Il sogno di ciascun lavoratore, dopo anni di sacrifici, è quello di raggiungere la pensione e potersi godere serenamente la propria vita. Ma, alcune persone ottengono soltanto il minimo indispensabile per una vita dignitosa, invece altre possono permettersene una molto più ricca e spensierata. Questi ultimi sono quelli che sono riusciti a conquistare, grazie alla tipologia di professione esercitata o grado dirigenziale raggiunto, le cosiddette pensioni d'oro.

Nel corso di questi anni, considerando la crisi economica che ha colpito il Paese, spesso si è proposto di effettuare anche un taglio alle pensioni d'oro, in modo da ridurre eventuali eccessive differenze rispetto a quelle di altri lavoratori e redistribuire le risorse ottenute verso quei soggetti maggiormente bisognosi della popolazione italiana. 

Nel 2019 quest’iniziativa si è concretizzata, non senza naturalmente costanti rimodulazioni e cambiamenti. Vediamo dunque quali sono le riduzioni previste della pensione e fino a quanto queste possono ammontare

La riforma ed i pensionati colpiti

L'iniziativa portata avanti da parte delle autorità governative è quella di effettuare una riforma con un taglio alle pensioni d'oro che superino una certa cifra prestabilita, naturalmente limitati nel tempo e trattenuti direttamente dall'assegno percepito.

Questi risultano graduali in base alla cifra guadagnata, nonostante negli scorsi anni vi siano stati pareri discordanti in merito, permettendo di porre tale iniziativa sotto la denominazione di “Contributo di Solidarietà”.

Questo particolare contributo va a colpire, in base a quanto previsto dalla legge, coloro i quali possiedono un trattamento pensionistico elevato, superiore a 100.000 euro lordi annui nel 2019 ed aumentato a 100.200 euro nel 2021, ossia di circa 5 mila euro netti al mese.

Oltre a questo dato relativo alla cifra percepita dal pensionato, affinché avvenga l’applicazione del contributo di solidarietà non deve essere rilevata l’età pensionabile.

Il denaro così risparmiato viene poi distribuito ad altri pensionati che, invece, sono destinatari di assegni sociali o minimi a cui viene quindi aumentata la pensione base mensile a circa 780 euro al mese.

Naturalmente questa riduzione non va a colpire coloro che percepiscono pensioni di invalidità e di reversibilità, né coloro i quali sono vittime del terrorismo o del dovere e neanche coloro che non superano la cifra mensile netta di 4.500 euro che sono la maggior parte dei pensionati italiani. Nessun taglio alle pensioni d'oro è poi previsto per gli iscritti alle casse privatizzate dei diversi liberi professionisti.
A rientrare tra quei soggetti coinvolti in questa riduzione vi sono tuttavia anche i sindacalisti ed alcuni loro privilegi pensionistici.

Infatti ad oggi i contributi aggiuntivi, effettuati dagli stessi sindacati e destinati ad integrare la contribuzione dei loro dirigenti o comunque delle figure preminenti dei loro consigli direttivi, sono considerati soltanto per determinare una parte della pensione e non complessivamente. Con la conseguenza che tali sindacalisti pensionati potrebbero vedere l'assegno mensile considerevolmente limitato, rispetto a quanto finora ottenuto.

Abbinata al contributo di solidarietà troviamo il blocco dell’indicizzazione all’inflazione di quei soggetti che ricevono una pensione superiore a 9 volte quella minima. Si effettua infatti una riduzione tra il 25% e d il 50% dell’adeguamento all’inflazione e quindi al costo della vita per questo genere di pensioni. L’iniziativa di blocco, comunque, va a colpire soltanto soggetti determinati e non tutti.
Infatti, l’adeguamento al costo della vita e quindi la rivalutazione delle pensioni continua ad esserci normalmente, così come continua ad esservi la suddivisione in scaglioni.

In particolare, tale rivalutazione è in misura del 100% dell’inflazione per quelle pensioni tre volte superiori a quella minima, del 95% per quelle di importo superiore fino a quattro volte la minima, del 75% per quelle superiori e fino a cinque volte la minima, del 50% per quelli superiori a cinque volte e del 45% per i trattamenti superiori a sei volte la minima.

