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Eccoci ad un nuovo approfondimento firmato AreaLavoro. Il contratto di apprendistato è iscritto fra i lavori atipici.

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Andiamo a vedere le caratteristiche dell'accredito dello stipendio col contratto di apprendistato.

Le tipologie dell’apprendistato

  • Per la qualifica e il diploma professionale. Dedicato ai ragazzi di fascia 15-18, questo contratto è applicabile in tutti i settori economici e mira a fornire agli apprendisti gli strumenti per conseguire una qualifica professionale
  • Professionalizzante e contratto di mestiere. È indirizzato alla fascia d’età 18-29 ed è applicabile, come il precedente, a tutti i settori. Per i giovani in possesso di qualifica professionale, può iniziare a 17 anni d’età. Molti limiti di questa modalità sono lasciati alla contrattazione collettiva. L’unico punto fermo è la durata: non può superare i 3 anni, a patto che non sia relativo a profili artigianali (nel qual caso, è estendibile a 5 anni). La durata minima è di sei mesi.
  • Apprendistato di alta formazione e di ricerca. Stessi limiti d’età del precedente, applicabile al pubblico e al privato, è finalizzato al conseguimento di un titolo di studio di livello secondario, o diplomi tecnici o per l’accesso a professioni per le quali esiste un Ordine (e quindi requisiti di accesso particolari).

Lo scopo del contratto di questo tipo è quindi quello di formare un giovane lavoratore ad un mestiere. Quest’operazione viene eseguita sia permettendo al lavoratore di seguire corsi specifici di formazione sia affiancandolo ad un tutor aziendale. Tutto questo si concretizza anche in precise disposizione per quello che riguarda lo stipendio col contratto di apprendistato.

Amplia le tue conoscenze sulle varie forme contrattuali e studia attentamente questi due temi:

Caratteristiche dello stipendio col contratto di apprendistatostipendio col contratto di apprendistato

Questo permette di poter accedere allo stipendio col contratto di apprendistato corretto corrispondente alla qualifica finale senza alcuna difficoltà, visto che si è già inquadrato nella stessa categoria.

Inoltre, per la durata del contratto e per i 12 mesi successivi, i datori di lavoro sono tenuti a versare il 10% in meno dei contributi a fini previdenziali se l'azienda impiega almeno 10 dipendenti. Invece, se i lavoratori sono sino a 9, per il primo anno la percentuale è pari all'1,5% mentre per il secondo al 3%.

Tuttavia, questo svantaggio viene bilanciato dal fatto che tutte le ore di lavoro – che siano di lavoro effettivo oppure di formazione – devono essere retribuite, vista l'estrema importanza della formazione nell'ottica del contratto.

Su un punto la disciplina è ferma: è vietato elargire un compenso a cottimo, ovvero commisurato alla quantità di lavoro portata a termine. Verrebbe così meno il senso di questo contratto che, come si è detto, è formato da una grossa fetta di formazione in aula. Si tratta di una forma abbastanza diversa dalle altre tipologie, come il contratto di lavoro intermittente. Proseguiamo a parlare dello stipendio col contratto di apprendistato

Dopo i tre anni, assunzione o licenziamento?

La durata massima è, mediamente, pari a tre anni. Subito dopo secondo la legge, si trasforma in contratto d’assunzione a tempo indeterminato.
Il datore di lavoro ha però la facoltà di allungare l’apprendistato in casi di malattia o infortunio e può rescindere dallo stesso in casi di gravi mancanze da parte del dipendente

Sgravi fiscali per chi assume

Secondo la legge n. 183/2011, cosiddetta “Legge di Stabilità”, chi stipula un contratto di apprendistato nell’arco temporale 2012-2016 può avvantaggiarsi di sgravi fiscali. Si parla quindi di aliquote fiscali fissate all’1,5, al 3 e al 10% dal terzo anno di contratto in poi. Le aziende che assumeranno sino a 9 dipendenti, potranno godere di uno sgravio del 100% per i primi tre anni e poi del convenzionale 10%. 

