Che avvenga per email o per telefono, la prima comunicazione con l'azienda costituisce il primissimo momento della valutazione del candidato. È opportuno, durante queste comunicazioni, essere esaustivi e non dimenticare tutti i dati relativi a contatti e dati anagrafici.

Se non è possibile, nel caso di una telefonata, parlare con tranquillità, è opportuno farlo notare all'esaminatore e concordare un secondo momento dove, con maggiori probabilità, il rumore del traffico non renda impossibile parlare. Nel caso dell'email, bisogna rispondere in maniera puntuale e precisa, non dimenticando le forme di cortesia all'inizio e alla fine del messaggio.

Una volta presentati con il selezionatori, inizierà il vero colloquio di lavoro. Rispondere alle domande sempre in modo chiaro ed esauriente è molto importante.

Saper comunicare

La comunicazione è importante in tutti i rapporti. Quando ci si prepara per un colloquio, c’è sempre un po’ di agitazione, ma è quando ci si trova a tu per tu con il nostro esaminatore che l’ansia può prendere il sopravvento.

I più bravi sono in grado di celare la loro emozione dietro una comunicazione verbale posata e calma. Il nostro corpo però, non comunica solamente con le parole. Oltre alla comunicazione verbale, vi è la comunicazione paraverbale e quella non verbale. Vediamo meglio di cosa si tratta.

La comunicazione verbale è costituita dai suoni e dalle parole e deve essere efficiente ed efficace. Obiettivi importantissimi se ci si presenta ad una selezione per un posto di lavoro. La comunicazione non verbale invece è legata al linguaggio del corpo e quindi alla postura, ai gesti, ai movimenti del mittente del messaggio comunicativo.

Il linguaggio paraverbale

Il linguaggio paraverbale indica la modalità con cui usiamo la voce. La comunicazione paraverbale permette di dare risalto ad un concetto rispetto che ad un altro; ad esempio attraverso un intonazione di voce differente.

Il linguaggio paraverbale, perlopiù dettato dall’inconscio, è composto da:

  • tono
  • ritmo
  • volume
  • velocità
  • timbro
  • dizione
  • cadenza

Per mantenere l’attenzione dell’interlocutore durante il colloquio di lavoro è bene evitare:

  • una voce monotona che risulti piatta
  • un volume di voce troppo costante
  • l’eccessiva presenza di cadenza
  • troppe pause, ma cercare di utilizzarle per rafforzare i concetti chiave

Il linguaggio paraverbale deve essere controllato. L’importante è essere convincenti.

Usare bene il linguaggio verbale

La parte della comunicazione dedicata al linguaggio verbale è costituita dal significato letterale delle parole e del discorso. Per una buona comunicazione il linguaggio verbale deve essere efficiente ed efficace. Una comunicazione è efficiente quando il mittente del messaggio si fa accettare dal suo interlocutore, e da quest’ultimo viene udito e capito. Perché la comunicazione sia anche efficace è importante raggiungere altri due scopi: essere ricordati e suscitare un feedback a noi favorevole.

E’ importante sapere che in una comunicazione, il linguaggio verbale incide solo per il 10%. La ragione di ciò è che il linguaggio può contenere degli errori di grammatica o di sintassi e potrebbe esser compreso con difficoltà dall’interlocutore.

E’ utile prepararsi un poco prima di un colloquio e non lasciare tutto all’improvvisazione. E’ meglio riflettere con anticipo su quali siano le esperienze lavorative da mettere in evidenza e le occupazioni più in linea con la posizione per la quale ci si candida. E’ utile avere ben chiari a mente i concetti che si vogliono esprimere.

Saper sfruttare il linguaggio non verbale

Il linguaggio non verbale comprende tutti i messaggi emessi dal corpo. Durante le situazioni di stress, come il colloquio di lavoro, alcuni gesti e segnali del corpo sono controllati con molta difficoltà. E’ necessario avere acquisito un forte controllo sulle proprie emozioni.

