Il cuneo fiscale, parlando ovviamente di lavoro, analizza gli effetti delle tasse che gravano sui lavoratori e sull'occupazione in generale. Viene rappresentato da un indicatore percentuale che corrisponde al rapporto tra le tasse appunto che gravano sui dipendenti e il costo del lavoro complessivo.

Può essere calcolato sia per i dipendenti sia per i liberi professionisti. Le tasse che vengono annoverate nel computo del cuneo fiscale sono dunque sia a carico del committente sia del lavoratore.

La pressione fiscale apparente è dunque calcolata per un Paese come influenza della tassazione in rapporto al PIL. Si contrappone al cuneo fiscale che invece fa riferimento all'incidenza della tassazione sul costo del lavoro. Altra precisazione: il cuneo fiscale non deve essere scambiato con il costo del lavoro per unità di prodotto.

Le tasse che vengono imposte dallo Stato sul mercato del lavoro si differenzia per gli obiettivi di spesa pubblica in:

  • fiscalità generale
  • spesa previdenziale

L’imposizione fiscale che invece fa parte della fiscalità in generale, serve a sovvenzionare la spesa pubblica per la sicurezza e la scuola. Le tasse che invece sono destinate alla spesa previdenziale costituiscono un servizio pubblico a prestazione individuale.

Gli interventi del Governo Renzi

taglio cune fiscale

Il Governo di Matteo Renzi propose una Legge di Stabilità (nel 2014) che provò ad abbattere almeno in parte questa % che grava sullo sviluppo del nostro Paese. Una manovra da 36 miliardi, che mise sul piatto entrate ricavate rispettivamente da Spending Review e lotta all’evasione. Il tutto per garantire un taglio netto all’Irap, sgravi per assunzioni a tempo indeterminato e agevolazioni alle partite IVA.

La manovra nel dettaglio

  • Prima di tutto chiariamo subito che venne confermato il bonus da 80 euro per i lavoratori dipendenti al di sotto dei 26 mila euro lordi annui. Confermato si, ma in un’altra forma: una detrazione vera e propria e quindi uno sgravio fiscale.
  • Parallelamente venne istituito un fondo di 500 milioni di euro per le famiglie, che fu utilizzato per il sostegno dei nuovi nati sino al terzo anno
  • Confermato anche l’anticipo del Tfr in busta paga. Ebbe la caratteristica principale di essere opzionale e riguardò fino al 100% della somma. Fu a costo zero per le imprese ma rappresentò un onere notevole (in termini di tassazione) per i dipendenti che ne fecero richiesta (che subirono su queste quote la tassazione secondo l’aliquota marginale). La manovra dunque non fu conveniente soprattutto per i redditi medio alti; facendo un esempio: un dipendente che incassava 1400 euro netti mensili ebbe la possibilità di ottenere in busta paga un bonus di 100 euro. A seguito della richiesta del dipendente, l’impresa dovette farsi certificare dall’Inps il diritto alla prestazione. Questa certificazione fu dunque trasmessa alla banca che in questo caso decideva o meno di concedere il finanziamento all’Impresa.
  • Il costo del lavoro diventò totalmente detraibile dall’Irap, con una taglio da 6,5 miliardi di euro che tuttavia escluse (ovviamente) le piccole imprese senza dipendenti. Il risparmio riguardò circa 720 euro per dipendente; per un’azienda con 15 dipendenti il tutto si tradusse in un minor peso fiscale di circa 10.500 euro annui.
  • Pagò tasse a forfait (stiamo parlando delle Partite IVA) chi guadagnava meno di 15 mila euro lordi annui: viene dunque esteso il regime dei minimi a beneficio di circa 900 mila persone
  • Per agevolare le imprese ad assumere con il nuovo contratto a tutele crescenti il Governo mise sul piatto 1,9 miliardi di euro
  • Un miliardo e mezzo venne stanziato per gli ammortizzatori sociali

Spending Review: come venne finanziato il taglio al cuneo

La maggior parte dei 15 miliardi di cui parlò Renzi arrivarono nel corso del 2015 da tagli alle amministrazioni centrali dello Stato e realizzata attraverso la centralizzazione degli acquisti; a tutto ciò si sommarono i contributi di Regioni, Provincie, Comuni e lotta all’evasione fiscale.

"L'approvazione" da parte dell'Unione Europea

I paesi dell'Unione Europea avevano tempo fino alla mezzanotte del 15 Ottobre per inviare al vaglio le loro Finanziarie. L'organo comunitario aveva la possibilità di bloccare entro il 30 Ottobre i progetti Governativi. Indicativo il fatto che nei giorni precedenti alla manovra si parlava di una Legge di stabilità che riguardava 23 miliardi. La lievitazione fu causata dal fatto che sia Renzi, sia il Ministro Padoan abbiano dovuto più volte rifare i conti per prevenire eventuali obiezioni da parte di Bruxelles.

Il problema poteva essere letto anche dal punto di vista politico: al Senato la Maggioranza "ballava", non avendo una solida quota che le permetteva di proporre le proprie idee senza che fossero compromesse da eventuali stampelle politiche di ogni colore.

Interventi del Governo Gentiloni

taglio cune fiscale

Nella manovra del Governo Gentiloni (varata nell’ottobre del 2017) sono stati destinati circa 600 milioni volti a far ripartire la crescita del nostro Paese.

La dotazione per il taglio del cuneo fiscale e per il progetto “industria 4.0” resta ferma a quota 1 e 1,2 miliardi, contenendo l'operazione di decontribuzione per chi fosse sotto i ventinove anni (e per quel che riguarda i primi tre anni di un eventuale contratto a tempo indeterminato). Grazie ai fondi Europei è stato prorogato il bonus Sud.

Nella manovra sono stati inseriti

  • degli sgravi fiscali per incentivare l'occupazione giovanile
  • l'ampliamento del fondo per la povertà
  • il rafforzamento degli assegni per i figli a carico
  • l'aumento degli stipendi per i dipendenti dello Stato

Per quanto riguarda le aziende sono stati confermati il superammortamento e l'iperammortamento.





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