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Anche oggi AreaLavoro vi presenta un nuovo approfondimento. Una volta approfondito i temi che riguardano i Centri per l'impiego a Milano, oggi passiamo a un tema completamente diverso. Il calcolo del TFR rappresenta l'importo che il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore alla fine del rapporto di lavoro. L'acronimo di questa sigla sta per "trattamento di fine rapporto", a volte chiamato "liquidazione". Vuoi lasciare il tuo lavoro? Si è conclusa la cassa integrazione? Allora ti consigliamo di leggere i nostri approfondimenti su come scrivere un curriculum vitae e su come presentare la lettera di dimissioni. Dopo queste letture potrai concentrarti sulla tua buona uscita.

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Tutto parte dalla riforma pensionistica e dalla retribuzione annua dei lavoratori dipendenti

Il calcolo del TFR si basa sulla riforma pensionistica italiana degli anni '90, composta da due fattori:

  • la previdenza obbligatoria (erogata da Inps, Inpdap, ecc.) che garantisce la pensione di base;
  • la previdenza complementare che propone dei trattamenti pensionistici maggiori.

L'iter per eseguire il calcolo del TFR

Non servono software per l'azienda come per la tredicesima e per la quattordicesima. Il calcolo del TFR segue il seguente percorso:

  • si calcola per ogni anno di impiego, un importo pari alla retribuzione totale annua diviso 13,5,
  • si sommano le precedenti quote annuali,
  • una percentuale pari allo 0,5 di questa quota è da destinarsi all'INPS come contributo pensionistico,
  • le somme accantonate annualmente vengono indicizzate il 31 dicembre di ogni anno in base ad un tasso di 1,5% fisso + il 75% dell'aumento dell'indice dei prezzi al consumo definito dall'Istat. Il decreto legislativo fissa la tassazione delle imposte dell'11% sulle quote accantonate per il calcolo TFR dal 1 gennaio 2001. Grazie alla ricerca per codice tributo puoi avere maggiori informazioni sulle tasse.

Nel caso tu desideri maggiori informazioni sulla tredicesima, troverai ciò che cerchi nel nostro articolo sulla tredicesima per le mamme.

Le esigenze particolari del lavoratore in base al suo reddito

Facciamo qualche esempio di settore per il Calcolo del TFR per il personale

Il calcolo del TFR può essere eseguito anche quando il lavoratore abbia una necessità particolare (spese medico- sanitarie) e richiede un'anticipazione del TFR. Ciò è possibile quando:

  • il rapporto di lavoro registri almeno 8 anni di anzianità
  • l'anticipo può corrispondere massimo al 70% dell'importo liquidato in caso di risoluzione del contratto (anche per i contratti collettivi).
  • estinguere il mutuo: questa condizione vale tuttavia solo per l’acquisto della prima casa e l’anticipo non deve essere stato già richiesto da parte del lavoratore
  • cure mediche
  • diverse voci di spesa: spese legali se il richiedente è parte in causa del dibattimento processuale, spese funerarie per un parente legato fino al secondo grado
  • sfratti, condizione valida per motivi che non siano di morosità da parte del richiedente stesso

Strumenti online per la tua attività

Per inoltrare la richiesta di anticipo, su Internet si trovano diversi modelli Fac simile da compilare: consigliabile riempire bene tutti i campi e allegare tutta la documentazione necessaria ed evitare così ulteriori perdite di tempo. Oltre ai modelli consigliamo anche, in fase preliminare, di calcolarsi il dovuto con dei tool online, utili per farsi un'idea di quello che ci aspetta.

Il calcolo annuale (oltre a quello della mensilità) appare sul CUD del lavoratore

Cosa ci dice il codice civile? Ecco come ne viene influenzata l'economia

Si procede alla liquidazione:

  • TFR lordo totale maturato fino alla cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, compresa la rivalutazione,
  • meno eventuali anticipazioni di TFR percepite negli anni precedenti,
  • meno l'imposta netta,
  • più eventuali anticipazioni d'imposta pagate negli anni precedenti.