Il linguaggio non verbale comprende:

  • i segnali fisiologici, come il colorito, la respirazione, i movimenti degli occhi, ecc…
  • la gestualità, espressa soprattutto con mani e piedi.
  • la postura
  • la prossemica, cioè il rapporto tra il nostro corpo e lo spazio circostante composto da oggetti o persone.

Durante un colloquio, è importante saper controllare il linguaggio del nostro corpo. Sono da evitare movimenti delle gambe e dei piedi che potrebbero “spaventare” l’esaminatore, quasitema un calcio o una scarpa volante. Anche l’uso delle braccia deve essere ben controllato; ciò non significa non dare “tono” alle parole con dei movimenti, ma attenzione a non esagerare. La postura è importante. Una persona capace di controllare la situazione, tende a stare eretta con la schiena; indicando sicurezza di se.

Coloro che si occupano di risorse umane e gestione del personale sono capaci di leggere il linguaggio del corpo.

A volte si può controllare l’ansia adottando una determinata posizione del corpo. Durante un colloquio, la posizione migliore stando seduti è la postura eretta con le mani appoggiate sulle gambe. All’inizio potrà sembrare un po’ innaturale perché le nostre emozioni ci spingeranno a muoverci, ma mantenendo la posizione anche il nostro leggero stato di agitazione si calmerà.

Cosa dire e non dire davanti all'esaminatore

Sicuramente la prima domanda posta sarà un generico “Mi parli di lei”. Questa domanda concentra la volontà dell'esaminatore di capire il carattere e le caratteristiche dell'esaminatore. È una buona norma quella di preparasi a rispondere a quest'interrogazione prima del colloquio di lavoro, per evitare lunghi silenzi o risposte sconclusionate.

Durante la risposta, quindi, si dovrebbe semplicemente raccontare i fatti principali della propria vita, come il percorso di studio, le esperienze lavorative più importanti, eventuali viaggi all'estero e, se attinenti al lavoro, gli hobby.
Particolare attenzione viene spesso data alla precedente esperienza professionale.

Mai parlare male dei colleghi o dell'ex capo, anche se è corretto esprimere la propria opinione su com'era gestito il lavoro.
L'importante è dare un'immagine di sé coerente, che rispecchi il curriculum, ma che sia adatta al profilo ricercato dall'azienda. È possibile che un candidato non abbia tutti i requisiti, ma è possibile ovviare ad una mancanza dimostrando come si è gestita una situazione del genere in passato: se siete stati costretti ad apprendere, ad esempio, come utilizzare un software nuovo durante la precedente attività, è possibile confidare nelle proprie capacità nel caso in cui questo accada di nuovo. Non conoscere qualcosa, quindi, non impedirà di poterla apprendere velocemente.

Altre domande classiche riguardano i giudizi sulla propria persona. Preparatevi i classici punti di forza e punti deboli che non vanno mai fuori moda e tre aggettivi con i quali descrivervi. Sarà oggetto d'interesse il rapporto con i precedenti colleghi, eventuali hobby e, soprattutto, le aspettative dal lavoro. Non puntate troppo in alto, ma focalizzatevi sulla situazione attuale: se il lavoro consiste in uno stage di pochi mesi, è poco sensato dire di aspirare al management dell'azienda.

Infine, è opportuno parlare del contratto e del compenso. Niente vergogna: va bene evitare l'argomento nei primi minuti, ma è giusto – anche da parte dell'esaminatore – essere estremamente chiari su questo punto. È importante, fondamentale, che il proprio lavoro sia pagato correttamente e che vengano rispettati i termini degli accordi.

Un'ultima considerazione. Da qualche anno a questa parte anche pressi i recruiter italiani si è diffusa l'abitudine porre domande stravaganti, che tentano di mettere in difficoltà il candidato. Oppure di attuare strategie “aggressive”, come silenzi prolungati e domande incalzanti. In questi casi basta mantenere la calma, anche perché a questo tipo di domande non c'è quasi mai la risposta esatta e viene valutato sia il controllo mentale sia la capacità di ragionare.





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