Le varie tipologie di apprendistato per la professione

Esistono tre tipi di contratto d’Apprendistato: quello indirizzato al compimento del diritto-dovere di istruzione e formazione. Questa è la forma più semplice ed è indirizzata alla formazione dei giovani che abbiano compiuto almeno 15 anni e dura fino a 3 anni. Deve essere redatto in forma scritta e presentare la prestazione lavorativa oggetto del contratto.

Il contratto professionalizzante serve in pratica per arrivare ad una specifica qualifica. Questo tipo di contratto è rivolto a giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni. Il contratto può essere stipulato per qualsiasi settore dell’attività e ha una durata minima di due anni.

L'ultima tipologia è fondamentale per l’acquisizione di un diploma e può essere invece avviato in tutti i settori e coinvolge giovani tra i 18 ed i 29 anni. Il training aziendale è infine un attività che viene programmata all’interno di un'azienda che si propone di educare il proprio personale verso competenze specifiche. In questa particolare modello contrattuale, si usano i più svariati strumenti.

Per coloro interessati a esplorare il mondo dei contratti lavorativi, vi è la possibilità di conoscere maggiori dettagli sul contratto per cooperative sociali.

L'inserimento nel mondo del lavoro

Il contratto di inserimento ha la mansione di inserire un lavoratore nel mercato del lavoro. Il contratto può essere diretto a:

  • Soggetti di età compresa tra i diciotto e i ventinove anni
  • Disoccupati di lunga durata
  • Lavoratori con più di cinquanta anni di età
  • Lavoratori che vogliano riprendere a lavorare dopo almeno due anni di inattività
  • Donne di qualsiasi età residenti in aree il cui tasso di occupazione più basso di quello maschile
  • Persone riconosciute affette da un grave handicap

E’ obbligatoria la forma scritta. La durata non dovrà essere inferiore a nove mesi e superiore a diciotto. Con il decreto 17 novembre 2005, vengono individuate le aree territoriali dove l’occupazione femminile è inferiore almeno del 20% di quella maschile. Per queste zone il decreto avvia incentivi economici collegati alla stipula di contratti di inserimento per le lavoratrici donne, a prescindere dall’età.

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Staff leasing

Attraverso la forma contrattuale dello Staff Leasing un’impresa può orientarsi ad un’altra impresa, per prendere a noleggio nuove forze lavoro. L’impiegato svolge in questo caso la propria attività nell’interesse dell’azienda che lo ha cercato. Questo tipo di contratto può essere di due tipi:

  • a tempo indeterminato
  • a tempo determinato

Il primo tipo può essere risolto solo nei casi indicati dalla legge mentre il secondo può essere concluso a condizioni che valgano ragioni di carattere tecnico-produttivo. All’impiegato si applica il contratto collettivo nazionale dell’impresa che lo utilizza.

Chi stipula un contratto: obblighi e diritti dei datori di lavoro e dei dipendenti

I tipi di contratti di lavoro sono vari ma la definizione di contratto è una sola, ovvero si tratta di un negozio giuridico. quindi “una manifestazione di volontà destinata a produrre effetti giuridici ammessi dall’ordinamento giuridico”.

I contratti commerciali (ovvero stipulati dall'imprenditore nell’esercizio della sua attività) sono rappresentati da:

  • di lavoro subordinato,
  • per produzione di beni e prestazione di servizi,
  • contratti bancari
  • contratti d’assicurazione

Secondo il Codice Civile, che è il testo base che declina la totalità delle caratteristiche del patto di lavoro, gli accordi di questo tipo vengono stipulati tra un datore di lavoro (persona fisica o giuridica o un ente) ed un lavoratore (soltanto persona fisica) ed è mirato a costituire un rapporto di lavoro.

