Secondo la legge italiana, ovvero secondo il Testo Unico sull’Apprendistato (decreto legislativo 167/2011), il contratto di apprendistato è un contratto di lavoro a tempo indeterminato per giovani. Si tratta quindi una forma contrattuale propedeutica, nelle intenzioni, all’assunzione.
È iscritto fra i lavori atipici.

Le tipologie dell’apprendistato

Immagine d'esempio usata nell'articolo Lo stipendio con un contratto di apprendistato: tutte le formule possibili

  • Per la qualifica e il diploma professionale. Dedicato ai ragazzi di fascia 15-18, questo contratto è applicabile in tutti i settori economici e mira a fornire agli apprendisti gli strumenti per conseguire una qualifica professionale
  • Professionalizzante e contratto di mestiere. È indirizzato alla fascia d’età 18-29 ed è applicabile, come il precedente, a tutti i settori. Per i giovani in possesso di qualifica professionale, può iniziare a 17 anni d’età. Molti limiti di questa modalità sono lasciati alla contrattazione collettiva. L’unico punto fermo è la durata: non può superare i 3 anni, a patto che non sia relativo a profili artigianali (nel qual caso, è estendibile a 5 anni). La durata minima è di sei mesi.

• Apprendistato di alta formazione e di ricerca. Stessi limiti d’età del precedente, applicabile al pubblico e al privato, è finalizzato al conseguimento di un titolo di studio di livello secondario, o diplomi tecnici o per l’accesso a professioni per le quali esiste un Ordine (e quindi requisiti di accesso particolari).

Lo scopo del contratto di questo tipo è quindi quello di formare un giovane lavoratore ad un mestiere. Quest’operazione viene eseguita sia permettendo al lavoratore di seguire corsi specifici di formazione sia affiancandolo ad un tutor aziendale. Tutto questo si concretizza anche in precise disposizione per quello che riguarda la retribuzione nel contratto di apprendistato.

La retribuzione dell'apprendista

L'ottica è quindi quella di formare in un giovane lavoratore una figura professionale ben precisa.
Questa visione si concretizza anche nell'attribuire il giusto valore agli sforzi dell'apprendista e quindi nel giusto compenso.

Le regole che determinano la retribuzione del contratto di apprendistato sono stabilite dalla legge. Il compenso dipende essenzialmente dalla categoria di inquadramento del mestiere e non può essere inferiore per più di due livelli alla figura corrispondente alla qualifica da conseguire. 

Questo permette di poter accedere alla retribuzione corretta corrispondente alla qualifica finale senza alcuna difficoltà, visto che si è già inquadrato nella stessa categoria.

Inoltre, per la durata del contratto e per i 12 mesi successivi, i datori di lavoro sono tenuti a versare il 10% in meno dei contributi a fini previdenziali se l'azienda impiega almeno 10 dipendenti. Invece, se i lavoratori sono sino a 9, per il primo anno la percentuale è pari all'1,5% mentre per il secondo al 3%.

Tuttavia, questo svantaggio viene bilanciato dal fatto che tutte le ore di lavoro – che siano di lavoro effettivo oppure di formazione – devono essere retribuite, vista l'estrema importanza della formazione nell'ottica del contratto.
L'apprendista, ancora, può accedere a tutti i benefici di un contratto di lavoro convenzionale. Ovvero: copertura assistenziale in caso di malattia a maternità, assicurazione contro infortuni e malattie; può godere, poi, degli ammortizzatori sociali stabiliti dallo stato nel caso di crisi dell'azienda. Si parla quindi di cassa integrazione e mobilità in deroga, esattamente come fosse un dipendente regolarmente assunto.

Su un punto la disciplina è ferma: è vietato elargire un compenso a cottimo, ovvero commisurato alla quantità di lavoro portata a termine. Verrebbe così meno il senso di questo contratto che, come si è detto, è formato da una grossa fetta di formazione in aula. Si tratta di una forma abbastanza diversa dalle altre tipologice, come il contratto di lavoro intermittente.