L'imposta definitiva per il datore di lavoro: come influisce nel Calcolo del TFR?

L'imposta definitiva del TFR verrà corrisposta al lavoratore entro il 31/12 del 3° anno successivo alla dichiarazione del datore di lavoro dagli Uffici Finanziari. L'importo liquidato si basa sull'aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello in cui è scaturito il diritto a ricevere il trattamento di fine rapporto.

Più attenzione ai ritardi dei bonifici nei pagamenti

Il calcolo del TFR

Il Governo Renzi ha cercato di modificare questo aspetto del mercato del lavoro, inserendo il Trattamento di Fine Rapporto all’interno del calcolo della busta paga. Una misura che tuttavia ha incontrato diverse resistenze dal mondo imprenditoriale. L’idea dell’esecutivo infatti doveva risolvere diversi temi, soprattutto per quanto riguarda il mondo delle piccole imprese.

In generale, infatti, le aziende utilizzano questi soldi come liquidità e privare le società di queste entrate potrebbe mettere in pericolo la stabilità economica della stessa, soprattutto per quanto riguarda le piccole imprese, che hanno ovviamente meno denaro fresco in cassa. Si dovrebbe quindi pensare a delle situazioni che possano compensare il deficit economico derivante da questa misura.

Il Governo infatti ha inserito il Tfr nella busta paga per aumentare il potere di consumo dei cittadini, una sorta di bonus ulteriore dopo quello degli 80 euro mensili, anche se come specificano i sindacati, questi soldi non sono denaro in più ma sono soldi che appartengono già di per sè ai lavoratori. Si è calcolato che per uno stipendio lordo di circa 19 mila euro, si avrebbe un ritorno di 75 euro in più al mese per ogni lavoratore che quindi nell’arco di un anno diventerebbero più di 800 euro.

Dalla parte del dipendente (ma anche del manager) c’è tuttavia da considerare quanto possa convenire trasferire il Trattamento di Fine Rapporto nello stipendio mensile invece che riscuoterlo più in là nel tempo. In questo conteggio bisogna considerare infatti gli interessi e gli anni di servizio, che potrebbero portare meno soldi da riscuotere alla fine del periodo lavorativo.

Nel caso tu desideri approfondire il tema delle buste paga, ti consigliamo di leggere i nostri approfondimenti specifici: "Buste paga INAIL", "Come compilare una busta paga" e "detrazioni con figli a carico in busta paga".

Rivalutazione del TFR: quando si effettua (vale anche per le colf)

Si possono verificare, ad esempio, fenomeni di licenziamento collettivo soprattutto nei casi in cui l'azienda ha problemi produttivi o economici interni. Quando invece è il lavoratore a decidere di lasciare il posto di lavoro, ad esempio, per problemi di natura salariale o di altro tipo con il capo o semplicemente perché ha trovato un posto di lavoro più vantaggioso e consono alle sue competenze ed esigenze, si parla invece di dimissioni.

Per entrambi i casi è comunque necessario dare un preavviso e presentare una lettera che indichi le modalità e le cause del licenziamento o delle dimissioni stesse. È inoltre fondamentale e obbligatoria la corresponsione della liquidazione (detta anche buonuscita o TFR trattamento di fine rapporto).

Vuoi saperne di più sulla lettera di richiamo? leggi il nostro articolo!

Se vuoi saperne di più in merito, ti consigliamo di dare un'occhiata al nostro articolo sulla lettera di licenziamento per la colf.