Non esiste, in Italia, una forma convenzionale per i contratti: l'importante è che nel documento siano indicate

  • Le parti. In Italia, l'età minima per poter procedere è 16 anni.
  • La causa. Convenzionalmente, nei contratti la causa è indicata dalla prestazione e dalla retribuzione. Lo stesso dicasi per la retribuzione. In molti casi questo valore viene sancito dai Contratti Nazionali, così come tutto quello che afferisce a ferie, permessi ed ex festività e malattie. Quando non è così, occorre un chiarimento fra datore e lavoratore.
  • La forma. In alcuni casi è obbligatoria per legge la forma scritta. 
    Esistono poi obblighi che rendono di fatto altamente consigliabile optare per la forma scritta: l'obbligo di consegnare al lavoratore una copia o della comunicazione obbligatoria di assunzione per renderlo a conoscenza di tutti i termini dell'accordo (retribuzione, ferie, malattia e così via); l'obbligo di inviare al Ministero del Lavoro per via telematica il contenuto del contratto.
  • L'oggetto. Si parla qui della prestazione (fisica o intellettuale) e della retribuzione. Come si è accennato, in molti casi l'accordo afferisce alle contrattazioni collettive di settore.

Le forme degli accordi di lavoro nello specifico

immagine esemplificativa di tipi di contratto di lavoro

  • subordinato. Il contratto di lavoro subordinato rappresenta la forma contrattuale più comune nel mondo del lavoro, disciplinata da normative giuridiche specifiche. In questo tipo di rapporto, un individuo, detto lavoratore, si impegna a mettere a disposizione del datore di lavoro la propria attività lavorativa, sia essa intellettuale o fisica, in cambio di una retribuzione. Il datore di lavoro, a sua volta, assume diversi obblighi. Prima di tutto, è tenuto a erogare una retribuzione al lavoratore per il lavoro svolto. Inoltre, ha l'onere di garantire un ambiente di lavoro sicuro e idoneo alle specifiche mansioni del lavoratore. Questo significa che deve rispettare tutte le norme in materia di sicurezza sul lavoro e di tutela della salute dei lavoratori. Infine, stabilisce i tempi e le modalità secondo cui il lavoro deve essere svolto. Esistono diverse tipologie di contratti di lavoro subordinato, ciascuna con particolari caratteristiche:

     

    • Apprendistato: è un contratto che prevede una fase formativa per il lavoratore, che impara un mestiere o una professione.
    • Contratto di formazione: è un tipo di contratto orientato alla formazione del lavoratore, con un forte accento sullo sviluppo delle sue competenze.
    • Contratto di lavoro a tempo determinato: è un contratto che ha una durata precisa, stabilita in anticipo.
    • Contratto di inserimento: mira a facilitare l'ingresso o il reinserimento nel mondo del lavoro di categorie di persone svantaggiate.
    • Contratto a tempo indeterminato: è un contratto senza una scadenza predefinita, che continua fino a quando una delle parti decide di terminarlo.
    • Contratto in cooperativa: il lavoratore è un socio lavoratore di una cooperativa.
    • Contratto a domicilio: il lavoratore svolge la propria attività lavorativa nella propria abitazione o in un luogo da lui scelto.
    • Contratto ripartito (o job sharing): due o più persone si dividono un unico posto di lavoro, con una suddivisione dell'orario di lavoro.
    • Contratto di somministrazione di lavoro: un lavoratore è impiegato da un'agenzia di lavoro temporaneo, che lo "presta" a un'altra azienda.
    • Contratto intermittente: è un contratto in cui il lavoratore svolge la propria attività lavorativa con interruzioni.
    • Contratto part time: il lavoratore svolge un orario di lavoro inferiore rispetto all'orario standard.