Il ruolo di tutor aziendale

Ogni apprendista con contratto professionalizzante è seguito da un tutore aziendale, scelto dal datore di lavoro tra persone con qualifica adeguata a quella che l'apprendista deve conseguire. Il tutor deve avere almeno tre anni di esperienza nel settore e non può affiancare più di cinque apprendisti. E il tutor ad essere garante del percorso formativo ed esprime proprio parere sulle competenze acquisite dall'apprendista.

Dopo i tre anni, assunzione o licenziamento?

La durata massima è, mediamente, pari a tre anni. Subito dopo secondo la legge, si trasforma in contratto d’assunzione a tempo indeterminato.
Il datore di lavoro ha però la facoltà di allungare l’apprendistato in casi di malattia o infortunio e può rescindere dallo stesso in casi di gravi mancanze da parte del dipendente

Sgravi fiscali per chi assume

Secondo la legge n. 183/2011, cosiddetta “Legge di Stabilità”, chi stipula un contratto di apprendistato nell’arco temporale 2012-2016 può avvantaggiarsi di sgravi fiscali. Si parla quindi di aliquote fiscali fissate all’1,5, al 3 e al 10% dal terzo anno di contratto in poi. Le aziende che assumeranno sino a 9 dipendenti, potranno godere di uno sgravio del 100% per i primi tre anni e poi del convenzionale 10%.

 

Le varie tipologie di apprendistato per la professione

Esistono tre tipi di contratto d’Apprendistato: quello indirizzato al compimento del diritto-dovere di istruzione e formazione. Questa è la forma più semplice ed è indirizzata alla formazione dei giovani che abbiano compiuto almeno 15 anni e dura fino a 3 anni. Deve essere redatto in forma scritta e presentare la prestazione lavorativa oggetto del contratto.

Il contratto professionalizzante serve in pratica per arrivare ad una specifica qualifica. Questo tipo di contratto è rivolto a giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni. Il contratto può essere stipulato per qualsiasi settore dell’attivitàe ha una durata minima di due anni.

L'ultima tipologia è fondamentale per l’acquisizione di un diploma e può essere invece avviato in tutti i settori e coinvolge giovani tra i 18 ed i 29 anni. Il training aziendale è infine un attività che viene programmata all’interno di un'azienda che si propone di educare il proprio personale verso competenze specifiche. In questa particolare modello contrattuale, si usano i più svariati strumenti.

L'inserimento nel mondo del lavoro

Il contratto di inserimento ha la mansione di inserire un lavoratore nel mercato del lavoro. Il contratto può essere diretto a:

  • Soggetti di età compresa tra i diciotto e i ventinove anni
  • Disoccupati di lunga durata
  • Lavoratori con più di cinquanta anni di età
  • Lavoratori che vogliano riprendere a lavorare dopo almeno due anni di inattività
  • Donne di qualsiasi età residenti in aree il cui tasso di occupazione più basso di quello maschile
  • Persone riconosciute affette da un grave handicap

E’ obbligatoria la forma scritta. La durata non dovrà essere inferiore a nove mesi e superiore a diciotto. Con il decreto 17 novembre 2005, vengono individuate le aree territoriali dove l’occupazione femminile è inferiore almeno del 20% di quella maschile. Per queste zone il decreto avvia incentivi economici collegati alla stipula di contratti di inserimento per le lavoratrici donne, a prescindere dall’età.

Staff leasing

Attraverso la forma contrattuale dello Staff Leasing un’impresa può orientarsi ad un’altra impresa, per prendere a noleggio nuove forze lavoro. L’impiegato svolge in questo caso la propria attività nell’interesse dell’azienda che lo ha cercato. Questo tipo di contratto può essere di due tipi:

  • a tempo indeterminato
  • a tempo determinato

Il primo tipo può essere risolto solo nei casi indicati dalla legge mentre il secondo può essere concluso a condizioni che valgano ragioni di carattere tecnico-produttivo. All’impiegato si applica il contratto collettivo nazionale dell’impresa che lo utilizza.





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