È la legislazione italiana che disciplina il trattamento di fine rapporto e riconosce ai lavoratori dipendenti il TFR, ai sensi dell'articolo 2120 del Codice Civile. Per conoscere l'ammontare spettante della liquidazione per l'ex dipendente è indispensabile il calcolo del TFR e conoscere le rivalutazioni dello stesso che vengono aggiornate ogni anno. I Governi Italiani sono più volte entrate in questo campo per modificare le disposizioni in materia, segno che il Trattamento di Fine Rapporto è un tema alquanto sensibile, visto che chiama in causa la liquidazione, i soldi da versare o da ottenere nel caso dei dipendenti e tutta la serie dei casi specifici qualora avvengano degli intoppi per il regolare svolgimento della pratica. Questo valore si aggira intorno ai 25/26 miliardi di euro all’anno e non è una coincidenza quindi che attiri su di sè le parole o le proposte di modifica di legge da parte delle istituzioni o che sia al centro del dibattito nel mondo del lavoro. Oltre alla rivalutazione del TFR, tema dell’articolo, sul Trattamento di Fine Rapporto ci sono altri aspetti da studiare o analizzare: l’anticipazione, la liquidazione, la tassazione con il corollario di tutti i casi particolari relativi ad ogni ambito.

Il 31 dicembre è prevista una rivalutazione del TFR, calcolando l'ammontare della cifra accumulata partendo dal 31/12 dell'anno precedente, ai sensi dell'art. 21020, al comma 4, del CC.

Calcolo del coefficiente (in accordo con Confindustria)

Il calcolo del coefficiente per la rivalutazione del TFR si effettua tenendo in considerazione un tasso fisso pari all'1,50% ed uno variabile che equivale al 75,00 di un possibile aumento dell'indice dei costi al consumo, valutato in base al mese di dicembre dell'anno prima e riferito alla famiglie dei lavoratori dipendenti, impiegati ed operai.

Nei casi di liquidazione o anticipazione del TFR, qualora esso debba essere somministrato durante l'anno in corso, varranno i coefficienti calcolati relativi ai mesi precedenti, per pagamenti da effettuarsi entro il 14 del mese. Nei casi di liquidazione dopo il 14 del mese, l'indice da utilizzare sarà invece quello del mese in corso.

Il calcolo del coefficiente e la relativa rivalutazione del TFR viene valutato in base alle analisi e ai valori rilevati dall'ISTAT.

Consultate una tabella sempre aggiornata

Come detto in precedenza, il coefficiente del Trattamento di Fine Rapporto deve essere valutato alla fine di ogni anno e il dato aggiornato all’agosto 2014 è pari a 1.280112. Ma come si arriva a questo dato? Il calcolo non è semplice da fare e bisogna essere del settore oppure contattare amici esperti fidati per capire questo valore numerico. Si parte dall’indice dei prezzi al consumo che viene comunicato mensilmente dall’ISTAT (si parla di famiglie di operai e impiegati) calcolando la differenza che c’è tra i dati del mese di dicembre dell’anno precedente a quello preso in riferimento e il mese in oggetto per la riconsiderazione. A questo deve essere applicata la differenza del 75% sommando infine il tasso pari a 0.125. Come anno di riferimento, per l’indice ISTAT, viene preso il 2010, dal quale poi si effettuano tutti i calcoli spiegati poc’anzi.

A chi non si applica e altre informazioni

Coloro che lavorano nei fondi di previdenza complementare non sono soggetti alla modifica di questo dato sul Trattamento di Fine Rapporto. E’ compito invece del datore di lavoro procedere alla rivalutazione del TFR nei casi di dipendenti che siano parte di un’impresa che abbia un numero di lavoratori superiore a cinquanta. Dal 2001, la riconsiderazione del Trattamento di Fine Rapporto è soggetta a una tassa sostitutiva uguale all’11%, che di norma viene calcolata e viene detratta al termine del periodo di imposta.

La storia della rivalutazione del TFR 


Ogni dichiarazione, normativa o disciplina ha un retroscena storico, che si può considerare più o meno burrascoso. Quella della rivalutazione del TFR è una storia assai complessa: è stata istituita con un’indennità di anzianità, nel 1916, grazie all’impegno di alcuni impiegati richiamati alle armi. Nel 1919 venne approvata questa nuova e curiosa dichiarazione, per cui tutti gli impiegati che avesse maturato una certa anzianità, potevano chiudere i rapporti lavorativi

