Una delle maggiori problematiche che hanno colpito il nostro Paese durante questi decenni è l'elevato tasso di disoccupazione. Una questione che tende ad incidere fortemente sulle scelte di vita soprattutto dei giovani, spesso costretti ad emigrare nelle regioni settentrionali italiane o addirittura all'estero. Da qui, poi, l'innescarsi di ulteriori problematiche, inerenti ad esempio il posticipare la realizzazione di una vita coniugale di coppia e quindi della creazione di una famiglia e conseguentemente una forte riduzione (rispetto ai decenni precedenti) del tasso di natalità. 

Le autorità statali hanno cercato di fronteggiare la questione della disoccupazione, attraverso diversi mezzi ed iniziative, tra cui anche a livello normativo. Ed in questa ottica, diversi sono stati gli interventi legislativi riguardo al mondo del lavoro e ai tentativi di facilitarne l'ingresso a giovani o a categorie di soggetti svantaggiati (si pensi alle donne, ai diversamente abili o agli adulti disoccupati con un'età superiore ai 45 anni). Tra le varie misure adottate, particolare importanza assume la cosiddetta Legge Biagi. Andiamo a conoscerla meglio, soprattutto in uno dei suoi aspetti.

Il testo della Legge Biagi, nota anche come Legge 30 fa riferimento ad uno dei giuslavoristi che hanno contribuito alla sua stesura, è stata promulgata nel febbraio del 2003, e si occupa di Delega al Governo in materia di occupazione e mercato del lavoro.

Una riforma malata del lavoro

La cosiddetta Legge Biagi è dunque la più recente e contestata riforma del mercato del lavoro, avvenuta durante il secondo governo Berlusconi, sotto la supervisione dell'allora ministro del Lavoro Roberto Maroni: per questo motivo sarebbe più corretto ricordarla come Legge Maroni; viene ricordata invece sotto il nome di Marco Biagi, ucciso dalle Brigate Rosse circa un anno prima dell'approvazione della legge stessa.

La legge 30 è nata dall'approvazione, da parte del Governo Berlusconi, primo firmatario della stessa, del ddl 848, presentato al Senato nel novembre del 2001 e approvato nel settembre del 2002. Dopo una prima modifica da parte della Camera nel mese di Ottobre, fu approvato definitivamente nel febbraio 2003.

Cosa regola la legge 30

testo di legge biagi

Attraverso la legge 30, sono state introdotte una serie di novità fondamentali per quanto riguarda il mercato del lavoro, paragonabili allo Statuto dei lavoratori. In particolare, il legislatore è partito da un presupposto ideologico, che vede la flessibilità in ingresso all'interno del mercato del lavoro, come il mezzo più ideale alla creazione, in maniera più agevole, di nuovi posti di lavoro.

Il punto cardine della legge 30, dunque, è il tentativo di ammorbidire la rigidità del sistema contrattuale in vigore, che proprio a causa di tale mancanza di flessibilità, sarebbe la causa principali dell'alto tasso di disoccupazione del Paese, in quella particolare fase di congiuntura economica, di cui ancora stiamo risentendo.

Dunque, attraverso l'uso di una maggiore flessibilità contrattuale dei lavoratori si dovrebbe ridurre il livello della disoccupazione nel nostro Paese, permettendo alle imprese di poter chiamare maggiore o specifica forza lavoro in caso di andamento positivo della situazione aziendale e di ridimensionarla, invece, nelle fasi negative. Dal punto di vista dei lavoratori, tale legge fornirebbe invece la possibilità di poter trovare subito un'occupazione e quindi maggiori offerte in questo mercato, in caso di interruzione del precedente rapporto di lavoro

Sebbene successivamente ci soffermeremo soltanto su un aspetto in particolare, in sostanza la Legge Biagi, tra le altre cose, ha introdotto o modificato numerose tipologie di contratti di lavoro. Ciò, nonostante i buoni propositi della normativa, ha causato diverse problematiche, da cui poi sono scaturite diverse riserve e polemiche sulla stessa.  

In pratica, come vedremo meglio in seguito, vi è stata un'evidente riduzione di alcuni diritti fondamentali dei lavoratori, tra cui quelli relativi ai giorni di malattia o maternità. Inoltre, a livello pensionistico, ha reso più difficoltoso e complesso il raggiungimento di una qualche forma di pensione per i giovani precari di oggi. A ciò si aggiunge sovente anche una retribuzione inferiore a quella percepita da colleghi col medesimo tipo di lavoro, ma dal contratto più stabile.  

In sintesi, quindi, nella maggior parte dei casi, la presunta flessibilità si è tramutata in precarietà, in quanto, accanto all'introduzione della legge, non si è effettuata un'efficace riforma dei cosiddetti ammortizzatori sociali. Al tempo stesso, la società italiana ed il suo contesto economico non presentano quelle caratteristiche (tipiche di altri Paesi) che permettono un veloce ricollocamento lavorativo, in caso di conclusione o perdita di un'occupazione. 

Le novità introdotte dalla Riforma Maroni

La principale novità della legge 30 fu l'introduzione del cosiddetto co.co.pro in sostituzione del precedente co.co.co. Fu sostanzialmente introdotto il cosiddetto contratto a progetto in alternativa al contratto di lavoro a tempo indeterminato: questo ha portato all'abolizione di ogni forma di diritto per i lavoratori non a tempo indeterminato, abolendo i periodi di ferie, permessi, malattia e maternità.

Anche a livello di versamenti pensionistici, c'è una disparità di trattamento e valore per quelli dei contratti co.co.pro rispetto a quelli indeterminati.

Abbiamo in più articoli cercato di chiarire cosa fosse il contratto a progetto (co.co.pro), per integrare le informazioni date e per rendere meno lacunosi alcuni aspetti della Legge Biagi riportiamo gli articoli della suddetta legge dedicati al contratto a progetto.

Il Testo della Legge Biagi

Per conoscere maggiori informazioni sulla Legge Biagi, ti consigliamo di approfondire l'argomento cliccando qui.





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