In base all’art. 1, comma 2, lett. b), D.Lgs. n. 66/2003 si intende per “periodo di riposo” qualsiasi periodo che non rientra nell’orario di lavoro (pause, riposi giornalieri, riposi settimanali, ferie). Il riposo giornaliero, in base a tale decreto legislativo, consiste nel diritto del lavoratore a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore, ad eccezione:

  • delle attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata (es: imprese di pulizie, di ristorazione collettiva);
  • delle attività che si svolgono in regime di reperibilità.

Dettagli del riposo settimanale: altre specifiche del Parlamento

Per quanto concerne il riposo settimanale, questo consiste in un periodo minimo ininterrotto di 24 ore ogni sette giorni lavorativi. Il riposo settimanale è disciplinato dall’art. 9, comma 1, D.Lgs. n. 66/2003. È possibile derogare la normativa sui riposi settimanali in caso di:

  • attività di lavoro a turni ogni volta il lavoratore cambi turno o squadra e non possa usufruire di periodi di riposo giornaliero o settimanale;
  • attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la giornata;
  • attività svolta dal Personale del settore trasporti ferroviari;

Casi particolari e specifiche di legge

turni di lavoro

Con il D.Lgs. n. 66/03, il Ministero del Lavoro ha chiarito che qualora il limite massimo dell'orario di lavoro superi le 48 ore medie/settimanali.

Le ricerche sulle ore settimanali

Secondo una ricerca condotta dal Centro per la Ricerca Medica e il College of Medicine nell’Università di Seul, lavorare più di 40 ore settimanali, ossia tra le 51 e le 60 ore, pregiudica la salute con una percentuale più alta per ciò che riguarda il rischio cardiovascolare. Una percentuale che raddoppia per chi è dipendente dal lavoro, con 80 ore settimanali. Gli studiosi tengono a precisare che ci sono anche altri fattori variabili, come utilizzo di alcool e fumo ma rimanendo in questo caso, è necessaria la giusta dose di riposo e una buona alimentazione per diminuire gli effetti e le conseguenze di questi disturbi.

Casi anomali e assenteismo

Tuttavia bisogna registrare un triste fenomeno presente in Italia, ossia quello dell’assenteismo. Secondo gli ultimi dati pubblicati riferibili al 2012, il 30% dei lavoratori resta a casa il lunedì per malattia e le percentuali maggiori sono in Calabria, con il settore privato che schizza verso dati ancora maggiori. Dopo questa Regione, ci sono Sicilia, Campania e Puglia. La vicenda non è da strumentalizzare ma bisogna aggiungere che diverse persone sfruttano la famosa legge 104 (legge che consente al lavoratore di accudire un parente malato) per allungare i giorni di riposo, di vacanza, costruire ponti per non andare a lavoro o trascorrere la giornata nel più completo relax. Servirebbe una regolamentazione migliore per il rispetto di tutta quella platea di persone che un posto di occupazione ancora non lo hanno. E in Italia sono tante.

Il piano d'impresa è una perdita di tempo o aiuta a migliorare le aziende (con i turni di lavoro dei dipendenti?)

Il Business Plan (progetto d’impresa) indica il “programma/progetto” che l’azienda ha, rappresenta gli obbiettivi dell’impresa. E' redatto principalmente per due ragioni:

  • pianificare la propria attività d’impresa
  • veicolare i propri obbiettivi a terzi, attraverso attività di comunicazione

Per redigere un business plan, le aziende delegano dei professionisti che possono richiedere importi superiori ai 5 -7 mila euro.

Gli esperti sostengono che il piano d'impresa concorre a far diminuire i rischi di fallimento di un'impresa. Come? Semplicemente perché questa dettagliata relazione mette di fronte all'imprenditore dati ai quali difficilmente si dà il giusto peso in fase di creazione dell'attività. Elementi a prima vista banali (le spese mensili da affrontare, per esempio) possono invece avere un'enorme influenza sui rendimenti futuri.

Il business plan, inoltre, è il biglietto da visita dell'impresa: può essere utilizzato per presentare l'attività e per richiedere finanziamenti da enti regionali e statali.

Come fare per organizzare un progetto d'impresa

Non esiste una linea guida precisa per la sua realizzazione. Neppure la lunghezza è standard: esistono ottimi business plan di 10 pagine mentre per alcune attività è necessario un lavoro lungo almeno il doppio.

Quello che è fondamentale, invece, è che siano presenti i seguenti elementi: i dati anagrafici dell'imprenditore, la sua residenza, i contatti e la sede legale dell'attività.

La descrizione del progetto

Segue la descrizione del progetto. Questa sezione introduttiva e generica indica il progetto imprenditoriale e risponde alle domande:

  • di che tipo di attività si tratta?
  • Perché l’imprenditore desidera avviare questa attività?
  • Qual è il mercato di riferimento?
  • Quali obbiettivi si vogliono raggiungere?
  • Viene qui indicata la forma giuridica della società e vengono identificati i ruoli dei collaboratori.

A questo proposito, occorre specificare quali sono le cariche interne ad esterne, la struttura gerarchica e i compiti di ciascuno. Infine, il modo in cui queste verranno gestite dalle risorse umane.

Anche l'analisi del mercato di riferimento ha una collocazione precisa nel piano. Questa implica uno studio quali-quantitativo dei concorrenti (diretti e indiretti) oltre che la profilazione del target con le sue caratteristiche demografiche e comportamentali.

Strategia di marketing dell'impresa

Ora è il turno della strategia di marketing. Questa viene pensata, normalmente, per un periodo pari a tre anni e include:

  • le politiche di prezzo
  • le promozioni
  • la comunicazione
  • il marketing
  • le politiche distributive.

Occorre matchare il punto precedente – quindi il mercato – con la strategia di vendita – che riguarda il prodotto: se i due sistemi non hanno punti in comune, sarà difficile arrivare al successo.

Fra gli aspetti organizzativi, invece, rientrano i tipi di contratti da stipulare coi dipendenti, la formazione, come fare carriera, orari dell'azienda e turni di lavoro.

Il piano finanziario spiega quali sono le fonti di capitale iniziale e i metodi e tempi di rimborso. Inoltre contempla il piano d'ammortamento iniziale, una previsione di entrate e uscite per un tempo ragionevolmente lungo (da uno a tre anni), tutto quello che riguarda i fornitori (merci e metodi di pagamento).

La sezione successiva è dedicata alla promozione e pubblicità. È una parte molto importante, dedicata alle strategie di marketing da utilizzare per pubblicizzare l'azienda e il prodotto. È fondamentale stabilire già adesso la brand indentity e pianificare dei risultati da ottenere nei successivi tre anni.



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