Gli scaglioni inizialmente previsti

Nel 2021 si assiste ai seguenti tagli dell’assegno per le parti eccedenti:

  • Del 15% per le pensioni tra i 100.200,01 e i 130.260 euro;
  • Del 25% per le pensioni tra i 130.260,01 e i 200.400 euro;
  • Del 30% per le pensioni tra i 200.400,01 e i 350.700 euro;
  • Del 35% per le pensioni tra i 350.700,01 euro e i 500.800 euro;
  • Del 40% per le pensioni oltre i 501.000 euro.

Nonostante l’iniziativa del cosiddetto taglio alle pensioni d'oro non abbia riscosso unanimi consensi sulla modalità di attuazione, le decurtazioni sono applicate fino al 2021 compreso, determinando ad oggi le stesse discussioni che vertono sugli stessi dubbi precedenti il 2019.

In particolare, alcuni parlamentari richiedono ancora oggi che vi sia una revisione sulla cifra minima da cui far partire la decurtazione, altri invece richiedono un taglio alle pensioni d'oro inerente l’intero ammontare della pensione e suddiviso sulla base delle aliquote sopra citate.

Questo perché le autorità governative devono tenere conto del peso del sistema pensionistico sul bilancio dello Stato, soprattutto in una fase storica di bassa crescita economica, e dall’altro lato l’esigenza di mantenere sotto controllo la situazione e gli equilibri finanziari soprattutto, senza violare le regole.

Qualsiasi siano le decisioni che verranno prese nel 2021, occorre comunque che venga prestata attenzione a non intaccare i diritti pensionistici acquisiti da diverse persone nel corso degli anni e che potrebbero dar vita a contenziosi di natura tributaria-legale contro lo Stato.

Il progetto previsto e i dubbi connessi al taglio alle pensioni d'oro

Taglio alle pensioni d'oro

L'iniziativa del cosiddetto taglio alle pensioni d'oro non ha riscosso unanimi consensi sulla modalità di attuazione. Alcuni parlamentari vorrebbero calcolare il contributo di solidarietà soltanto su quella parte dell'assegno pensionistico che superi i 90.000 Euro lordi annui, mentre altri opterebbero per un taglio alle pensioni d'oro inerente l'intero ammontare della pensione e suddiviso, come detto, sulla base delle aliquote già menzionate. Incertezza vi è, invece, per quelle pensioni calcolate interamente con la modalità contributiva e che alcuni parlamentari vorrebbero fossero escluse dal taglio.

Considerando la materia pensionistica, altamente complessa e assolutamente delicata per diversi soggetti (sia politici che singoli cittadini), è possibile che l'iniziativa di questo taglio alle pensioni d'oro e quindi del contributo di solidarietà venga sospesa e messa da parte temporaneamente, per essere studiata ed organizzata in maniera attenta, al fine di equilibrare i diversi interessi in gioco.  

Infatti, le autorità governative devono tener conto, da un lato, del peso del sistema pensionistico sul bilancio dello Stato, soprattutto in una fase storica di bassa crescita economica, e dall'altro dell'esigenza di mantenere sotto controllo la situazione e gli equilibri finanziari soprattutto, senza violare le regole (in alcuni casi eccessivamente rigide) che sono presenti a livello europeo e che permettono in effetti limitati margini di manovra o di scelta da parte dei vari governi nazionali sotto questo aspetto.

Al tempo stesso, ogni progetto di legge in questo senso deve fare attenzione comunque a non intaccare i diritti pensionistici acquisiti da diverse persone nel corso degli anni e che, in caso di effettiva modificazione e limitazione, potrebbero dar vita a dei contenziosi di natura tributaria-legale contro lo Stato. Prevedibili conseguenze di tutto ciò sarebbero il protrarsi nel tempo di tali dispute, senza peraltro la certezza di riuscire ad ottenere un risultato finale favorevole per le autorità statali.     

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