    • Contratto co.co.pro: un contratto che dura in base alla durata del progetto in corso.
  • parasubordinato. La figura del collaboratore in un contratto di lavoro rappresenta una sorta di punto intermedio tra il lavoro subordinato e quello autonomo. Il collaboratore svolge un'attività per conto di un titolare (l'ente o l'individuo che commissiona il lavoro), ma non è un dipendente nel senso tradizionale del termine. Sebbene il collaboratore non sia un dipendente diretto del titolare, è soggetto alle indicazioni e direttive fornite in merito al modo in cui l'attività deve essere svolta. Questo significa che, pur mantenendo una certa autonomia, il collaboratore deve comunque rispettare le specifiche fornite dal titolare riguardo all'output del lavoro. Tra i contratti di lavoro che rientrano in questa categoria, troviamo:
    • Collaborazioni coordinate e continuative (Co.Co.Co.): queste prevedono una collaborazione continuativa e coordinata con il titolare, in cui il collaboratore svolge l'attività secondo le direttive di quest'ultimo, ma non vi è un vincolo di subordinazione.
    • Lavori a progetto: in questo caso, il collaboratore svolge un'attività di lavoro su un progetto specifico, definito in anticipo. Non vi è un rapporto di subordinazione, ma il collaboratore è tenuto a rispettare le specifiche del progetto.
    • Collaborazioni occasionali: queste si riferiscono a situazioni in cui l'attività svolta è sporadica o occasionale. Il collaboratore svolge il lavoro senza un vincolo di continuità o di orario, e non sussiste un rapporto di subordinazione con il titolare.
  • autonomo. Il lavoro autonomo rappresenta un altro tipo di relazione lavorativa, distinta sia dal lavoro subordinato che dalla collaborazione coordinata. Nella figura del lavoratore autonomo, ciò che conta è il risultato del lavoro e non i mezzi impiegati per conseguirlo. Questo significa che il lavoratore ha la libertà di scegliere dove e come lavorare, purché raggiunga l'obiettivo o il risultato concordato. A differenza dei contratti di lavoro subordinato, in cui il datore di lavoro ha un controllo diretto sull'attività del lavoratore e può definire i tempi e le modalità del lavoro, nel lavoro autonomo il lavoratore gestisce autonomamente la propria attività. I tipi di contratto che rientrano in questa categoria includono:
    • Appalti: in questi contratti, un'entità (l'appaltatore) si impegna a realizzare un'opera o a fornire un servizio al committente, che corrisponde un corrispettivo. L'appaltatore ha piena autonomia su come gestire e organizzare il lavoro, purché venga conseguito il risultato concordato.
    •  Lavoro accessorio: questa tipologia di contratto riguarda prestazioni di lavoro di carattere occasionale, con limiti di retribuzione e durata. 
    • Lavoro autonomo occasionale: questo tipo di contratto si riferisce a lavori sporadici o non continuativi, senza un obbligo di presenza o di orario, con piena autonomia nella gestione dell'attività da parte del lavoratore.

Per comprendere appieno le diverse tipologie di contratti di lavoro presenti in Italia, ti suggerisco di dedicare qualche minuto alla lettura di questo approfondimento riguardante i livelli del contratto per i chimici.

Principi generali delle contrattazioni lavorative

Le diverse formule di patto collettivo sono molti attenti a quest'aspetto, soprattutto alla lotta contro le discriminazioni sul posto di lavoro.

La norma che disciplina il patto di inserimento

Nel periodo storico in cui viviamo la stabilità è una parola che ha perso di significato. Purtroppo o per fortuna (dipende un pò dai punti di vista) dobbiamo per forza di cose fare i conti con una situazione in cui il lavoro ce lo dobbiamo sudare, guadagnare, addirittura conquistare con le unghie e con i denti in certi casi. Sempre di più i datori di lavoro hanno avuto la possibilità (spinti da politiche liberiste e flessibili di dubbia e discutibile forza) di mettere sotto contratto i giovani con contratti così detti di inserimento. Le caratteristiche di questo tipo di rapporto lavorativo? Eccole riassunte di seguito:

  • Tipologia di contratto a tempo determinato
  • Accordo di lavoro subordinato
  • Durata tra i 9 e i 18 mesi (fino a 36 mesi per i soggetti portatori di handicap)
  • Non è previsto il rinnovo, ma la proroga si

Con questa norma è stata introdotta la possibilità per le aziende private di avere una tipologia di contratto simile all'accordo di formazione lavoro, riconosciuto solo alle imprese pubbliche. Lo scopo del decreto legislativo è stato quello di incentivare l’occupazione per i target più influenzati dalla disoccupazione, quali i giovani sotto i 30 anni, i soggetti con grave handicap, le donne residenti nelle aree ad alto tasso di disoccupazione femminile.

I vantaggi per le aziende che stipulano i contratti di inserimento

Il datore di lavoro ha diversi vantaggi nel stipulare dei contratti di inserimento come:

  • la possibilità di inquadrare il collaboratore fino a due livelli inferiori rispetto la categoria della qualifica da conseguire;
  • le agevolazioni contributive dei contratti di formazione lavoro;
  • i lavoratori con a title="Che cosè il contratto di inserimento?"""contratto di inserimento non rientrano nel computo del numero dei dipendenti ai fini dell’applicazione di alcune tutele legali e collettive.

Al contempo, l’azienda ha l’obbligo di modificare almeno il 60% dei contratti di inserimento in contratti a tempo indeterminato per poterne stipulare di nuovi. I CCNL fissano un numero massimo di contratti di inserimento in base all'organico dell'impresa.

Per avere informazioni complete su questo argomento, ti consigliamo di leggere questo approfondimento sulle tipologie di contratto dei metalmeccanici.

I soggetti che possono stipularlo

Com’è stato già detto in precedenza questo particolare genere di patto ha il compito di aumentare l’inserimento di alcune categorie di persone nel mondo del lavoro. Di seguito sono illustrati i soggetti che possono stipulare il contratto d’inserimento.

  • Enti pubblici;
  • cooperative professionali;
  • società di ricerca;

La cd. legge biagi ha stabilito che all’interno della lista dei soggetti che potevano avere questo particolare genere di contratto potevano essere inseriti anche i gruppi d’impresa. Con il suddetto termine s’intendono aggregazioni di società, che sono autonome e indipendenti tra di loro, ma sono caratterizzate dalla stessa direzione unitaria. Sono tutte controllate da una società che può essere definita capogruppo, che le coordina direttamente o indirettamente e le spinge a raggiungere uno scopo economico unitario. Il contratto d’inserimento può essere applicato a categorie specifiche di persone, che sono elencate nell’elenco che segue.

  • Persone di età compresa tra 18 e 29 anni.
  • Lavoratori con più di 50 anni privi del posto di lavoro.
  • Disoccupati di lunga durata tra i 29 e i 32 anni.

Lavoratori che vogliono riprendere l'attività e che non lavorano da almeno due anni.

E’ di fondamentale importante sottolineare che questo accordo può durare dai nove ai diciotto mesi, nel caso in cui il lavoratore sia una persona con grave handicap psichico, mentale o fisico, la durata può arrivare a trentasei mesi. Per stabilire il periodo massimo non sono da tenere in considerazione eventuali assenze dovute alla maternità e al servizio civile. E’importante inoltre sapere che il contratto non può assolutamente essere rinnovato con lo stesso datore di lavoro e le eventuali proroghe devono comunque rispettare i limiti imposti dalla legge. Il documento contrattuale deve contenere i dati in merito il progetto da realizzare e la firma del lavoratore. Nel caso in cui il contratto non sia redatto in forma scritta non ha validità e subirà la trasformazione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Autore: Laura Perconti

Immagine di Laura Perconti

Laureata in lingue nella società dell’informazione presso l'Università di Roma Tor Vergata, Laura Perconti segue successivamente un Corso in Gestione di Impresa presso l'Università Mercatorum e un Master di I livello in economia e gestione della comunicazione e dei nuovi media presso l'Università di Roma Tor Vergata.