Più volte abbiamo proposto pagine di approfondimento per la tredicesima mensilità. Come calcolarne l'importo? A chi spetta? Quando andrebbe corrisposta? In questa pagina abbiamo cercato di inserire tutte le informazioni principali e i link per approfondimenti specifici. Ecco la guida completa alla Tredicesima.

Nata nel 1937, la tredicesima è una mensilità aggiuntiva che spetta a tutti i lavoratori subordinati (dipendenti) che abbiano un contratto a tempo determinato o indeterminato.

Sono molti gli elementi da considerare per definire l'importo della tredicesima. In primis l'ammontare di questa mensilità dipende da alcune specifichi criteri di calcolo legati ad ogni singolo c.c.n.l. In linea generale, il calcolo della tredicesima è pari all’importo percepito mensilmente per i lavoratori con retribuzione fissa mensile o ad un determinato numero di ore per il personale che riceve un salario in base alle ore effettive di lavoro.

Per calcolare nel dettaglio l'importo della tredicesima, visualizza la pagina: Elementi in base ai quali si matura e si calcola la tredicesima. oppure Calcolo della tredicesima

Prima di andare ad approfondire le varie ipotesi in cui si acquisisce il diritto alla tredicesima mensilitá in maternitá, ricordiamo che ciascuna lavoratrice dipendente in gravidanza ha diritto ad astenersi dal lavoro, conservando la retribuzione, per un periodo di cinque mesi complessivi. La dipendente puó scegliere in modo autonomo come "distribuire" questi cinque mesi, attraverso le formule 1+4 oppure 2+3. In particolare, restare a casa l'ultimo mese di gravidanza e i quattro successivi al parto (quindi 1+4) oppure due mesi precedenti al parto ed i successivi tre (cioé 2+3).

In base poi a ciascun contratto nazionale di riferimento, la neomamma puó decidere successivamente di continuare a stare in maternitá, sia dal terzo al nono mese del bimbo, usufruendo tuttavia di una retribuzione minore di circa il 30%, e sia dal nono al dodicesimo mese di vita del neonato, ma senza ricevere alcuna retribuzione, ma conservando il posto di lavoro. Comunque, come vedremo meglio in seguito, la differenza tra maternitá obbligatoria o facoltativa incide sul calcolo della tredicesima spettante alla lavoratrice.

Tredicesima per astensione obbligatoria

Il caso classico, quello riguardante la vecchia “astensione obbligatoria”, è detto banalmente “congedo di maternità o paternità”: in questo caso la tredicesima mensilità non subisce influenze a causa del congedo. Le lavoratrici dipendenti, di conseguenza, se in congedo di maternità hanno diritto alla completa tredicesima mensilità.

Un trattamento appena diverso riguarda il contratto collettivo, al quale si vede applicare una parziale trattenuta della tredicesima. Quella che invece si chiamava una volta “astensione facoltativa” è adesso denominata “congedo parentale”: per questo tipo di assenza la tredicesima mensilità non è contemplata tra i diritti del lavoratore. O meglio: vengono trattenuti tanti dodicesimi quanti sono i mesi di assenza.

Il vecchio allattamento, ultimamente chiamato semplicemente “riposi giornalieri” non apporta modifiche alla tredicesima. Il lavoratore che utilizza a suo usufrutto il diritto ai riposi giornalieri ha dunque diritto all’intero importo della tredicesima. Il caso di malattia del figlio, infine, non contempla il diritto alla tredicesima per i periodi di assenza dal lavoro: le trattenute sono quindi proporzionate al periodo di assenza dal luogo di lavoro.

Astensioni facoltative per maternità

Tredicesima in maternità

Appurato quindi che le assenze per motivi di maternità incidono sul conto finale della tredicesima solo quando i periodi trattati sono quelli di astensione obbligatoria, ci rendiamo conto che la legge tutela le lavoratrici madri, alle quali è riconosciuto il diritto di potersi assentare dal luogo di lavoro per sei mesi all’interno dei primi otto anni di vita del figlio (assenza detta “astensione facoltativa”) e per i periodi concernenti le malattie del bambino, sempre per i primi suoi otto anni. Tali periodi di assenza, infatti, non portano con sé corrispettive detrazioni alla tredicesima mensilità.

Tredicesima in maternità: astensioni obbligatorie 

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L’assenza per astensione obbligatoria (quella che comincia due mesi prima del parto e termina tre medi dopo) contempla che l’azienda datrice di lavoro corrisponda, tramite l’Inps, l’80% dell’apporto della tredicesima mensilità per tale periodo. La maternità dunque resta un valore preservato dalle norme di legge.

Proviamo a fare un esempio per chiarire meglio quanto spetterebbe ad una lavoratrice, nel caso usufruisse della sola maternitá obbligatoria oppure vi aggiungesse anche quella facoltativa. Se il parto fosse previsto per il 1º Giugno e la gestante avesse scelto la formula della maternitá obbligatoria dell'1+4, la donna dovrá lavorare sino al 30 Aprile e, dopo il parto, si dovrá ripresentare in servizio dal 1º Ottobre. La tredicesima in maternitá, in questo caso, si calcola su nove mesi di lavoro in un anno, cioé primi quattro mesi di servizio a cui si sommano i cinque di maternitá.

E naturalmente, a questi si aggiungeranno poi i restanti mesi dell'anno. Nel caso, invece, in cui la lavoratrice volesse usufruire anche di questi ultimi mesi e quindi della cosiddetta maternitá facoltativa e quindi assentarsi per Ottobre, Novembre e Dicembre, allora tale periodo non varrá per il calcolo della tredicesima mensilitá. Il tutto conservando comunque il posto di lavoro. Bisogna chiarire che rientrano nel conteggio pure i mesi in cui una lavoratrice si sia assentata per un'eventuale maternitá anticipata, dovuta ad una gravidanza a rischio.  

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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