Quando una lavoratrice è in stato interessante, oppure è riuscita ad avere in adozione o affidamento un bambino, può richiedere l'indennità di maternità. Sostanzialmente la neo mamma ha il diritto a una sostituzione della normale retribuzione durante il periodo in cui è non può recarsi a lavoro.

Può essere richiesta sia da cittadini italiani che stranieri a patto che sia confermata la maternità e che sia effettivamente iniziato il rapporto di lavoro.

Conoscere i propri diritti come mamma è davvero importante, la gravidanza è un periodo difficile e un aiutino non fa male a nessuna. Sicuramente questo libro che voglio consigliarvi un'aiuto ve lo darà ma sarà più di conforto emotivo!

Tutte le categorie di lavoratrici possono richiederla, a prescindere dal tipo di contratto di lavoro.

Chi paga l'indennità di maternità

Ci sono poi casi in cui è l'INPS in prima persona a pagare l'indennità di maternità. In particolare, viene pagata alle lavoratrici che hanno le seguenti caratteristiche:

  • disoccupate, cassintegrate o in mobilità con diritto alla prestazione previdenziale prevista;
  • disoccupate o sospese la cui gravidanza ha avuto inizio entro i 60 giorni dal termine o dalla sospensione del contratto di lavoro;
  • lavoratrici domestiche che abbiano maturato almeno 1 anno di contributi nel periodo dei due anni precedenti l'assenza obbligatoria, o almeno 6 mesi nell'anno precedente;
  • braccianti agricole che abbiano maturato almeno 51 giornate lavorative nel precedente anno rispetto all'assenza obbligatoria;
  • stagionali o lavoratrici del mondo dello spettacolo che abbiano prestazioni di lavoro saltuario, oppure un contratto a tempo determinato

A quanto ammonta la maternità INPS?

L'Inps effettua un calcolo rispetto alla situazione contrattuale della madre (o nel padre, perché è possibile che, a particolari condizioni, sia questi a ricevere l'indennità, ovvero: morte della madre, infermità, abbandono).
Si calcola la media della retribuzione giornaliera degli ultimi 30 giorni (considerando tutto i giorni indennizzabili). La cifra è generalmente parti all'80% di questa media. I Contratti collettivi possono variare quest'importo, raggiungendo in alcuni casi anche il 100%.

Quanto dura il periodo di maternità per cui vale l'indennità?

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La possibilità di fruire di questo diritto dura per l'intero periodo di allontanamento dal lavoro, secondo quanto disposto dalla Direzione provinciale del Lavoro. Di norma si tratta di un periodo di 5 mesi a cavallo del parto.
In caso di adozione o affidamento, il periodo di indennità è di 3 mesi dal giorno in cui il bambino, che non deve aver superato i 6 anni, entra a far parte della famiglia. Questo nel caso di adozione nazionale.
Per una adozione internazionale, l'indennità vale anche se il bambino ha superato i 6 anni di età.

Presentare la domanda

La domanda per ricevere l'indennità di maternità va effettuata all'INPS, congiuntamente al datore di lavoro, nel periodo precedente all'astensione obbligatoria. Alla domanda va naturalmente allegato il certificato di gravidanza rilasciato dal ginecologo, necessari per ricavare il periodo di gestazione e la data indicativa del parto.

E se la madre è precaria?

La situazione descritta è molto comune: nel 2010 hanno richiesto l'indennità più di 7000 mamme precarie.
Le madri devono essere iscritte alla Gestione separata. Si tratta di un fondo previdenziale dell'Inps dedicato a coloro i quali raggiungono i 5000 € l'anno ma tramite contratti saltuari e di collaborazione (ovvero: i lavoratori precari).

In questo è l'Inps che paga totalmente questa somma dell'indennità, per richiedere la quale sono necessari tre contributi mensili nei dodici mesi che precedono la gravidanza il cui importo deve raggiungere i 14.334 €.
Il valore dipende da numerosi fattori, anche se di base condivide il valore dell'80% del reddito medio giornaliero.



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