Esiste la vertenza in campo economico e normativo.

Vertenza sindacale, come farla e i tempi

Quali sono i tempi tecnici entro cui presentare una vertenza sindacale? Dipende dalla tipologia di azienda. se si tratta di un’impresa con meno di 15 dipendenti, il tempo massimo con cui è possibile presentare una vertenza con l’aiuto di un sindacato è entro cinque anni dalla fine del rapporto di lavoro. Se invece l’azienda ha più di 15 dipendenti, la prescrizione coincide con i cinque anni successivi al giorno o al mese con cui si matura la retribuzione richiesta. Se invece si intende contestare il proprio licenziamento, bisogna muoversi entro 60 giorni dal giorno in cui si riceve la lettera da parte del datore di lavoro. I tempi di risoluzione della faccenda, poi, cambiano a seconda della strada che si sceglie di prendere. Se ci si affida, appunto, ai sindacati, in genere l’accordo arriva entro un paio di mesi, se invece optiamo per la procedura civile vera e propria potrebbero volerci anni prima di un verdetto definitivo. Ma come si fa vertenza? Diciamo innanzitutto che devono esserci alcune situazioni:

  • bisogna avere i requisiti per fare vertenza;
  • occorrerebbe prima provare una via pacifica;
  • occorre possedere prove che dimostrino che un nostro diritto è stato calpestato;
  • dobbiamo rivolgerci al sindacato della nostra categoria.

A questo punto sarà il sindacato a contattare il nostro datore di lavoro, quest’ultimo sarà convocato per tentare una conciliazione; se una soluzione pacifica non è praticabile, andrà purtroppo avviato un procedimento legale a tutti gli effetti. Naturalmente possiamo presentarci anche a un sindacato senza essere iscritti a esso, in questo caso la procedura avrà un costo leggermente maggiore e potrebbe, comunque, prevedere l’iscrizione al sindacato stesso. In genere i sindacati non chiedono quote molto elevate per seguire un lavoratore che intenda fare vertenza al proprio datore di lavoro, soprattutto per i loro iscritti. In quest’ultimo caso le uniche spese previste di solito sono quelle di segreteria e gli eventuali rimborsi per le spese sostenute. Se invece non si risulta iscritti a nessun sindacato, sarà bene scegliere quello più adatto alla nostra categoria professionale e a cui eventualmente ci sentiamo anche più vicini idealmente e procedere, poi, all’iscrizione e al pagamento di tutte le spese che saranno indicate. L’apporto di un sindacato per tentare una soluzione conciliativa con il nostro datore di lavoro è sempre la strategia migliore per evitare inutili e faticosi procedimenti legali, soprattutto nel nostro Paese.

Tipologie di vertenze sul lavoro

Esiste la vertenza in campo economico e normativo.

  • In casi di problemi con la retribuzione. Vedi Calcolo Retribuzione.
  • In casi di anomalie relativi a ferie e permessi. 
  • Nei casi di malattia o infortunio. Se al lavoratore non sono state riconosciute in tutto o in parte tali indennità.
  • per licenziamento senza preavviso

Come presentare la vertenza sul lavoro

L’iter della procedura da seguire in caso di vertenza sono:

  • Il lavoratore o il sindacato avvia i contatti con il datore di lavoro
  • Il sindacato incontra il titolare 

Se la conciliazione non riesce si ha il ricorso giudiziario. 

Costi e tempi relativi alla presentazione della vertenza

Il costo della procedura della vertenza di lavoro consiste nell’iscrizione al sindacato e al corrispettivo spese.

Prescrizione della vertenza per chi vanta crediti di lavoro

I diritti dei lavoratori sono tutelati dalla legge, tuttavia se il lavoratore che vanta crediti nei confronti del proprio datore di lavoro non fa valere i propri diritti – anche tramite le vie legali o una vertenza – rischia di incorrere nella prescrizione dei diritti prevista dall’art. 2934 del Codice civile con cui perde la facoltà di rivalersi sul datore.

Cos’è la prescrizione dei diritti 

Un lavoratore può vantare crediti nei confronti del datore di lavoro come la mancata retribuzione del TFR o la mancata retribuzione mensile o l’omesso versamento dei contributi. Per ciascuno di questi diritti si ha un determinato lasso di tempo per farsi valere. Nei vari casi, la prescrizione va da 1 a 5 e 10 anni (come per esempio nel caso della busta paga errata) dopo i quali non è più possibile ricorrere contro il datore. 

