Con la legge n.98 del 26 luglio 2010, anche i parasubordinati, gli autonomi occasionali, i lavoratori con contratti co.co.co. e gli associati in partecipazione, possono richiedere la pensione all'Inps; che ha creato gestioni separate (Legge 8 agosto 1995 n. 335) apposite per regolare tali categorie di lavoratori.

Per l'ottenimento della pensione per parasubordinati e autonomi, il lavoratore dovrà iscriversi a alle Gestioni separate, possedere il requisito di anzianità richiesto (65 per gli uomini e 60 per donne) e aver versato almeno 5 anni di contributi.

Età necessaria per effettuare la richiesta 

È eventualmente possibile riscattare la pensione se si dispone di 35 anni di contributi, con età pensionabile non inferiore ai 60 anni, per i contributi versati sino al 2010, ai 61, per quelli che arrivano al 2013, ai 62 per quelli fino al 2014.

Altra variante possibile, ai fini dell'ottenimento della pensione per parasubordinati e autonomi, e l'aver raggiunto i 40 anni contributivi.

Quali sono i contributi da versare?

Pensione parasubordinati e autonomi: vediamo a chi spetta

I contributi che andranno versati per l'ottenimento della pensione per parasubordinati e autonomi sono calcolati in base al reddito Irpef e si differenziano in base al tipo di lavoratore e di contratto.

  • I professionisti si vedranno addebitare i contributi interamente a loro carico, mentre i collaboratori dovranno pagarli, mediante modello F24, entro il 16 del mese successivo alla riscossione della paga lavorativa.
  • I lavoratori che non sono iscritti aforme previdenziali obbligatoria dovranno pagare un terzo dei contributi e i restanti due terzi saranno di competenza dell'azienda; il contributo totale è del 26,72% e include un 0,72% per eventuali prestazioni altre quali assegni familiari, di disoccupazione o maternità.
  • I possessori di pensione diretta e chi è iscritto a enti previdenziali dovrà infine versare una contribuzione pari al 16%.

All'estero, chi ne ha diritto?

Anche un italiano che si trasferisce all'estero può riscuotere la pensione. Quando un pensionato si stabilisce fuori dal territorio italiano, può infatti beneficiare degli stessi diritti che aveva precedentemente in Italia.

In merito alla riscossione della pensione all'estero, il Nostro Paese ha inoltre firmato alcune convenzioni internazionali, soprattutto con alcuni stati stranieri con un alto tasso d'incidenza di italiani al suo interno.

In quali Paesi è possibile riscuotere la pensione all'estero

Per un italiano è possibile riscuotere la pensione all'estero nei Paesi dell'Unione Europea (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria).

Si può percepire la pensione anche in Svizzera, Novergia, Austria, Liechtenstein, Islanda, e nei paesi extra-europei quali: Stati Uniti d'America, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Isole di Capo Verde, Jersey e Isole del Canale, Isole di Man, Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Repubblica Federale di Jugoslavia, Principato di Monaco, Repubblica di San Marino, Tunisia, Uruguay, Venezuela, Svizzera, Tunisia.

Come sommare i diversi periodi di lavoro all'estero: le decorrenze

Per il conseguimento della pensione all'estero è anche possibile sommare i periodi di lavoro nel paese straniero di nuova residenza a quelli italiani, calcolando i contributi versati in entrambi i paesi.

Il pensionato che si trasferisce in uno stato straniero può altresì decidere se continuare a riscuotere la sua pensione in Italia o andare nel luogo in cui si è stabilito.





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