Il compito dei mediatori creditizi è quello di mettere in contatto istituti di credito, come le banche e gli intermediari finanziari, con il cliente sia esso persona fisica o giuridica. Solitamente l’utente si rivolge ai mediatori creditizi al fine di ricevere un aiuto per ottenere un finanziamento, un prestito o un mutuo.

Il mediatore non può avere rapporti di esclusiva con nessun istituto: dev'essere in grado di consigliare i suoi clienti sugli investimenti in maniera assolutamente indipendente. Il suo lavoro consiste, per l'appunto, in questo: fare da guida nel marasma di possibilità finanziarie restandone al di fuori.

La differenza con altre figure, come ad esempio quelle dell'agente commerciale, è che il mediatore creditizio non può in alcun caso concludere contratti: può occuparsi dell'istruttoria – ovvero della prima fase della stipula del contratto – ma non può andare oltre. Recentemente il decreto legge 169/2012 ha modificato molti aspetti di questa professionalità, a partire dai suoi requisiti.

Disciplina inerente i mediatori creditizi: cosa fa? Diamone una definizione

La figura e i compiti dei mediatori creditizi sono disciplinati da:

  • la legge 7 marzo 1996, n.108 che prevede all’art. 16 l'emanazione di un regolamento in materia,
  • ilD.P.R. 28 luglio 2000 n.287 che consiste nel regolamento di attuazione dell'articolo 16 della legge 7 marzo 1996, n.108, recante disciplina dell'attività di mediazione creditizia,oltre a specificare anche la nozione di mediazione creditizia.

Iscrizione all'albo dei mediatori e promotori finanziari. I requisiti

Innanzitutto è necessario che ad iscriversi sia una società (nella forma di società per azioni o società a responsabilità limitata o società in accomandita per azioni o società cooperativa).

La sede legale della società deve trovarsi in Italia. L'oggetto sociale deve corrispondere a quanto stabilito dall'articolo 128-sexies, comma 3, del decreto legge 141/2010 (il punto di riferimento giuridico della materia). Occorre, inoltre, che venga stipulata una polizza di assicurazione della responsabilità civile per gli eventuali danni recati nell'esercizio della funzione.

Questi sono i requisiti generici. Oltre a questi esistono altre forme da rispettare, divise in requisiti di professionalità e onorabilità.

Requisiti di professionalità (oltre al compenso e alla fatturazione c'è molto di più)

Soggetti con funzioni di amministrazione all'interno della società devono aver guadagnato almeno tre anni di esperienza nell'attività di amministrazione presso imprese, nello svolgimento di affari nelle materie finanziarie e legali e devono aver insegnamento a livello universitario materie economiche o giuridiche.

Requisiti di onorabilità per l'agenzia delle entrate. Prima dei guadagni bisogna dimostrare di avere la stoffa del professionista. Diamo un'occhiata anche all'inquadramento fiscale

Sono esclusi dall'albo coloro che:

  • Vertono in situazioni di ineleggibilità o decadenza
  • Sono sottoposti a misure di prevenzione disposte dalle autorità giuridiche
  • Sono stati condannati a pena detentiva

I mediatori creditizi, inoltre, devono possedere una casella di posta certificata.

Il corso, l'esame di mediatore creditizio e il ccnl

La nuova disciplina impone che, per essere iscritti all'albo (prima tenuto da Bankitalia e ora in mano del neo costituito Organismo degli Agenti e dei Mediatori), occorre sostenere un esame.
Si tratta di una prova molto complessa, che verte su un ampio ventaglio di materie dal taglio economico-giuridico, come cessione del quinto, stipendi, mutui, prestiti e così via.

Visto, inoltre, che il decreto impone molta attenzione ai consumatori, sarà materia d'esame anche tutto quello che ne riguarda la tutela, quindi la trasparenza dei contratti bancari, la valutazione del merito del mediatore e così via.

Per ulteriori informazioni, è disponibile il sito dell'Organismo degli Agenti e Mediatori.

Mediatore Conciliatore: di cosa si occupa?

Una figura professionale che sta acquisendo sempre maggiore rilevanza è quella del mediatore conciliatore. Il ruolo del mediatore conciliatore è stato introdotto dal decreto legislativo n. 28 del 4 marzo 2010 e i suoi compiti sono quelli di mettere fine a un conflitto tra più parti, svolgendo il suo lavoro in condizioni di imparzialità al fine di raggiungere una conciliazione.

