Il sogno di ciascun lavoratore, dopo anni di sacrifici, è quello di raggiungere la meritata pensione e godersi serenamente il resto della propria vita. Tuttavia, alcune persone riescono ad ottenere soltanto il minimo indispensabile per fare una vita dignitosa, mentre altre possono permettersene una ben più ricca e spensierata. Questi ultimi sono quelli che sono riusciti a conquistare, grazie alla tipologia di professione esercitata o grado dirigenziale raggiunto, le cosiddette pensioni d'oro.

Nel corso di questi anni, considerando la crisi economica che ha colpito il Paese, spesso si è proposto di effettuare anche un taglio alle pensioni d'oro, in modo da ridurre eventuali eccessive differenze rispetto a quelle di altri lavoratori e redistribuire le risorse ottenute verso quei soggetti maggiormente bisognosi della popolazione italiana. Ultimamente, questa iniziativa sembrerebbe sul punto di concretizzarsi. Vediamo in che modo potrebbe essere programmata ed attuata.

La riforma ed i pensionati colpiti

L'iniziativa portata avanti da parte delle autorità governative è quella di effettuare dei tagli mirati alle pensioni che superino una certa cifra prestabilita, naturalmente limitati nel tempo e trattenuti direttamente dall'assegno percepito. Inoltre, essi dovrebbero essere graduali in base alla cifra guadagnata, anche se su quest'ultimo punto vi sono pareri discordanti. Tale iniziativa andrebbe sotto la denominazione di "Contributo di Solidarietà".

Questo particolare contributo dovrebbe andare a colpire quei pensionati che percepiscono un assegno mensile di oltre 4.500 Euro, cioè circa 90.000 Euro lordi annui, per complessivi cinque anni. Il denaro così risparmiato andrebbe poi distribuito tra gli altri pensionati che, invece, sono destinatari di assegni sociali o minimi e che vedrebbero pertanto aumentata la pensione base mensile. In quest'ultimo caso, si sarebbe ipotizzata di aumentarla a circa 780 Euro al mese.

Naturalmente, questa iniziativa non andrebbe a colpire coloro che percepiscono pensioni di invalidità, quelle destinate alle vittime del terrorismo o quelle cadute per adempiere al proprio dovere e a tutti i loro superstiti, ma ancor di più a coloro che non superano la cifra mensile netta di 4.500 Euro, i quali sono la maggior parte dei pensionati italiani. Nessun taglio poi è previsto per gli iscritti alle casse privatizzate dei diversi liberi professionisti.

A rientrare tra quei soggetti coinvolti in questa iniziativa vi sarebbero tuttavia anche i sindacalisti ed alcuni loro privilegi pensionistici. Infatti, allo studio vi sarebbe la possibilità che i contributi aggiuntivi, effettuati dagli stessi sindacati e destinati ad integrare la contribuzione dei loro dirigenti o comunque delle figure preminenti dei loro consigli direttivi, siano considerati soltanto per determinare una parte della pensione e non complessivamente. Con la conseguenza che tali sindacalisti pensionati potrebbero vedere l'assegno mensile considerevolmente limitato, rispetto a quanto finora ottenuto.

Un'ulteriore opzione sul tavolo, abbinata al contributo di solidarietà, è anche quella di bloccare l'indicizzazione all'inflazione di quei soggetti che ricevono una pensione superiore a 9 volte quella minima. In pratica, si effettuerà una riduzione tra il 25% ed il 50% dell'adeguamento all'inflazione e quindi al costo della vita per questo genere di pensioni. Queste due ipotesi, cioè taglio delle pensioni d'oro e blocco indicizzazione, dovrebbero produrre risparmi per circa 250-300 milioni di Euro annualmente.

Comunque, l'iniziativa del blocco andrà a colpire soltanto alcuni soggetti determinati e non tutti. Infatti, l'adeguamento al costo della vita e quindi la rivalutazione delle pensioni continuerà ad esserci normalmente e suddiviso per scaglioni. In particolare, tale rivalutazione sarà in misura del 100% dell'inflazione per quelle pensioni superiori a tre volte quella minima, mentre del 90% per quelle tra le tre e le cinque volte la minima e, infine, del 75% per quei soggetti che ricevono un trattamento pensionistico superiore alle cinque volte quello base garantito.

Gli scaglioni inizialmente previsti

 Il contributo di solidarietà, in particolare, come detto, prevede dei tagli graduali e in percentuale, in base alla somma percepita mensilmente dal singolo pensionato. Si dovrebbe assistere quindi a riduzioni:

  • tra l'8% ed il 10% per gli assegni pensionistici tra i 90.000 ed i 130.000 Euro;
  • tra il 12% ed il 14% per quelli dai 130.000 ai 200.000 Euro;
  • tra il 14% ed il 16% per i trattamenti da 200.000 fino a 350.000 Euro;
  • tra il 16% ed il 18% per le pensioni tra 350.000 e 500.000 Euro;
  • del 20% per quelle superiori ai 500.000 Euro.

Il progetto previsto e i dubbi connessi

L'iniziativa del cosiddetto taglio delle pensioni d'oro non ha riscosso unanimi consensi sulla modalità di attuazione. Alcuni parlamentari vorrebbero calcolare il contributo di solidarietà soltanto su quella parte dell'assegno pensionistico che superi i 90.000 Euro lordi annui, mentre altri opterebbero per un taglio inerente l'intero ammontare della pensione e suddiviso, come detto, sulla base delle aliquote già menzionate. Incertezza vi è, invece, per quelle pensioni calcolate interamente con la modalità contributiva e che alcuni parlamentari vorrebbero fossero escluse dal taglio.

Considerando la materia pensionistica, altamente complessa e assolutamente delicata per diversi soggetti (sia politici che singoli cittadini), è possibile che l'iniziativa di questo taglio e quindi del contributo di solidarietà venga sospesa e messa da parte temporaneamente, per essere studiata ed organizzata in maniera attenta, al fine di equilibrare i diversi interessi in gioco.  

Infatti, le autorità governative devono tener conto, da un lato, del peso del sistema pensionistico sul bilancio dello Stato, soprattutto in una fase storica di bassa crescita economica, e dall'altro dell'esigenza di mantenere sotto controllo la situazione e gli equilibri finanziari soprattutto, senza violare le regole (in alcuni casi eccessivamente rigide) che sono presenti a livello europeo e che permettono in effetti limitati margini di manovra o di scelta da parte dei vari governi nazionali sotto questo aspetto.

Al tempo stesso, ogni progetto di legge in questo senso deve fare attenzione comunque a non intaccare i diritti pensionistici acquisiti da diverse persone nel corso degli anni e che, in caso di effettiva modificazione e limitazione, potrebbero dar vita a dei contenziosi di natura tributaria-legale contro lo Stato. Prevedibili conseguenze di tutto ciò sarebbero il protrarsi nel tempo di tali dispute, senza peraltro la certezza di riuscire ad ottenere un risultato finale favorevole per le autorità statali.    

 



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