Il lavoratore per non perdere i suoi diritti è, quindi, tenuto ad agire tramite vertenza entro determinati termini stabiliti dalla Legge. Quando un titolare non esercita il proprio diritto nei termini previsti dalla legge, questo si estingue per prescrizione. La prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui si può far valere il proprio diritto.

Prescrizione quinquennale, decennale e presuntiva

Le forme prescrittive previste - entro i cui termini agire – sono principalmente tre:

  1. Prescrizione ordinaria decennale;
  2. Prescrizione breve quinquennale o estintiva;
  3. Prescrizione presuntiva (da 1 a 3 anni).

La prescrizione decennale

In assenza di un’ampia giurisprudenza a riguardo e di atti normativi specifici, la Corte di cassazione riconosce un termine di prescrizione ordinario di 10 anni nei casi di:

  • Diritti relativi al passaggio di qualifica;
  • Diritti di risarcimento del danno contrattuale ivi compreso l’omesso versamento totale o parziale dei contributi;
  • Diritti per le erogazioni una tantum;
  • Diritti all’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro;
  • Diritti al riconoscimento del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e non a termine.
  • Diritti relativi alle ferie non godute e mancati riposi settimanali.

Il tempo entro cui far valere i propri diritti rispetto alle citate materie è stabilito nei termini di 10 anni, oltre i quali non è più possibile avanzare richieste per sanare la situazione. Qualora il diritto venga efficacemente rivendicato poiché direttamente correlato a un inadempimento contrattuale conclamato, il datore di lavoro è tenuto all’esborso di un risarcimento. La natura del diritto rivendicato è appunto di natura risarcitoria e non retributiva.

La prescrizione quinquennale 

I casi in cui il termine per ricorrere ai propri diritti è limitato entro i 5 anni, prima che decorra la prescrizione sono:

  • Diritti che rivendicano crediti di carattere retributivo a cadenza periodica (stipendio mensile, quindicinale, settimanale);
  • Indennità di fine rapporto;
  • Indennità sostitutiva del preavviso;
  • Crediti derivanti da differenze retributive per mansioni e qualifiche superiore (differenze retributive).

Prescrizione presuntiva (annuale e triennale)

È previsto nell’ambito dei crediti da retribuzione anche la cosiddetta prescrizione presuntiva che si basa sulla presunzione di estinzione di un credito da lavoro dopo che sia trascorso un determinato lasso di tempo, ovvero:

  • Un anno per le retribuzioni pagate a cadenze inferiori al mese (la busta paga);
  • Tre anni per le retribuzioni pagate a cadenze superiori il mese (tredicesima, quattordicesima e retribuzioni aggiuntive, premi annuali, festività, indennità sostitutive).

La presunzione richiede – in sede di giudizio – l’onere della prova a carico del lavoratore, per cui l’esito è suscettibile a sovversione.

Il lavoratore – anche se sono trascorsi i termini di prescrizione – può vedere accolta la propria pretesa risarcitoria in sede giudiziale a condizione che sia fondata sul merito e non sia stata evocata o eccepita la prescrizione da parte del datore di lavoro.

La decorrenza della prescrizione

Lungo o breve che sia il termine previsto per la prescrizione, per poter far valere i propri diritti occorre capire quando iniziano i tempi di decorrenza entro cui poter presentare in tempo opportuno una vertenza.

L’art. 2935 del Codice civile ribadisce che la decorrenza della prescrizione comincia dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere. Nella maggior parte dei casi citati, dunque, il termine di prescrizione comincia dal giorno successivo la fine del rapporto di lavoro, sia per quella ordinaria che presuntiva.

Si precisa che ciò vale per i diritti del lavoratore di natura retributiva, per quelli di natura non retributiva  come il diritto alla qualifica superiore, il risarcimento di danni, omesso versamento dei contributi previdenziali, la prescrizione decorre già in corso o in essere del rapporto di lavoro subordinato. Infine, si ricorda che anche la vertenza ha una prescrizione qualora si sia intentata un’azione verso il datore di lavoro – pur nei limiti temporali previsti dalla legge – ma senza soluzione di causa durante l’iter procedurale.





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