Da qui deriva il nome che di per sè utilizza i due termini "mediatore" e "conciliatore" per meglio sottolineare lo scopo finale di questa professione, vale a dire quella di risolvere positivamente un conflitto insorto tra due o più parti in causa.

Le caratteristiche principali del mediatore conciliatore devono essere dunque quelle di imparzialità, trasparenza, equità, neutralità. Da molti definito come il lavoro del futuro, lo scopo di questa figura è quella di alleggerire il peso delle cause e dell’attività giudiziaria di fronte ai tribunali, portando le persone a non arrivare a questo passaggio. L’obiettivo del conciliatore infatti è quello che conduce le parti in causa a una risoluzione amichevole del caso, attraverso la sua abilità nel comunicare, nel porre le domande e nel trovare la giusta soluzione che possa soddisfare l’accusa e la difesa.

Le caratteristiche

Per diventare mediatore , svolgendo cosi questa professione , è necessario essere in possesso di un diploma di laurea triennale o essere iscritti ad un ordine o collegio professionale al fine di ottenere un adeguata preparazione professionale

Il mediatore conciliatore deve infatti cercare di risolvere dei problemi tra le parti, senza ricorrere a vie giudiziarie e cercando di sanare il conflitto nel minor tempo possibile.

Essi possono trovarsi di fronte ad ottime opportunità lavorative, avendo però , precedentemente, acquistato capacità di base e specifiche che riescano a garantire una risoluzione dei conflitti nel minor tempo possibile.

Corsi per diventare mediatore

Esistono corsi specifici per diventare mediatore conciliatore; in tali corsi vi possono partecipare solo coloro che, sono in possesso di una determinata preparazione professionale.

Richiesta, infatti ,una formazione professionale , nonchè specifiche qualifiche altamente specializzate ottenute tramite un diploma di laurea triennale o corsi specifici.

La durata della preparazione per diventare mediatore conciliatore è, solitamente, di circa 52 ore da dividere in sei giorni consecutivi o due week-end presso le varie sedi adibite a questi corsi.

Nell'edizione week-end le lezioni si effettuano verso la fine della settimana in tre giorni (venerdi , sabato, domenica).

IL corso prevede una parte teorica e varie esercitazioni pratiche.

Gli insegnanti che svolgono questa preparazione sono tutti accreditati dal Ministero come docenti formatori. Per scegliere l’Ente migliore, bisogna andare sul sito del Ministero della Giustizia e scegliere con cura il corso più adatto alle nostre esigenze: se l’Ente in questione è anche conciliatore è ancora meglio, visto che questo aspetto potrà portare benefici nel lungo periodo. Dopo aver terminato il corso e sostenuto l’esame, come detto prima, bisognerà iscriversi a un Albo professionalizzante per poter iniziare la carriera lavorativa in questo ruolo. Il costo di questi corsi è molto variabile, da 600 euro circa fino anche oltre i 1000 euro per 50 ore di media di lezione, da non saltare per evitare di ottenere l’attestato necessario per iscriversi ad un Albo.

Requisiti dei mediatori

È infatti necessario un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea triennale, preferibilmente in discipline giuridiche ed economiche. In alternativa bisogna almeno essere iscritti a un ordine o a un collegio professionale. Importante anche non avere condanne pregresse, quindi essere eticamente pronti sotto questo punto di vista. Ovviamente in tutto ciò, sarà fondamentale possedere abilità comunicative, di dialettica e di diplomazia, visto che lo scopo del lavoro è proprio quello di trovare un accordo tra le parti. Bisognerà essere pronti a doversi interfacciare con più personalità e caratteri, ognuna delle quali influenzata dal dibattito in corso e quindi con il lato emotivo che può giocare un ruolo fondamentale nella razionalità della vicenda intera. Importanti saranno quindi le strategie comunicative da adottare, un corollario di gesti e parole dette al momento giusto che sappiano dare la svolta al caso che si sta seguendo, sempre con l’obiettivo primario di poter dirimere la questione nel modo migliore. Definito anche un “facilitatore”, il conciliatore dovrà tenere a mente diverse situazioni in base agli scenari che si svilupperanno nel confronto tra le parti.
Sul web si trovano tuttavia anche degli articoli di critica e di denuncia sui problemi di questa nuova figura professionale, soprattutto per quel che riguarda la difficoltà ad inserirsi in pianta stabile nel settore della mediazione o negli organismi della conciliazione.



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