All’inizio del secondo conflitto mondiale invece, con il regio decreto dell’art.2120 del Codice Civile, è stato approvato l’attuale T.F.R, che ha esteso il beneficiario anche agli operai, in una proporzione diversificata per relative categorie e collettiva contrattazione. L’indennità di anzianità è stata costituita principalmente come istituto a carattere combinato previdenziale/assistenziale, indirizzata completamente ad assicurare il sostentamento del lavoratore, durante il periodo di mancata occupazione, nella ricerca di una nuova postazione di lavoro o del trattamento pensionistico. Se pensiamo che fino al 1966 però l’indennità era dovuta principalmente nel caso in cui vi era un licenziamento non per colpa del lavoratore, guardando all’oggi i cambiamenti sono notevoli. Proprio nel 1966 è stata approvata la legge n.604, attraverso la quale l’indennità di anzianità acquisita ha cambiato natura: esse da quel momento è dovuta in tutti i casi di riduzione del rapporto di lavoro, assume per cui una forma simile a quella di un accantonamento finanziario obbligatorio e destinato dal datore di lavoro per conto di tutti quei lavoratori che sono alle proprie dipendenze. Le leggi emanate successivamente sono state tutte pensate per regolamentare questo istituto nell’interesse dei lavoratori e, le più importanti e significative che sono attualmente in vigore sono:

  • Legge 297 del 1982, la quale ha condotto interamente alla modifica dell’art. 2120 del C.C. stabilendo che il TFR sia calcolato come somma di accantonamenti annuali rivalutati annualmente in base agli indici Istat;
  • Da ultima, la riforma del dicembre 2006 che ha previsto con decorrenza 1 gennaio 2007 l’obbligo per il lavoratore di capire se mantenere il TFR nella sua naturale forma (la comunemente detta “liquidazione”) o optare per una destinazione alla costruzione di una pensione integrativa, mediante versamento ai Fondi Pensioni di categoria ( questi sono previsti dal Contratto Collettivo o aperti presenti nel libero mercato).

Disposizioni comuni a tutte le tipologie di prestazione racchiuse nel TFS (il TFR per gli statali)

La normativa applicata ai dipendenti del settore pubblico in materia di pensionamento è alquanto complessa, poiché mentre i lavoratori dipendenti del settore privato possono accedere solo al TFR – trattamento di fine rapporto – i dipendenti pubblici hanno accesso al TFS -  Trattamento di Fine Servizio – a prestazioni diverse e a seconda dell’amministrazione presso cui hanno lavorato. Il TFR nel settore pubblico è accessibile a determinate condizioni che vedremo in seguito.

All’interno del TFS vi sono tre tipologie di “liquidazione” con caratteristiche diverse tra loro:

  1. IBU o Indennità di Buonuscita: destinata ai dipendenti statali in senso stretto (ministeriali, dipendenti delle scuole, delle agenzie fiscali, AFAM – Alta Formazione Artistica Musicale – e università);
  2. IPS o Indennità Premio di Servizio: destinata ai dipendenti degli enti locali, Regioni e Servizio Sanitario Nazionale;
  3. IA indennità di Anzianità: riservato ai dipendenti degli Enti Pubblici non economici e delle Camere di Commercio.

Una precisazione dovuta interessa i dipendenti dei Ministeri e dell’Università che sono a loro volta distinti tra contrattualizzati e non: i contrattualizzati sono coloro il cui stipendio è regolato dal CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Levoro), mentre i “non contrattualizzati” (l’espressione è impropria ma serve solo ai fini della distinzione in questo contesto esplicativo) sono in sostanza i professori e i ricercatori universitari, gli avvocati, i procuratori di Stato, i magistrati, prefetti, diplomatici e l’intero comparto della sicurezza e della difesa il cui trattamento economico è regolamentato dalla Legge. La distinzione ha ragione di essere precisata perché i “contrattualizzati” possono accedere ai Fondi Pensione Perseo Sirio e Espero, mentre per tutti gli altri non è prevista ancora alcuna forma pensionistica complementare di ordine negoziale, come appunto i Fondi Pensione.

