno beneficiare della previdenza a 67 anni. La tabella pensionamento prevede comunque delle eccezioni, in quanto potranno cessare l’esperienza lavorativa a 64 anni:

  • i dipendenti del settore privato che abbiano maturato 35 anni di versamenti e che avrebbero potuto beneficiare dei requisiti di anzianità entro l’ultimo dell’anno del 2012 (classi 1950-52);

  • le lavoratrici over 60 del settore privato, versato almeno 20 anni di contributi, sempre entro il 31 Dicembre 2012.

La pensione anticipata

Altra novità della tabella pensionamento 2012 è l’abolizione della pensione di vecchiaia, sostituita da quella anticipata: tenuto conto dei requisiti di età appena elencati, potranno lasciare il lavoro prima del tempo previsto:

  • i dipendenti con almeno 42 anni di contributi;

  • le impiegate con almeno 41 anni e un mese.

Questa formula prevede però una penalizzazione: le mensilità garantite dalla previdenza saranno infatti decurtate del 2% per ogni anno di anticipo rispetto agli anni prescritti.

La pensione nel caso dei lavori usuranti

Sono previste norme diverse e criteri meno stringenti per alcune tipologie di lavoro, i cosiddetti lavori usuranti per i quali la quota è di 97.3, ossia età minima di 61 anni e 3 mesi con 35 anni di contributi. Vediamo nel dettaglio chi può aver beneficio di queste regole:

  • Lavori usuranti: la legge ne fa l’elenco completo, come quelli svolti in galleria, nelle cave, ad alte temperature, in miniera. O ancora, lavori di asportazione per quanto riguarda l’amianto o svolti nelle catene di montaggio e le mansioni svolte dai palombari;
  • Lavoratori notturni che a loro volta di suddividono in due categorie: quelli che lavorano tre ore durante l’orario notturno che va da mezzanotte alle cinque del mattino per l’intero arco dell’anno oppure quelli che lavorano almeno 64 giorni in turni notturni da sei ore. Tuttavia questa categoria ha al suo interno diverse voci e diverse condizioni, per cui è bene controllare sulle tabelle apposite se si sono raggiunti i requisiti necessari;
  • Conducenti di mezzi di trasporto pubblico che siano a servizio della collettività.

Per poter ricevere questo assegno pensionistico, si deve dimostrare di aver lavorato in uno di questi settori per minimo sette anni negli ultimi dieci anni. Questa norma varrà fino al 31 dicembre 2017 mentre dal giorno seguente, ossia 1 gennaio 2018, i criteri subiranno una modifica per cui questa pensione sarà assegnata solo per coloro che avranno lavorato per il 50%, ossia la metà, della loro intera carriera lavorativa.

Vediamo la situazione per i lavoratori precoci

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Si parla di pensionamento precoce intendendo una prestazione economica che viene erogata dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale Italiano su specifica domanda da parte di quei lavoratori che hanno 12 mesi di contributi effettivi prima del compimento del 19° anno. In questo caso si parla, appunto, di lavoratori precoci. Occorrono, tuttavia, anche altre condizioni, come i 41 anni di contribuzione entro la data del 31 dicembre 2026.

Dunque, si considerano - da normativa - lavoratori precoci tutti coloro che sono in possesso di anzianità nella formula contributiva alla data del 31 dicembre 1995 e che hanno 12 mesi di contributi prima del loro 19° anno.
Inoltre, devono anche essere in una di queste condizioni:

  • disoccupazione a casa di licenziamento, anche collettivo, o anche dimissioni o risoluzione consensuale;
  • invalidità almeno del 74%;
  • assistenza da almeno un semestre al coniuge o a un parente stretto purché convivente in situazione di disabilità grave;
  • abbiano svolto lavori particolarmente faticosi, secondo la definizione di attività usurante fornita dal decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel 1999, di cui abbiamo già accennato sopra.

Inoltre, fanno parte di questa categoria di lavoratori precoci quelli che hanno svolto un lavoro gravoso nei sette anni sugli ultimi dieci e, nello specifico, si tratta delle seguenti categorie professionali:

  • operai nel campo estrattivo, edile e manutenzione edifici;
  • conduttori di gru;
  • conciatori;
  • conduttori ferroviari e personale;
  • autotrasportatori;
  • professionisti sanitari, come infermieri e ostetriche;
  • addetti all'assistenza di disabili;
  • educatori;
  • facchini e simili;
  • addetti alle pulizie;
  • operatori ecologici;
  • operai agricoli e pescatori;
  • operai siderurgici;
  • marittimi imbarcati.

Dunque per lasciar andare in pensione chi viene considerato, di fatto, un lavoratore precoce devono sussistere tutte queste condizioni contemporaneamente: contributi effettivamente versati dal datore di lavoro dell’epoca già prima del compimento dei 19 anni di età, la maturazione dei classici 41 anni di contribuzione versata entro il 2026, una categoria professionale specifica tra quelle elencate sopra e la condizione di sospensione dal lavoro, per licenziamento, dimissioni o casi simili. Solo in questi casi, quindi, il lavoratore considerato precoce può avanzare la domanda di pensionamento anticipato andando praticamente a scontare gli anni che mancherebbero all’effettiva scadenza di età pensionabile secondo la riforma Fornero, oggi affiancata a tutti gli effetti dalla cosiddetta quota 100. eventualmente, il requisito contributivo dei 41 anni di contributi versati può venire perfezionato da parte dell’interessato, anche attraverso il cumulo dei periodi assicurativi.

Le novità del 2014

Toccare o no le pensioni? E’ il dilemma di fondo di qualsiasi Governo che si succede al comando. La Riforma Fornero è stata sicuramente la più discussa degli ultimi, una manovra lacrime e sangue, che di colpo ha innalzato l’età pensionabile gettando nel panico migliaia di lavoratori che stavano maturando i requisiti per andare in pensione. Un capitolo a parte lo meritano gli esodati, vero problema scaturito al varo della riforma. Il Governo Renzi ha dichiarato ultimamente che le pensioni non saranno toccate perchè non avrebbe senso coinvolgere un settore molto sensibile in Italia per racimolare qualche risparmio. Il Governo Letta aveva invece confermato il contributo di solidarietà per le cosiddette pensioni d’oro, ossia quegli assegni da migliaia di euro mensili che fanno da contraltare ad assegni miseri della gente comune. Per il 2014, il contributo di solidarietà oscillerà tra il 6% e il 12% per gli assegni oltre 90 mila euro. Si applicherà in progressione prima il bonus del 6% per arrivare a quello più alto del 12% per gli assegni pensionistici superiori di 30 volte rispetto al minimo.





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