Il TFS, o Trattamento di Fine Servizio, è dunque una forma di previdenza complementare per i dipendenti pubblici, che viene erogata al momento della cessazione del rapporto di collaborazione tra dipendente e Azienda (che può essere dovuta a dimissioni, pensionamento o licenziamento). E' importante sottolineare il fatto che venga tassato come reddito da lavoro dipendente: la tassazione dipende dalle aliquote IRPEF in vigore al momento dell'erogazione del TFS.

I dipendenti pubblici hanno diritto al TFS indipendentemente dal numero di anni di servizio, a differenza del TFR che spetta solo dopo almeno 5 anni di servizio.

Quali sono le differenze tra TFS e TFR?

Il trattamento di fine servizio (TFS) e quello di fine rapporto (TFR) si differenziano per le modalità di calcolo: il TFS è di tipo previdenziale con contributi distinti tra datore di lavoro e dipendente, il TFR, invece, ha carattere di retribuzione differita, ovvero nell’accantonamento di una parte di salario/stipendio che viene rivalutato ed erogato al termine del rapporto di lavoro. Vediamo i calcoli nel dettaglio per le singole tipologie di TFS:

La fiscalità del TFR per gli statali

Data la diversità delle tipologie di trattamento, anche la fiscalità è diversa.

  • Il regime fiscale applicato all’Indennità di Buonuscita prevede la riduzione dell’indennità lorda di una quota esente pari a 309,87 €, moltiplicato per gli anni utili, e di un abbattimento d’imponibile del 26,04%. 
  • Il regime fiscale applicato all’Indennità Premio di Servizio prevede la riduzione dell’indennità lorda a una quota esente pari a 309.87 €, da moltiplicare per gli anni utili, e di un abbattimento d’imponibile del 40.98%.
  • Il regime fiscale sull’Indennità di Anzianità prevede la riduzione della stessa a una quota esente pari a 309.87 €, moltiplicata per gli anni utili. 

Le rivalutazioni del TFR sono annualmente sottoposte a tassazione sostitutiva con aliquota del 17%, ma non saranno ulteriormente tassate al momento dell’’erogazione della liquidazione.

Faq

Cos'è il TFR (Trattamento di Fine Rapporto)?

Il TFR è una somma di denaro che viene gestita dal datore di lavoro durante il periodo in cui un lavoratore è impiegato per l'azienda: viene corrisposta al dipendente al momento della cessazione del rapporto di collaborazione.

Come viene calcolato?

Viene calcolato sulla base della retribuzione, comprensiva di stipendio, salario, straordinari e eventuali indennità.

Chi ne ha diritto?

Spetta a tutti i dipendenti che hanno un rapporto di lavoro a tempo indeterminato o determinato, con un'azienda privata o pubblica.

Quando viene corrisposto?

E' corrisposto al dipendente al momento della cessazione del rapporto di lavoro (sia in caso di dimissioni, pensionamento o licenziamento).

Esiste un limite massimo per il TFR?

Può essere cumulato fino ad un limite massimo stabilito dalla legge.

Il TFR può essere utilizzato per pagare debiti?

Può essere utilizzato per pagare debiti, ma solo in alcuni casi specifici, come ad esempio debiti con il fisco o per il pagamento del mutuo sulla prima casa. 

Può essere trasferito in un altro stato?

E' possibile trasferirlo in un altro stato solo nel caso in cui esista un accordo internazionale tra i due paesi. 

Quali sono le banche che anticipano il TFR per gli statali?

Non esistono banche che anticipano il TFS, poiché stiamo parlando di un trattamento previdenziale complementare per i dipendenti pubblici, che viene "rilasciato" esclusivamente al momento della cessazione del rapporto di collaborazione; è una somma di denaro accumulata dal datore di lavoro durante tutto il periodo in cui un dipendente ha lavorato. Specifichiamo che il TFS viene pagato dall'Inps.

Autore: Laura Perconti

Immagine di Laura Perconti

Laureata in lingue nella società dell’informazione presso l'Università di Roma Tor Vergata, Laura Perconti segue successivamente un Corso in Gestione di Impresa presso l'Università Mercatorum e un Master di I livello in economia e gestione della comunicazione e dei nuovi media presso l'Università di Roma Tor Vergata.